Valentina Canziani

Barman, Trail Runner

 

Non ho mai messo una sveglia in vita mia, quando andavo a scuola ci pensava mamma Giovanna a tirarmi giù dal letto, in seguito ho sempre scelto lavori che mi permettessero di aprire gli occhi in modo naturale,senza utilizzare sveglie o altri metodi per cosi dire “elettronici”. Quando lo racconto a qualcuno le prime parole che sento esclamare sono: ”beata te”.
La verità è ben distante da tutto questo… alle 7 i miei occhi sono già spalancati e vispi (indipendentemente dall’orario in cui mi sono infilata a letto) sul nuovo giorno che sta per iniziare e, da quando vivo in Valbrevenna (GE), a ricordarmi che ore sono c’è il campanile della vecchia chiesa di Frassinello che riecheggia “l’ave maria”, ossia i 49 rintocchi che un tempo segnavano l’inizio della giornata lavorativa in campagna.

Nonostante stanotte abbia finito tardissimo al bar, alle 6.30 il profumo di caffè accarezza elegantemente i muri della mia vecchia casetta di Frassinello e Teresa, il mio pastore tedesco, già freme entusiasta per la passeggiata mattutina.
Oggi si corre qua vicino, o, perlomeno, ci si prova.
Scodinzoliamo entrambe io e Teresa e usciamo per fare un giro del paese e rientrare con le idee chiare sulla meta da conquistare.

Ancora un sorso di caffè e infilo le mie scarpe da trail, metto un cambio nello zaino, una banana, una barretta e tanta, tantissima acqua. E un libro.

Oggi si sale sul Monte Buio.

Tecnicamente è considerata una prova facile, sono 6 km che salgono “morbidi” tranne l’entrata nella pineta che richiede una bella e pronta vascolarizzazione altrimenti ti trovi sotto un pino marittimo imbalsamata come quei trofei tragic-trash che trovavi nelle taverne degli anni ’80.

Una carezza alla mia piccola e salgo sul pandino per lasciare la macchina dalla cappelletta di costa Clavarezza.

Sto partendo, accendo il cardio e mi avvio verso il sentiero dell’Incisa (quello che si imbocca anche per andare in Antola).

Ho le gambe grosse e pesanti, ci sono nata, le prime sgambate sono macigni e i miei quadricipiti sembrano pieni di sabbia e acqua bagnata, ogni volta che parto in salita il pensiero è uno solo: “non imparerò mai a correre su queste pendenze”.. e infatti cammino, cerco di mettere d’accordo testa , cuore e gambe e, ovviamente, non mi fermo.

Tra i tre elementi che ho citato quello che mi inganna e mi aiuta nello stesso tempo è la testa. Con la testa mi distraggo, appoggio male il piede su una pietra, mi soffermo sullo svolazzare di una farfalla o sul fuggire di una lucertola, spesso inizio il mio pseudo allenamento come o addirittura peggio di come lo farebbe il rag. FANTOZZI .

Ma, come vi dicevo, la testa inganna ma nel contempo  persevera molto.. fatto sta che, non so neanche come, non ho controllato ancora il cardio e sono già sulla piana sopra le Caselline, lì il vento tira forte durante tutto l’anno e se sei fortunato ti spinge avanti, ma se sei un trail runner stanne certo, ti affronta come ti affronterebbe un toro nella più atroce arena.

Guardo il cardio, sento le gambe esplodere e mi chiedo: “ ma chi me l’ha fatto fare? Ora torno indietro e vado a comprarmi un metro quadro di focaccia”…
rallento, c’è la farfalla di prima (si, sono una sognatrice, una romantica e sono convinta che sia sempre la stessa ad accompagnarmi) e sposto lo sguardo a sud-est.

MAGIA. Quella laggiù in fondo è casa mia!Come sembra piccola da quassù !.. e pensare che devo ancora arrivare in cima. Come sembra tutto piccolo da quassù: le case, le chiese, gli alberi, persino il mare sembra una pozzanghera, persino i pensieri, persino gli amori.

Da quassù l’unica cosa imponente  è la salita ed assieme ad essa, la mia libertà, la mia possibilità di scegliere se smettere o andare ancora più in alto.

Solo quando il cuore sta per scoppiare inizio a realizzare la grande fortuna che ho: un tetto sopra la testa, delle goffe gambe che comunque mi portano dappertutto e la LIBERTÀ DI SCEGLIERE.

Correre per me è un bell’allenamento di sicuro, soprattutto se hai passato i 40 e vedi all’orizzonte una possibile menopausa ed un metabolismo che inizia a prendersela comoda… ma oggi non  mi va di soffermarmi sui dettagli “palestresi”, per me la corsa è  un mezzo per rimettere tutti i pezzi della mia vita assieme…e correre nei miei boschi è un valore aggiunto: è come se gli alberi fossero la mia famiglia e la terra il pavimento della vecchia casa dove sono nata.
Vedo la croce, quante croci ho visto girovagando per le vette d’Italia? Tantissime…ma il Divino non sta lassù, Crocifisso, Sacrificato,  sta in ogni singolo fiore che incontro, sta nel battito delle ali della farfalla che mi accompagna, sta nella forza e nell’impegno che ci metto ogni giorno, sta, soprattutto nei miei piedi stanchi.
Mi siedo sulla panchina di legno…il vento è insopportabile, è luglio ma le mie mani sono gelide e penso “stasera avrò il torcicollo!” Ogni volta che arrivo in cima piango perchè so che nessuno mi vede, piango “a credito” anche per quando scenderò a valle, per quando mi succederà qualcosa di brutto, piango per l’amore che non mi è stato corrisposto e anche per l’amore  che ho negato a qualcuno.

Piango per i miei errori, piango perchè sono viva, piango, mi sfogo perchè stasera al bar potrò sorridervi e regalarvi un’ora di spensieratezza, piango anche di felicità, perchè ho le gambe, il cuore e gli occhi per guardare la natura.
Piango perchè sono LIBERA, corro e sono libera, le cose semplici mi rendono libera.  CI rendono liberi

Una barretta e si torna indietro… è tardissimo… non ho fermato il tom tom… oddio… come farò? Quanto ci avrò messo?
Sapete che vi dico? CHI SE NE IMPORTA!
OGGI vi lascio volentieri la dipendenza da quel maledetto orologino e me ne torno a casa, forse correndo, forse passeggiando, di certo , almeno da quassù, nessuno potrà decidere per me