mauroSesta base vita : Ollomont ed è quasi mezzanotte,  esco pimpante come non mi era ancora successo al Tor 2014 . Si sale al Rifugio Champillon, rapido rifornimento e fuori su per la cresta che conduce all’omonimo colle; l’aria fredda della notte si fa sentire in faccia ma si sale bene ed in fretta.  Colle Champillon; fermata d’obbligo per ammirare un’altra notte stellata dai 2700 mt. ; penso :scendo veloce che così arriverò a St. Remy prima dell’alba, pronti via…… la coscia sinistra non regge … dolore acuto sopra il ginocchio e muscolo contratto… che faccio ? dopo aver provato invano a far qualche passo in discesa mi fermo, massaggio la coscia .. ma niente non ne vuol sapere, lì non posso restare e scendo passo passo con tristezza infinita : il mio Tor è finito !!! dopo un tempo interminabile arrivo a Ponteille de sot, entro nell’alpeggio e mormoro qualcosa: devo ritirarmi non riesco ad appoggiare la gamba …… nel caldo del locale i tre volontari presenti non si scompongono:  tranquillo, adesso è tardi .. avviseremo l’organizzazione domani mattina, se è il caso ti verranno a prendere.  Bevi un caffè, mangia qualcosa e vai a riposarti , ne riparliamo domani.

Rassegnato al mio destino eseguo i consigli e mi addormento sotto due coperte calde.

Sono passate le sei e arriva la sveglia: allora ? facciamo colazione ? prova a metterti in piedi e vediamo un po’..  Accidenti !!! la gamba regge … è proprio così, riesco a camminare… non che non senta niente ma.. insomma camminare si può ! ok si parte, da qui a St Remy strada bianca in falsopiano posso farcela: vado !  Il passo regolare da soldatino mi porta in effetti fino al ristoro successivo dove, appena arrivato vado a cercare il personale medico. L’infermiera del 118 che si fa avanti mi dice che con la contrattura che ho, posso pensare di fare la pianura, e la salita con difficoltà , ma la discesa dal Malatrà all’arrivo sarà sicuramente un calvario e che l’unica cosa che può fare è darmi del paracetamolo come antidolorifico da prendere poco prima di iniziare la discesa.

Yes, i can…  perciò si parte.. piano piano col naso all’insù, in verità molto all’insù perché da Bosses alla finestra del Malatrà c’è un discreto dislivello. La salita si fa sentire, i concorrenti che nella notte sembravano spariti, ne ho visto qualcuno ma veramente pochi , stavano salendo abbastanza numerosi, mi raggiungevano e vedendo il mio claudicare, non mi negavano un sorriso , un in bocca al lupo , un incoraggiamento, potevano essere Italiani, Spagnoli  o Giapponesi l’incoraggiamento non mancava mai. Stava invece mancando la fiducia nel buon esito dell’impresa il dolore alla gamba in costante crescita e le forze al lumicino …

Non era proprio un Angelo biondo con gli occhi azzurri .. aveva un bel zaino da montagna, occhi e capelli neri … m’incoraggia prende il mio passo mi parla … si chiacchiera un po’ , non troppo perché devo tenere il passo costante e la respirazione regolare per andare su, capita così che si sale, prati , avvallamenti , torrenti siamo alla malga des Merdeux, incrociamo una  mandria di mucche di ritorno dal pascolo: ci fanno passare , meno male ! Arriviamo allo splendido Rifugio Frassati , si fa merenda sulla balconata che guarda il fondovalle , tutto è calmo sotto il sole tiepido , la corona dei monti ci protegge alle spalle, una sola parola mi viene alla mente: armonia.

malatraE’ ora di ripartire per l’ultimo strappo .. per la porta sul Mont Blanc , il traguardo virtuale del Tor : la finestra di Malatrà.  Non sarà proprio un Angelo  ma .. è la Valle d’Aosta che mi vuol portare avanti è la gamba che non ho è l’energia di chi vuole, di chi sa che si può fare e vuole che anche tu sia della partita. L’ultimo traverso , i ferri piantati nella roccia, lascio il passo a chi è riuscito a farmi arrivare in cima.. la finestra è popolata da un nutrito gruppo di persone che applaudono , sorridono ti incitano , ti fotografano , ti lasciano il passo per poter godere dello splendido momento che è il passaggio dalla finestra . E’ il momento dei saluti , con garbo e stile l’Angelo del Malatrà si fa da parte, mi congeda e mi ordina di arrivare in fondo. Discesa….. e poi discesa….. non va tanto bene, scendo a scaletta con la gamba rigida e in fiamme , di tanto in tanto incrocio qualcuno che mi incita, mi fa i complimenti ….ad ogni bravo che ricevo io aggiungo un po’ sottovoce .. “pirla” … mi sento in un nulla totale … l’arrivo troppo distante, e troppo vicino per mollare.. ma come faccio ? dei passi… un altro concorrente che passa… mi giro.. un sorriso che non scorderò facilmente…”ho deciso di accompagnarti ancora un po’ “ .. ora la discesa è più facile, il Bonatti sembra essere subito lì sotto … ci arriviamo e proseguiamo , al bivio seguente prendo la strada per il Bertone, il mio Angelo la strada che porta a valle: questa volta l’addio è definitivo, ma non fa male, il suo compito si è esaurito, ora posso proseguire senza timore e con un po’ di velocità in più visto che la strada adesso è diventata un sali-scendi affrontabile. Rifugio Bertone, le persone che sono lì mi accolgono facendo la ola , i compagni concorrenti mi sorpassano ma si congratulano con me e io con loro, è un susseguirsi di emozioni con Courma lì sotto ai piedi oramai in vista. Ci arrivo verso le 20,00 ancora con la luce naturale è la seconda volta che ci arrivo … ma non ci si può abituare : troppa l’emozione, pianto a dirotto, un pensiero va al mio Angelo del Malatrà, lo immagino con una birra in mano davanti al camino a guardare le foto fatte durante il tragitto e a pensare : “oggi ho fatto proprio un bel lavoro”.  Il mio Angelo si chiama Deborah .. con l’acca.     GRAZIE.