Lorenzo Doris

Blogger Istruttore Trailrunning

 

Vado in Dolomiti da quando avevo cinque anni.

Le ho girate in lungo ed in largo, ho percorso tutte le loro Vie Ferrate e salito tutte le cime più alte; ho arrampicato su più di 100 itinerari di roccia, ho aperto vie, ne ho salite in libera solitaria…

… e come tutti quelli della mia generazione (’67) si è passati per il Club Alpino Italiano, per il Corso di Escursionismo prima, per i Corsi di Alpinismo ed Arrampicata poi. Infine ci si è ‘attaccati’ dietro ai ‘vecchi’ che ci hanno insegnato ‘il mestiere’.

Questo perché non eravamo dei ‘deficienti’ ma perché la montagna è un ambiente difficile, da conoscere ed interpretare, con regole precise. Questo perché ci si doveva ‘innalzare’ ad essa. 

Con malincuore noto, in questi ultimi anni, alcuni dati, tendenze, poco incoraggianti che, per una mia personale analisi e modo di pensare, mi preoccupano.

Partiamo da un dato certo: la frequentazione della montagna è aumentata. Il dato è alla portata di tutti. Quello che è meno evidente è che, pur avendo in molti casi ‘abbassato’ la montagna attraverso il posizionamento di cavi metallici fissi, la sistemazione di sentieri quasi ‘piallati’, incrementando l’offerta di mezzi per salire in quota in sicurezza, gli interventi del Aiut Alpine Dolomites (soccorso alpino) sono incrementati dai 312 del ’92 ai 585 del 2008, ai 748 del 2015 (58% per traumi e ferite; 4% verso alpinisti e 45% verso escursionisti/turisti) [link]. Il CAI vede sempre minor soci e presenze ai loro Corsi di preparazione alla montagna…cosa che invece dovrebbe essere inversa.

Nascono invece proposte che mi fanno inorridire (da buon difensore della libertà individuale) come la richiesta di avere un ‘brevetto/patentino’ per poter percorrere una Via Ferrata! O chiudere sentieri e/o Vie Attrezzate ritenute pericolose.

Tutto sta ruotando intorno all’oggetto: la montagna da ‘addomesticare’ (molti anni fa in un contesto diverso, ma assimilabile, si discuteva di come si stava ‘uccidendo il drago’ – Messner / Barbier). Quando io credo invece siano gli utenti che si devono preparare ad un ambiente severo.

Certe morti sono assolutamente evitabili ed il lavoro del Soccorso Alpino, con semplici accorgimenti individuali, riducibile. Va bene, facciamo pagare l’intervento del Soccorso, o rendiamo obbligatorie le Assicurazioni, ma vogliamo anche parlare di cultura della montagna?

Il ruolo di un Accompagnatore, un Istruttore, una Guida, non deve essere sminuito od attaccato. Sicuramente ci saranno Istruttori più o meno bravi, ma qui sarà l’utenza a fare selezione.

La ‘gavetta’ fatta di apprendimento l’abbiamo fatta tutti e si è dimostrata utile in ogni campo: dal lavoro allo sport. Nessuno nasce ‘imparato’.

È certamente vero che ognuno può mettersi un paio di scarpette e correre libero per le Dolomiti, io sono uno che lo auspica e che auspica venga fatto fuori da gare organizzate, ma è pur vero che altri vogliono avvicinarsi a questa attività attraverso un po’ di ‘gavetta’, una Guida, un Istruttore, un Accompagnatore, e devono avere lo stesso rispetto del primo. La montagna resterà così un terreno libero di avventura, dando meno lavoro ai soccorritori e meno spunti di creare divieti o facilitazioni laddove sino a ieri non esistevano.