Lorenzo Doris

Blogger Istruttore Trailrunning

A volte leggo articoli su forum, blog, riviste che mi portano lontano dal trail running, da questa attività sportiva che mi appassiona, che mi dona ed ha donato molto.

Tra le tante pieghe interpretative di questo sport, alcune mi sono care; tra queste, una in particolare spero possa anche a te suscitare interesse e condivisione.

Viviamo spesso, in più momenti della nostra giornata, una vita di qualcun altro. Volenti o nolenti, non sempre facciamo quello che il nostro io vorrebbe fare, vorrebbe esprimere. A volte si pensa di rischiare troppo nell’esporsi, di sembrare ‘ridicoli’, e nascono paure.

Spesso ci troviamo a fare del nostro meglio per essere chi vuole altri, per tenersi stretti un ‘buon lavoro’, per il ‘quieto vivere’, per mantenere precarie ‘pace relazionali’, per non creare dolore ad altri.

Nessuno anela essere una ‘pecora nera’ e così tutto diviene una faticosa strada in salita!

Rompere lo ‘stampo’ al quale ci siamo uniformati e sul quale molti nutrono delle aspettative, le loro aspettative, ci vuole coraggio!

Non dico che tutto ciò sia sbagliato…

…ma quando mi sento un caso senza speranza, quando voglio tornare a connettermi con me stesso, mi metto un paio di scarpe e vado a correre per i boschi, per crinali, per montagne. Il mio riscatto personale.

Nel trail running, sono convinto, ritroviamo il nostro coraggio, abbandoniamo le paure, quasi godiamo del dolore e della fatica di una strada in salita! 

Ti senti libero, ti senti te stesso, puoi esprimerti! Puoi ‘svestirti’, puoi osare, puoi cantare, essere ‘diverso’, puoi ridere di questo …. siamo fuori da qualsiasi condizionamento.

Cosi credevo.

Quello che noto, è che si sta portando anche in questo sport (diverso dagli altri sport!) gli schemi della ‘vita sociale’, trasferendo le nostre ‘sofferenze sociali’ su altri come noi…che ‘colpe’ non hanno!? Sembra non si cerchi più il nostro positivo riscatto, ma si tendi a  bloccare quello degli altri.

Anche nel trail running si è arrivati a giudicare attraverso gli occhi delle nostri ‘fedi’. Senza aver provato a correre con le scarpe dell’altro. C’è la tendenza a volere tutte le persone conformate a noi stessi. Le persone invece cambiano quando sono pronte e lo desiderano. Inutile obbligarle, inutile ‘forzare’ la propria ideologia. Piuttosto, con il nostro esempio positivo potremmo essere dei ‘messaggeri’. Sempre, se chi ci vede ‘diversi’ non ci giudichi subito negativamente! Altrimenti tutto diventa un circolo vizioso e non virtuoso.

Ecco, lasciatemi allora correre tra i boschi come sento che è espressione di me stesso, e lasciatemi vivere il trail running come avrei voluto fosse la mia vita: espressione del mio IO. Sia che sia un io carnivoro o vegetariano, minimalista o con le zeppe, veloce o rilassato, estroverso od intimo, edonista o purista ….. Il trail running è espressione di me stesso ed intriso di forti emozioni, è libertà di essere ed esprimermi.

Il Trail Running è ancora libertà?

Io voglio credere ne sia ancora …fortemente e fortunatamente … intriso!

E resti il nostro momento di riscatto.

PS: Se come dicono, l’uomo è una creatura profondamente malleabile e flessibile, dove l’ambiente in cui si trova ha un enorme effetto su di lui, influenzandolo enormemente, se ci resta il tempo sufficiente. Beh, se è dunque vero che siamo destinati ad essere un prodotto del nostro ambiente, allora, se l’ambiente del trail running è ancora un ambiente come sopra descritto, lo si vedrà riflesso su ciascuno di noi …. o in alternativa …