Rocco Cardamone

Presidente di AIPA,  psicologo dell’alimentazione

A partire dagli anni novanta, probabilmente come risposta all’invasione della tecnologia nel nostro quotidiano, si sono diffuse, in una buona fetta della popolazione occidentale, una serie di pratiche naturalistiche.

Abbiamo visto così aumentare la sensibilità verso gli animali, sono aumentati in maniera considerevole le persone che optano per un’alimentazione vegana; ampi e spesso accesi dibattiti creano, ancora oggi, tutte quelle cure che, talvolta rifiutando la medicina ufficiale, ruotano intorno all’omeopatia e alle cure naturali.

Vere e proprie class action sono state intraprese nei confronti dell’inquinamento elettromagnetico. E’ di questi mesi la ribalta mediatica di un preside, il quale armato di un  rivelatore di  onde ad alta frequenza  si è trasformato in  un ghostbuster che  invece dei fantasmi acchiappa i telefonini (Repubblica). Infatti il Signor Stefan Keim, preside di una scuola dell’Alto Adige, prendendo alla lettera una direttiva dell’Intendenza scolastica, non solo ha vietato l’uso dei telefonini a scuola ma da la caccia a quelli lasciati accesi, trasformandosi così in una sorte di novello eroe per molti genitori.

Anche l’abbigliamento ha seguito questa tendenza con il ritorno all’uso fibre naturali, colori atossici e il riciclo dei capi di abbigliamento. Naturalmente, è proprio il caso di dirlo, anche le calzature, in particolare  quelle dedicate allo sport e al tempo libero, hanno seguito questa tendenza.

Sono così apparse sul mercato scarpe minimaliste (a cui dedicheremo un articolo specifico)  per la camminata naturale. L’idea di fondo è quella di dare ai piedi un minimo di protezione ma nel contempo lasciarli liberi di seguire le asperità del terreno.

In realtà, per una volta, le esigenze di mercato hanno seguito le persone e non viceversa; di fatto da molto tempo, forse da sempre, vi è una tendenza a camminare scalzi, i più lo fanno per il piacere, immediato, che questa pratica genera. Altri e stanno diventando sempre di più lo fanno nella convinzione, favorita da numerosi medici e personaggi del mondo scientifico/culturale, che questa pratica sia una vera e propria “medicina” naturale che i  più  chiamano Barefooting (camminare a piedi scalzi) molti, invece, evitano di dargli un nome proprio perché ritengono che camminare a piedi nudi sia la cosa più naturale ma si sta largamente diffondendo anche il Gimnopodismo (praticare attività fisica a piedi nudi).

L’idea di fondo è che il corpo umano, essendo composto da elementi che lo rendono un buon conduttore, a contatto con il suolo  venga attraversato dall’elettromagnetismo generato dalla Terra. Quindi secondo questa teoria nota con il nome di Earthing (messa a terra) questo passaggio di flusso “benefico” mitigherebbe le infiammazioni, sarebbe un ottimo rimedio nella cura di alcuni tipi di mal di testa, nel settaggio dell’orologio biologico che  regola  il ritmo sonno/veglia, favorirebbe il risanarsi delle ferite e attenuerebbe in maniera significativa i dolori articolari.

Pur non entrando nel merito dei riscontri scientifici a queste teorie, bisogna prendere atto che questo tipo di idee  sono state, da sempre, al centro di molte pratiche sociali e religiose un po’ in tutte le culture, non ultimo anche nel cristianesimo: “Laudato si’ mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa,et produce diversi fructi con coloriti flori et herba” (Laudes Creaturarum,di San Francesco di Assisi).

La sacralità della Terra e il benessere generato dal diretto collegamento con essa sono uno  dei pensieri fondanti della  nostra specie. Tuttavia questo non ci ha impedito di inquinarla, deturparla, sfruttarne le risorse senza preoccuparci delle conseguenze, basti pensare solo allo scempio delle grandi  foreste; siamo come degli animali selvatici (mi scusino questi per l’ingiusto paragone) che si affollano intorno ai brandelli di carne di un animale morente.

Tutte le numerose conferenze, sul clima, il pianeta, l’inquinamento – tanti nomi per per dire un unica cosa: “ci stiamo autodistruggendo”- annunciate in pompa magna, coinvolgendo le massime autorità mondiali, ad oggi  hanno portato solo ad alcuni palliativi lasciando di fatto, le singole nazione libera d’inquinare. Quando come nel caso della Regione Toscana  viene  fatta una legge per la difesa paesaggistica del territorio assistiamo ad una levata di scudi e  ad una conseguente lotta senza quartiere  lotta fatta di decreti, ingiunzioni, denunce, ecc.

Lotta nella quale la centralità del tema “ la difesa del territorio” diventa una Cenerentola messa in un angolo dalle necessità  politico economiche del territorio. Stando così le cose, il vero Il dubbio che dovrebbe coglierci non è se il contatto diretto con la Terra sia curativo o meno ma per quale motivo la Terra dovrebbe curaci visto come la trattiamo.

Digressioni a parte, comunque la si pensi, l’utilità di tornare a prestare attenzione a come camminiamo non considerandolo solo come un fatto acquisito è ormai evidente a tutti. Parafrasando si potrebbe arrivare dire “dimmi come cammini e ti dirò chi sei”. Qual’è il modo corretto di camminare indipendentemente dal fatto se decidiamo di farlo scalzi ?

Gli esperti ci dicono come prima cosa che la camminata deve essere fluida, il tallone del piede che sopravanza deve toccare terra per primo seguito dalla rotazione di tutta la pianta del piede (rullata), le punte dovrebbero essere rivolte dirette davanti a noi, anche se una leggera inclinazione, a destra o sinistra, non è dannosa.

Non si dovrebbe sottovalutare la postura  dell’intero corpo che, essendo attaccato ai piedi, ne condiziona i movimenti. Fronte alta (dovremmo riuscire a vedere bene a terra un oggetto ad un paio di metri da noi), spalle diritte ma rilassate, le braccia dovrebbero  seguire l’alternanza piede destro, braccio sinistro, piede sinistro braccio destro.

Anche il bacino e in generale tuttala parte del Core (muscoli della fascia centrale) dovrebbero essere impegnati in una posizione corretta, questo per evitare di scaricare il peso del corpo in maniera disomogenea o peggio in un’ unico punto. Anche il ritmo ha la sua importanza, se ci percepiamo con un leggero impegno respiratorio (come se stessimo camminando in salita) significa che stiamo camminando velocemente, questo è un ottimo esercizio fisico anche per coloro i quali praticano sport regolarmente.

In tutti i casi dobbiamo s sempre darci una buona spinta in avanti sollevando il piede evitando così  di trascinarci in avanti. Anche il numero di uscite dovrebbe avere una certa regolarità per evitare  un eccessivo affaticamento muscolo scheletrico con conseguenti dolori generalizzati.

Ritmo, postura, fluidità del movimento sono le tre cose che un buon camminatore deve tenere a mente. Se decidete di provare  il brivido del Barefooting o dell’uso di scarpe minimal, abbiate cura di scegliere un percorso conosciuto,il più possibile libero da pericoli quali cocci, vetri o pezzi di ferro. Non sottovalutiamo neanche le insidie naturali quali pietre  sporgenti, spine, piante urticanti e teneri animaletti felici di darci qualche morsetto.

La gradualità, come per  tutte le cose, rappresenta un ottimo alleato contro gli infortuni. Più in generale camminare nella natura  prestando  attenzione agli odori, ai colori ai rumori che ci circondano, così come percepire il proprio respiro e il ritmo dei propri i passi, oltre allenare il corpo,  ci aiuta a riconnetterci con noi stessi, migliora l’umore, scarica lo stress.

Affinché  i benefici siano duraturi è necessario infine, ma non meno importante, cercare di tenere un sano stile di vita anche quando torniamo in città. Moderazione nell’alimentazione, nell’uso di alcolici o bevande gassate, un equilibrato uso della tecnologia, giusto riposo notturno sono i farmaci di cui non fare a meno.

Riscoprire il piacere  di ritagliarsi del tempo per delle buone letture è una giusta”vitamina” per la nostra mente. Questi ultimi consigli possono sembrare banali, quanto scontati. In realtà a ben guardare così non è. Secondo un ampio studio epidemiologico, condotto nei Paesi Bassi e pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, la popolazione tende ad essere più longeva ma meno sana. Quindi, econdo questi studi le nuove generazioni vivranno di più ma saranno molto più malati. Con un deciso peggioramento della qualità di vita e un notevole costo in termini sociali.

E’ stato calcolato che un trentenne di oggi ha l’efficienza metabolica di un quarantacinquenne di dieci anni fa.  Soprappeso, obesità, alti  livelli di colesterolo (anche in persone normopeso), stress psicofisico,  sono fattori che fanno la differenza in fatto di qualità di vita.

Alla luce di questi risultati i consigli a cui accennavamo nelle righe precedenti assumo un altro significato e soprattutto ci permettono di vivere al meglio.