Seva Simran Cesarini
Sociologa, counsellor, istruttrice Yoga certificata IKYTA – www.susannacesarini.com

 E solo dopo aver rinforzato le fondamenta, potrai pensare a ristrutturare il resto della casa

Alla base dello yoga c’è la convinzione che servano buone radici per andare verso l’alto. E che si possa essere elevati, colti, spirituali, evoluti ma… se le radici mancano, non si andrà molto lontano.

Nell’anatomia yogica le radici sono i piedi. Guarda caso, è proprio con i piedi che corriamo e percorriamo sentieri. Imparare a radicarsi è il primo passo che possiamo fare per correre bene, anche se sembrerebbe una contraddizione, perché le radici fanno pensare a fermarsi, stare staticamente in un luogo. Cambiate punto d’osservazione: le radici non le vediamo ma alzando lo sguardo ci appare un albero, con i rami scossi dal vento, con le foglie che si muovono, i frutti e i semi portati in aria e lontano…

Riusciamo a immaginarci così quando corriamo? Radicati a terra e, al tempo stesso, slanciati verso l’alto. In effetti, il gesto della corsa prevede di andare in alto, avanti e in alto… con il piede che crea questa congiunzione tra noi e la terra.  Nel quotidiano, come nello sport, in realtà non ci rendiamo conto di questo intenso radicamento.

In un piede ci sono 28 ossa e diversi strati di muscolature che disegnano un’affascinante volta naturale, da cui otteniamo una piccola ma efficace struttura d’appoggio che ci da equilibrio, movimento e stabilità su pressoché ogni tipo di superficie. Il problema è che il nostro sistema di vita ci ha fatto fare tanta strada grazie al supporto delle calzature e strade asfaltate ma, come controparte, ha reso i piedi passivi e deboli (esattamente quello che è successo alla nostra schiena e ai nostri addominali… ma questa è un’altra storia).  La muscolatura profonda che sostiene l’arcata ossea del piede si è indebolita, e tutto è andato a carico della fascia plantare, una sorta di ventaglio fatto di  tessuto connettivo fibroso, cui, dovrebbe spettare il compito di fare da agente “propulsivo” nel movimento. Se non avete mai visto cosa c’è dentro il vostro piede, queste foto  tratte dal volume “Yoga Anathomy” sono un buon inizio. E, soprattutto, si vede l’insieme di muscoli che è importante allungare, tonificare e rafforzare.

La pratica yogica è per tradizione fatta scalza, proprio recuperare la vitalità naturale, la forza, l’adattabilità del nostro piede. Perché non si puo’ creare una posizione, un’asana stabile, anche la più semplice, se le radici, i piedi, sono fragili. E dallo yoga possiamo prende esercizi e gesti di cura per far tornare il piede alla sua piena funzionalità, e quindi renderlo una nuova radice profonda e solida, che ci lanci nella corsa.

LA CURA DEI PIEDI

Vi capita mai di stare con i piedi in mano? Detto così, suona veramente male, e fa pensare a  un gesto poco educato… oppure attiva gesti scaramantici, dato che un’ispezione accurata del piede viene fatta quando un dolore si manifesta, ed è solitamente accompagnata da mantra del tipo “no-la-fascite-no”… e simili

E quindi, dopo aver visto qual è il contenuto dei nostri piedi, passiamo a prendercene cura, attraverso piccoli gesti di automassaggio da fare nel quotidiano. Ve ne propongo due

Il primo parte da una prova, nelle mie classi, solitamente lo presento come l’esercizio di yoga più difficile: Fare spazio tra le dita del piede. Consiste proprio nell’inserire le dita della mano tra le dita dei piedi. Come in queste foto. Se non ci riuscite non vi scoraggiate, ci vorrà un po’ di pazienza e molta delicatezza.

La struttura del piede, la postura eretta e il meccanismo di camminata portano a farlo diventare un unico blocco e con  questo modo gli diamo elasticità e flessibilità.

La fase successiva è muovere avanti e indietro il blocco mano/piede per liberarlo e rilassarlo. Potrei definirlo un classico esercizio da  “TV-Yoga”, ma anche ideale per una telefonata.

L’obiettivo è arrivare a creare spazio tra le dita del piede, ovvero allargare la nostra superficie d’appoggio, con l’effetto di radicarci a terra con un piede ben aperto

Il secondo gesto viene dal rituale serale yogico, e consiste nel farsi, prima di andare a letto, semplicemente un veloce pediluvio di acqua fredda, andando poi ad asciugare i piedi energicamente con un tessuto ruvido, e  quindi massaggiarli con un po’ di olio di mandorle. L’acqua fredda ha effetti importanti, dilata i capillari, da un forse senso di sollievo che alleggerisce fatica e tensione, soprattutto dopo una giornata impegnativa per i piedi. Il massaggio aiuta a rilassare la fascia, nonché a trovare situazioni di tensione e iniziare a prendersene cura.

Ancora una volta, il piede è il simbolo della radice… e curarlo ci porta alla base dei problemi.  Infatti, concedersi un pediluvio è un bel modo di chiudere la giornata, creando uno stacco tra l’attività quotidiana e la notte. Si può usare questo momento per fare un bilancio della giornata, per riflettere su cosa fare il giorno dopo, per lasciare nell’acqua pensieri che potrebbero disturbare il nostro sonno.

Questi due piccoli gesti sono un passo importante… Possono dare inizio a un percorso di scoperta di sé e della propria salute, aprendo il passo alla riflessologia plantare, ad esempio. E curare il piede non è solo curare la radice: è dare relax ed energia a tutto il nostro essere, perché solo radici sane ci spingono verso il cielo.

Le immagini anatomiche e la citazione iniziale sono tratte da “Yoga Anatomy”, Leslie Kaminoff  Amy Matthews– Human Kinetics – 2015