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Accettai subito di partecipare a questa gara. Poi andai a documentarmi e le parole che mi si stamparono nelle mente furono: sassi, caldo, fatica, ritiri, caldo e ancora sassi.

L’entusiasmo però era talmente traboccante che non mi preoccupai più di tanto. L’unica incognita veramente importante era il tempo. Infatti avevo solo 3 mesi utili, da sfruttare per allenarmi e passare dalle stampelle ad una 100km.

Gradualmente iniziai ad aumentare i km, ma le settimane passavano molto in fretta; così mi ritrovai a bruciare le tappe e tentare una simulazione di 50 km ! Ovviamente qual giorno diluviava, ma partii comunque con il mio zainetto e dei panini con la marmellata.

Direzione fiume Brenta. Andai e tornai in 5 ore quasi spaccate completamente fradicio e avvolto da una serena stanchezza. Continuai gli ultimi giorni di preparazione e defaticamento fino a quando  arrivò il tanto atteso giorno.

Prima devo fare una doverosa premessa per gli amanti delle coincidenze (se così vogliamo chiamarle); sono stato iscritto senza sapere data luogo e condizioni della gara, ma scoprii che: la data della gara coincideva con il mio compleanno; mi assegnarono il pettorale 89 (mio anno di nascita); 8+9 fa 17, particolare che tornerà importante poi; alla gara parteciparono Marco Chinazzo (che nel frattempo era diventato un mio idolo) e Marco Olmo (avevo appena letto il suo libro, per me era una divinità, ed avevo l’onore di correrci assieme alla prima gara della mia vita!).

Mi presentai alla linea di partenza con tutta la truppa di Gardatrainer: Franco, Marco, Alessio, Flavio e Paolo. La tensione era stata tutta assorbita dalle barzellette di Franco, fino a quando lo speaker mi chiamò per nome annunciando che ero l’atleta più giovane e che mancavano pochissimi minuti alla partenza.

La prima tappa di 25 km filò via liscia senza alcun tipo di problema, nonostante la calura si facesse già pressante. Il secondo giorno invece arrivò la prova del nove. Un caldo assurdo fin dalle prime ore del giorno aveva portato l’umidità alle stelle, perciò la temperatura percepita era veramente alta.

Per la paura della disidratazione riempii fino all’orlo la sacca idrica (2 litri) e anche le due borracce, non pensando che già dopo un’ora sotto il sole cocente avrei potuto cuocere la pasta all’interno della sacca senza bisogno del fornello! Così stracarico partii. Questa seconda tappa inizio a mietere vittime molto presto a causa del calore elevato e la difficoltà del fondo, perennemente sassoso, che non lasciava spazio alle distrazioni.