Articolo di  Francesco Trenti

Quello che è accaduto domenica 15 maggio a Gemona e che ha scosso il mondo del trail, dovrebbe cominciare a far riflettere tutti coloro che, seguendo un trend, si improvvisano organizzatori di competizioni di trail running. Colgo l’occasione dell’incidente che, viste le circostanze nessuno poteva evitare, per condividere la mia opinione su ciò che sta interessando il movimento di tale disciplina. Non punto il dito contro nessuno, tantomeno contro l’organizzazione del Trail dei 3 Castelli, ma ciò che purtroppo è successo durante quella gara, mi ha fornito il pretesto per fare la seguente riflessione.

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom di runners che si sono avvicinati all’affascinante disciplina della corsa in ambiente e che, di conseguenza, hanno fatto incrementare il numero degli eventi ad essa dedicati. A mio avviso alcuni ne hanno approfittato, proponendo gare con lo scopo principale di lucrare economicamente e in termini di visibilità.

Il trail running non è una gara su strada, dove la relativa semplicità del contesto rendono l’organizzazione della manifestazione più semplice e, in caso di necessità, l’intervento più tempestivo e mirato. La montagna è per sua natura un ambiente impervio che esige rispetto, le condizioni metereologiche possono cambiare da un momento all’altro e avere conseguenze rilevanti. Durante una competizione i corridori sono vulnerabili: stanchi, bagnati e poco lucidi. Se, in aggiunta, l’atleta è poco allenato fisicamente e tecnicamente al contesto montano il repentino cambiamento meteorologico, può avere conseguenze serie. Nel migliore dei casi si traducono in raffreddamenti, disidratazione e meri infortuni; altre volte, si può arrivare ad incidenti ben più gravi: dai principi di ipotermia ai casi di decesso.

Solitamente gli organizzatori di grandi eventi e che sanno fare il proprio lavoro, tengono in giusta considerazione la sicurezza degli atleti mettendo in sicurezza il percorso nei punti più critici, ridefinendo o annullando la gara quando necessario (vedi Tor de Giants e UTMB). Penso che il “semplice” disclaimer contenuto nei regolamenti delle manifestazioni, dove i partecipanti sollevano gli organizzatori della gara dalla responsabilità di eventuali accadimenti spiacevoli non basta. Se da un lato si richiede ai trailer un livello minimo di allenamento e di preparazione per partecipare alle gare, penso che anche dalla parte degli organizzatori ci debba essere garanzia di serietà e competenza.

Il fatto di Gemona rimane un evento singolare e unico, dove l’organizzazione difficilmente avrebbe potuto fare qualcosa vista la circostanza, ma che dovrebbe far riflettere gli organizzatori “improvvisati” che continuano a lanciare gare in luoghi indiscutibilmente meritevoli ma che sicuramente necessiterebbero di maggiore studio anche in termini di sicurezza dei partecipanti. Penso che il trail running sia uno sport bellissimo, da condividere con gli altri anche in occasione delle gare. Uno sport praticato da ognuno per il proprio benessere e che per nessun motivo deve trasformarsi in una minaccia per l’incolumità dei singoli, a maggior ragione alle gare, dove i concorrenti non dovrebbero pensare ad altro che a correre e divertirsi.

Le nostre passioni sono i motivi per i quali vale la pena vivere, non morire.

Se madre natura ha lanciato un campanello d’allarme, forse è il caso di ascoltarlo, farsi un esame di coscienza e ricominciare… a correre.