Andrea Fergola
 Andrea Fergola
Istruttore Tecnico Trail Running, responsabile portale trailrunning.it 

Mi è capitato ultimamente di intraprendere un esperienza abbastanza singolare, anche se in cuor mio ci speravo moltissimo nel fatto che si realizzasse, e quasi per caso, mi ritrovo ad avvicinare al trailrunning, o comunque alla corsa di resistenza, un nutrito gruppo di atleti in erba, della mia città.

Fascia di età, 12/15 anni, età evolutiva molto delicata e di non facile gestione…ovviamente essendo semplicemente un istruttore, il mio ruolo è quello di infondere i principi fondamentali della corsa di resistenza nelle sue  caratteristiche tecniche, ma cercando di approcciarmi in modo costruttivo, ho chiesto loro un lavoro scritto, lasciandoli liberi di esprimersi in pareri, giudizi o semplicemente sensazioni, di quelle che sono alcune dinamiche dell’atletica in generale compreso le gare.

Beh vi potrà sorprendere il fatto che il filo conduttore di tutti i lavori scritti è stato quello della paura di confrontarsi in gara, o meglio la così detta ansia da prestazione. La loro sensibilità dimostrata è stata a tratti commovente.

La particolarità nel gestire il gruppo è stata quella di correre con loro, condividendo le fatiche, percezioni fisiche, che solo la corsa può donare… se così si può dire, tuffandomi nelle loro delusioni, apprensioni, difficoltà nel superare quel maledetto muro della fatica, differentemente da quei istruttori che stanno a bordo pista con il cronometro in mano a misurare qualsiasi cosa, tranne l’anima.

Fra tutti i lavori raccolti, uno mi ha colpito più di altri e vorrei condividerlo con voi:

Correre, percepire la fatica sulle gambe, il respiro affannato, il freddo per essersi coperti poco, il vento contro, i piedi congelati…alcune molte bellezze dell’atletica anche se non tutte solitamente piacevoli . Quando corro però è diverso dalla normalità. La fatica mi trasmette più forza, la forza di continuare a correre nonostante la voglia di fermarsi, per il semplice fatto di volere inseguire l’obbiettivo prefissato. Con obbiettivo spesso si pensa ad una gara, magari riuscire a salire sul podio, o comunque non arrivare al traguardo per ultimi. Questo però è il mio: il piacere di correre credo dovrebbe essere il solo concetto che si possa far venire la voglia di alzarsi presto, prendere freddo e faticare. Correre solo per il piacere personale.” Elena I. (anni 14).

Emozionante… vero?  L’ho trascritto letteralmente per far si che possiate percepire il messaggio che ci ha voluto trasmettere!

Quando noi atleti evoluti ed adulti ci presentiamo alle gare, non siamo molto lontani da queste emozioni, il fatto di confrontarsi con gli altri, dopo anni di gare e manifestazioni, genera sempre un pò di apprensione, differentemente quando siamo liberi di correre sui nostri monti, da soli o in compagnia,  la sensazione è quella della nostra Elena… perchè correre non è solo gara, ma soprattutto star bene con noi stessi.

Con questo non vorrei far passare il messaggio che le gare o comunque il semplice fatto di misurarsi con altri debba essere demonizzato, anzi,  ma semplicemente vorrei raggiungere l’obbiettivo che la gara o qualsiasi confronto, sia nella vita normale che il quella sportiva, dovrebbe essere sempre vissuto con gioia e divertimento e mai con l’ansia prestazionale.

Insomma mi piacerebbe pensare, rispetto ad alcune dinamiche etiche che il trailrunning racchiude, di far vivere ai giovani lo sport come stile di vita e non come sfogo per distrarsi dai compiti… insomma una nuova rielaborazione del modo di approcciarsi al mondo dello sport.