Emanuele Gambacciani
Biologo Nutrizionista

Alcuni popoli tutt’ora esistenti rappresentano la nostra memoria storica ed evolutiva, hanno mantenuto cioè uno stile di vita molto simile ai nostri antenati: lo studio dei loro comportamenti risulta utilissimo per rispondere a molti quesiti circa la nostra Evoluzione. 

A tal riguardo, lo studio delle tecniche di caccia di alcuni popoli tribali nordafricani e, in particolare di un popolo presente nel Messico del Nord, i Tarahumara, ci inducono a pensare che probabilmente l’uomo, durante i suoi milioni di anni di evoluzione, abbia selezionato positivamente tutti gli adattamenti morfo-funzionali che ci avrebbero permesso di correre anche e soprattutto per lunghe distanze.

I  Tarahumara ( non sono i soli) praticano da sempre la caccia di persistenza, meglio conosciuta come caccia per sfinimento, una tecnica praticata già nel Paleolitico che avrebbe garantito ai nostri antenati un consumo sempre maggiore di proteine e conseguentemente un sempre maggior sviluppo della capacità cerebrale.

Ma come funziona la caccia di persistenza?

Beh, il nome stesso la dice tutta: inseguimento della preda ad oltranza, il più delle volte organizzato in gruppo, fino all’esaurimento delle forze della preda, che appunto, cede per sfinimento.

Non sappiamo ancora quando di preciso prese origine questa tecnica di caccia, sicuramente nel Paleolitico, quando i nostri antenati avevano già acquisito la totale padronanza della stazione eretta.

Eh sì, perché non è che un giorno ci svegliamo e cominciamo correre anche 4/5 ore di seguito e ci improvvisiamo cacciatori maratoneti. 

L’arco plantare ed il tendine d’Achille particolarmente sviluppati avrebbero permesso l’utilizzo di tale tecnica ma tutto ciò fu reso possibile da una caratteristica propria degli esseri umani: la presenza di un enorme numero di ghiandole sudoripare che permisero ai nostri antenati di avere una perfetta termoregolazione.

Molto probabilmente l’Uomo cominciò a praticare questo tipo di caccia nel momento in cui seppe trasformare i suoi limiti fisici in benefici: la locomozione bipede tolse senza alcun dubbio velocità sulle corte distanze ma i nuovi “accorgimenti anatomici-fisiologici” permisero ai nostri antenati di poter correre a lungo, senza correre il rischio di morire di ipertermia.

Un ghepardo o un leone riescono a raggiungere velocità sensazionali, ma non possono correre per più di qualche minuto, poiché la loro temperatura corporea raggiungerebbe ben presto i 40 gradi centigradi, determinandone la morte.

Solito discorso vale naturalmente per le prede, gazzelle, antilopi e zebre, corrono bene sul breve ma sulle lunghe distanze non possono competere con un animale programmato per correre, l’Uomo appunto.

Pare impossibile, ma questo piccolo e fragile ominide, progenitore della nostra specie, già un paio di milioni di anni fa percorreva distanze enormi, correva per ore ed ore sfinendo e portando allo stremo la sua preda.

Esiste inoltre una ipotesi, ancora tutta da verificare, secondo la quale l’estinzione dell’Homo di Neandertal sarebbe dovuta appunto alla sua poca attitudine a correre lunghe distanze: potente, massa muscolare, ma probabilmente un pessimo corridore, incapace di praticare la caccia per sfinimento.

30.000 anni fa, quando il Neandertal si estinse, pare proprio che la Terra andò incontro all’ennesimo cambiamento climatico, le temperature si alzano e le regioni abitate dai Neandertal si inaridirono determinando una diradamento della vegetazione: in questo contesto ambientale i grandi erbivori, risorse proteiche per eccellenza dei nostri antenati, cominciarono a migrare, a spostarsi in massa ad aggregarsi in gruppi. 

In questo situazione ci sarebbe stata la necessità di correre, di sfinire le prede, non bastava più la sola forza fisica: i Neandertal lasciarono per sempre la Terra. 

Comunque a conferma del fatto che i Neandertal fossero pessimi corridori vi è la forma del loro calcagno, più lungo rispetto a quello della nostra specie, presagendo quindi un minor sviluppo del tendine d’Achille.

Quindi cosa possiamo concludere da questa breve riflessione ? Lo studio della nostra storia evolutiva potrebbe darci risposte circa il nostro ideale stile di vita: i nostri antenati, molto più sani di noi, erano cacciatori-raccoglitori, probabilmente nomadi, vivevano in piccole comunità, facevano attività fisica breve ed intensa ma erano adattati perfettamente a correre per lunghe distanze.

Cosa facciamo noi oggi di tutto questo? Sedentari, mangiatori di cereali e legumi, stanziali, pigri, viviamo in città iper popolate ….ognuno tragga le sue conclusioni!