Seva Simran Cesarini
Sociologa, counsellor, istruttrice Yoga certificata IKYTA – www.susannacesarini.com

 “e tu ricerchi là le tue radici se vuoi capire l’anima che hai” (F.Guccini, Radici)

Lo yoga è fatto di asana, ovvero posizioni. Il nome richiama elementi solitamente naturali perché, simbolicamente, assumere quella posizione vuol dire prendere le qualità dell’elemento richiamato e realizzato con il proprio corpo.  E questa terza parte è dedicata a mettere in pratica quello che ho proposto nel primo post (il contatto e la cura dei piedi) e nel secondo (la sperimentazione dell’appoggio), dove mettere in pratica vuol dire praticare delle asana che aiutano a radicarsi bene con i piedi, con vantaggio dell’appoggio, della postura, e del proprio senso di stabilità psico-fisico.

E quindi… per questo terzo post, ho fatto una scelta radicale: niente belle foto di qualche posa plastica. Semplicemente, una mia riflessione sull’importanza del buon radicamento attraverso i piedi in tre asana significative per chi corre, corredato da:

  1. Il link alla descrizione dell’asana su Yoga Journal, la prima rivista italiana di yoga.
  2. Una foto dell’elemento simbolico che richiama l’asana

cervinoE la prima asana è proprio Tadasana, LA MONTAGNA. Quando insegno yoga, è buffo vedere le espressioni delle persone  che, stando, in piedi davanti a me che apprendono di stare facendo yoga e di essere nell’asana della montagna. Ma cosa? Stiamo solo in piedi. Solo? Si, solo in piedi come sempre, ma con grande consapevolezza dell’appoggio, del radicamento a terra. Di come possiamo dedicarci ad allungarci verso l’alto, proprio con la massima fiducia nei piedi, che si radicano nel terreno.

La montagna della foto è il Cervino, e proviamo a pensare come la vetta, quel puntino lassù a 4,478 metri dell’altezza, ci dia senso di slancio ma anche di stabilità e forza. Per via della base, dell’appoggio. Del radicamento. La stessa cosa per noi, anche se siamo su neanche due metri d’altezza. E la prossima volta che state in piedi, pensate al Cervino e come sia importante essere radicati. E se volete provare e scoprire Tadasana, che fa bene per ritrovare una bella postura allineata, tutte le indicazioni sono qui: http://www.yogajournal.it/joomla/component/k2/item/993-tadasana-posizione-della-montagna.html

Una delle asana più note dello yoga è Vrkasana, L’ALBERO, posizione di equilibrio su una gamba sola. Idealmente, un cipresso che, come pianta, è ben in grado di simboleggiare il ruolo dei nostri piedi. Il tronco sembra essere piccolino ma in realtà, percorre tutto l’albero: come possiamo pensare noi ai piedi, che, idealmente proseguono nelle gambe e quindi nella colonna vertebrale. Inoltre, le radici del cipresso puntano come un fuso verso il basso e si estendono in larghezza non oltre la misura della chioma: come il nostro radicamento, profondo e solido.

Cipresso sui Colli OrientaliE l’asana dell’albero ci radica su un solo piede, ci fa scoprire (e creare) il nostro equilibrio, ci permette di vivere, nel mondo più intenso, il senso di una radice che ci porta verso il cielo. Per essere cipresso, ecco qui le indicazioni http://www.yogajournal.it/joomla/pratica/asana/item/1004-vrksasana-posizione-dellalbero.html

 

dogbLa terza e ultima asana che propongo è Adho Mukha Svanasana, che significa , CANE A TESTA IN GIU’! E chiunque abbia un cane, sa di cosa sto parlando. Di quel particolare allungamento in cui il quadrupede in questione tende il bacino verso l’alto e si stira. Il radicamento c’è ed è intenso, perché altrimenti non è possibile formare una sorta di punta con il corpo (non a caso, nello yoga Kundalini chiamiamo quest’asana il Triangolo).

Ma l’attenzione la riporto sul radicamento: ci sono anche le mani questa volta! E quindi l’appoggio è doppiamente consapevole. E grazie a questo appoggio, si può sperimentare il radicamento fatto con i piedi: salendo sulla punta, andando a terra con il tallone..

Ecco qui le indicazioni http://www.yogajournal.it/joomla/pratica/asana/item/960-adho-mukha-svanasana-posizione-del-cane-con-la-testa-in-gi%C3%B9.html

Con la pratica di queste tre asana, soprattutto dopo la corsa, potrete riflettere su come abbiamo bisogno di rifarci a elementi naturali per trovare noi stessi e su come non solo noi abbiamo bisogno di radicarci. E su come i nostri piedi facciano un profondo e immenso lavoro! Sat Nam, a presto.