Lorenzo Doris

Blogger Istruttore Trailrunning

 

Recentemente mi sono imbattuto in un articolo di Roberto Albanesi, divulgatore del running in Italia, dove scriveva e presentava il Well-being associato allo sport e alla corsa in particolare.

Incuriosito, mi sono messo a cercare per capirne di più. Ho scoperto così che Bassano dal Grappa (città in cui opero e mi ‘muovo’) è una delle capitali nazionali del Corporate Well-being, in italiano “benessere organizzativo”, che è costituito dalle pratiche di welfare e wellness che un’azienda mette in atto per migliorare la salute e il benessere dei propri dipendenti. Uno dei principali esperti tricolori, di questa materia, è Francesco Bernardi, presidente del raggruppamento bassanese di Confindustria, nonché docente al CUOA di Altavilla (VI).

Ma proviamo a capire meglio cos’è il Well-being e cosa c’entra con la corsa.

Quasi cinquant’anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non solamente l’assenza di disagio o malattia”. Tuttavia, gli indici di salute nella nostra società continuano ad essere focalizzati in larga parte sul disagio, sulla malattia e sul funzionamento negativo. La maggior parte degli strumenti di valutazione usati in psicologia, sociologia e medicina, sono orientati alla misurazione dei problemi fisici, mentali o sociali.

Ben consapevole di quali possono essere i problemi fisici, mi focalizzo qui sugli altri due e come la corsa possa essere un ‘termometro’ di eventuali ‘disagi’.

Noi runners, mediamente, siamo sempre molto attenti al nostro benessere … ma quando parliamo di benessere a cosa ci riferiamo?

Comprendere cosa sia il benessere può risultare difficoltoso, a causa delle varie sfaccettature dalle quali possiamo approcciarci al concetto.

Limitiamoci ad una sfaccettatura: il benessere psicologico soggettivo, spesso è la fonte principale di felicità od infelicità.

Il benessere psicologico soggettivo ingloba al suo interno diverse dimensioni. In una prospettiva puramente edonica, è da intendersi come la felicità soggettiva derivata dal piacere e dalla soddisfazione per il raggiungimento di obiettivi personali. Alla basa, quindi, del benessere soggettivo vi è una componente cognitiva, intesa coma la soddisfazione esperita dall’individuo nei diversi ambiti di vita, ed una dimensione emotiva relativa alla qualità delle emozioni ed alla possibilità che le emozioni positive prevalgano su quelle a carattere negativo, esempi:

– avere un senso di competenza nel controllare il proprio ambiente;

– essere propensi alla crescita personale, aperti alle nuove esperienze e realizzare il proprio potenziale;

– avere una meta e degli scopi della vita;

– essere in grado di regolare il proprio comportamento, valutando i propri standard personali e gli standard sociali;

– accettarsi ed avere atteggiamenti positivi nei confronti di se stessi;

– avere relazioni interpersonali basate su fiducia e calore umano.

Qui ci fermiamo, in quanto l’approfondimento sarebbe troppo lungo.

Venendo a noi, ai runners, si evidenzia come il runner che ‘insegua’ il Well-beling, dovrebbe semplicemente divertirsi a correre. Il successo è secondario. Anzi, non dovrebbe caricare la corsa, lo sport, di tensioni aggiuntive. Come espresso bene in oriente “la via è la meta”.

La corsa, e lo sport in genere, dovrebbero (secondo la teoria del Well-being) essere in armonia con un’esistenza che non li usa come droga per sfuggire a tante insoddisfazioni, oppure come medicina per fortificarsi.

Per capirci, a chi dice di usare la corsa per distrarsi dai problemi del lavoro o della famiglia la teoria suggerisce che forse sarebbe meglio affrontare e risolvere quei problemi … magari anche con scelte drastiche.

Il Well-being è una strategia di vita che vuole evitare i classici problemi quotidiani: da quelli di salute a quelli esistenziali. Chi corre come valvola di sfogo risulta non essere una persona equilibrata, perché fa dello sport solo una valvola di sfogo oppure ricerca il risultato come autostima. Per questo tipo di runners, il cronometro, il risultato, è fondamentale per dare un senso alla propria vita. Così, prendendo sempre spunto dai testi, la ricerca spasmodica dell’ottimo piazzamento, del tempo cronometrico, (come la bella casa e/o la bella macchina), sono quelle cose appariscenti che però non hanno nessuna relazione con il valore intimo della persona.

La corsa quindi può essere un aiuto per aiutarci ad aprire gli occhi. Se la corsa non è un’attività fine a se stessa con la quale otteniamo del benessere, ma un sostituto di qualcosa, ci aiuta a comprenderlo. La corsa è un tassello dell’esistenza, non l’unico. In altri termini, non può essere condizione necessaria per una nostra soddisfazione esistenziale. Questa, come qualsiasi altra cosa.

Il Well-being ci dice che dobbiamo ricercare l’equilibrio tra le sei dimensioni del benessere: autoaccettazione, relazioni interpersonali positive, autonomia, controllo ambientale, crescita personale e scopo nella vita.

Quindi, buon Well-being a tutti!