Rocco Cardamone

Presidente di AIPA,  psicologia del comportamento alimentare e della salute

Spesso lo sportivo, ancor più l’atleta, si caratterizza per la continua e  spesso ossessiva ricerca della giusta alimentazione.

Cosa c’è di male in questo? Diranno molti lettori!

A ben guardare sembrerebbe nulla; anzi  le cronache spesso riportano come i primi atleti, gli antichi guerrieri, insieme  a strategie militari e addestramenti particolari, seguissero una loro alimentazione specifica.

Molti sono ancora alla ricerca della corretta ricetta della zuppa nera (Zomo Melas) dei soldati spartani, oltre alla zuppa, era consentito consumare, anche del formaggio e delle olive. Per la cronaca l’antica ricetta non esiste più, pare probabile che fosse preparata con :  interiora e sangue di maiale, aceto, sale.

Secondo alcune fonti  qualcuno, non spartano, dopo averla assaggiata disse “ Ora so perché gli spartani non hanno paura di morire!”.

Oggi però sappiamo che la vera forza del soldato spartano era l’addestramento, la disciplina e ancor più la cieca determinazione a non arrendersi. Meglio morto che sconfitto; un connubio corpo-mente veramente micidiale.

Tornando ai meno bellicosi atleti moderni, la ricerca della performance  pervade più o meno tutti, dal dilettante al professionista passando per allo sportivo per moda. La ricerca del cibo miracoloso, fomentato da tanta pubblicità anche qualificata, è diventato uno dei leitmotiv trainanti nelle discussioni pre e post gara.

Tutti hanno la ricetta miracolosa da dare all’amico, al compagno di squadra, non c’è preparatore atletico che non abbia ricchi suggerimenti in merito. Tutto sbagliato? No! Tutto vero? Un altro No!

E’ chiaro che una buona alimentazione aiuta, così come una cattiva alimentazione rischia di creare dei disastri. Va ricordato però che l’uomo  (omo sapiens sapiens), nel suo lungo peregrinare su questo pianeta, si è sempre nutrito di ciò che trovava. Ovvero TUTTO ciò che riusciva a digerire, suoi simili compresi (ora, per vincere la prossima gara, mangiate il vostro compagno di squadra e poi dite al giudice che lo avete trovato scritto su trailrunning.it… mi raccomando!!!).

In realtà, qui un po’ di mea culpa dovrebbero farla anche nutrizionisti e affini, la ricerca dell’ alimentazione perfetta sta diventando una vera e propria ossessione che spesso sfocia in vere e proprie “nevrosi ossessive”. La più comune tra queste, l’ortoressia-nervosa ( orthos- corretto/giusto –orexis –appetito).

In parole semplici; la preoccupazione di assumere cibi sbagliati e/o dannosi prevale sul resto al punto che si assiste ad un vero irrigidimento del pensiero legato all’alimentazione. L’ortoressico è convinto che solo la sua alimentazione sia quella giusta, gli altri sbagliano, spesso si lancia in accese discussioni dove denigra i comportamenti alimentari degli altri,  tende ad evitare tutti quegli inviti in cui pensa non possa mangiare correttamente, è spesso ossessionato dall’idea di potersi ammalare a seguito di un’alimentazione sbagliata.

A tal proposito mi viene in mente il caso di una persona che seguivo, atleta di un certo livello, che aveva rifiutato, litigando definitivamente, l’invito della fidanzata per un romantico w.e.  perché lontano da casa non avrebbe potuto seguire la dieta data dall’allenatore, chiaramente non c’era nessuna finale olimpica all’orizzonte.

Sempre semplificando, la differenza tra un’atleta un po’ rigido con se stesso e un ortoressico risiede nella capacità del primo di capire quando può concedersi uno strappo, a differenza del secondo che sta male al solo pensiero di compiere quello strappo. Gli alimenti che  ingeriamo non sono solo di origine vegetale e/o animale, ma sono soprattutto di origine sociale; una serata in allegria  con gli amici e un paio di birre (se non guidiamo) fanno molto meglio di qualsiasi training.