Islanda, isola di ghiacciai, vulcani e dalle mille cascate, terra emersa del nord Atlantico che fu dei vichinghi.

Il National Geographic la promuove come una delle terre più belle e incomparabili dell’intero globo, nelle scale di pericolo di tutti i paese del mondo è considerata una delle destinazioni più sicure, i grandi viaggiatori del passato l’hanno descritta con parole ricche d’euforia che raramente però s’avvicinano alla incantevole realtà, lo sport la sta scoprendo piano piano.

Islanda terra di deserti lavici e geyser, muschio millenario e pozze d’acqua bollente, gioia degli occhi, beatitudine dello spirito, paradiso della corsa.

Run Iceland, una magnifica soluzione per visitare il meglio che l’isola sa offrire, senza dover abbandonare il nostro sport preferito. Due soluzioni intelligenti che vanno incontro alle esigenze più diverse di corridori e accompagnatori.

La prima, intera, con 110km da correre in 5 tappe, tutte diverse per lunghezza, dislivello e paesaggio, che nelle passate sette edizioni ha riempito gambe e cuori di runner provenienti da tutto il mondo, e quindi con diverse esperienze all’attivo, portandoli a dire all’unisono: avventura semplicemente fantastica!

La seconda, per accompagnatori non troppo avvezzi alle lunghe distanze e per chi al running si è avvicinato da poco ma vuole ugualmente vivere questa magnifica isola con un programma sportivo che in parallelo alla prima soluzione, fa correre 3 mini tappe da 10 km alternandole a belle passeggiate.

In entrambi i programmi, nel tempo libero, si visitano le bellezze della natura non toccate correndo, quindi altre cascate, altri vulcani, gli iceberg fluttuanti della magnifica laguna glaciale e i famosissimi geyser. Quindi, se ami correre e devi ancora scegliere dove fare le vacanze, fatti rapire il cuore da una terra unica, usufruendo di programmi studiati apposta per i runner, con logistica di alto livello e con la semplice quanto bella ed efficace organizzazione di Run Iceland.

Per info ed approfondimenti: [clicca quifoto in evidenza di Dino Bonelli