Marco Goglino

Fisioterapista, personal trainer, runner, scialpinista

Il piede per il runner rappresenta il distretto corporeo più importante in quanto l’unico mezzo di contatto con il terreno. La struttura è decisamente complessa in quanto è la risultante dell’evoluzione del piede di un qualsiasi quadrupede verso la capacità di permettere la stazione eretta statica propria dell’essere umano.

Lo scheletro del piede è composto da 26 ossa (con possibili variazioni in alcuni individui) suddivise in tarso, metatarso e falangi.

Le falangi hanno una funzione di aumento della superficie di contatto con il terreno e di stabilizzazione e ammortizzazione dell’appoggio, l’alluce inoltre di spinta, in particolare nella camminata. Avete mai visto un cane camminare nella neve? Automaticamente allarga le dita per sprofondare di meno.

Il metatarso ha la funzione di spinta e ammortizzazione durante il movimento, soprattutto nella corsa.

IArticolazioni Cavallo Uomol tarso, normalmente considerato secondario, costituisce invece la connessione del piede con la gamba, nei quadrupedi svolge la funzione di “secondo ginocchio” in quanto il calcagno risulta nettamente sollevato da terra senza alcuna funzione di appoggio, viceversa nell’essere umano l’evoluzione ha portato a un accorciamento delle ossa e a una modifica della forma dell’articolazione tibio-tarsica al fine di ottenere una funzione di stabilizzazione della statica eretta. Anatomicamente non ha però alcuna ammortizzazione intrinseca, a protezione del calcagno vi è solamente un sottile strato di tessuti molli, in quanto nella corsa il tallone non dovrebbe essere appoggiato.

L’introduzione di scarpe (via via più ammortizzate) ha portato ad un utilizzo sempre più presente della rullata completa e dell’appoggio del tallone nella corsa, con un incremento esponenziale delle patologie traumatiche ad esso connesse. Il corpo mantiene però una memoria “istintiva” di protezione, infatti se si prova a correre scalzi automaticamente si tenderà ad effettuare un appoggio molto più anteriore e corretto.

Imparato ciò si può continuare il ragionamento per affrontare l’argomento “scarpa”. Sempre di più si va a eliminare la funzione naturale del piede sostituendola con una funzione meccanica “sintetica” della scarpa. Se il tallone anatomicamente non è fatto per essere appoggiato, perché ricercare una Scarpa che ammortizzi proprio quella zona e non anteriormente in modo da aiutare l’avampiede nella sua funzione naturale? Perché invece non imparare a correre in maniera corretta e molto più redditizia? La maggior parte delle scarpe presenti in commercio è costruita su dei principi di base biomeccanicamente e anatomicamente sbagliati. Avampiede compresso (inibisce la sua funzione propria di stabilizzazione che si otterrebbe ampliando la superficie di appoggio), struttura tendenzialmente troppo rigida o eccessivamente molle che non permettere la risposta elastica del metatarso, drop alto e/o ammortizzazione esagerata normalmente dove non serve (con conseguente difficoltà di effettuare l’appoggio con la giusta geometria e aumento delle patologie a carico del resto della struttura dell’apparato locomotore).

Non a caso i runner professionisti, soprattutto su strada e pista, utilizzano scarpe molto più “scarne” e hanno tendenzialmente una tecnica di corsa e di appoggio che li sembra “far volare”, poiché utilizzano correttamente ciò che la natura gli ha dato, sfruttando fino in fondo le forze elastiche che vengono a svilupparsi e nonostante le quantità di chilometri percorsi hanno una percentuale significativamente minore di infortuni del “podista della domenica”.

Alta frequenza di passo, breve tempo di contatto del piede, appoggio anteriore sono alla base di una corsa corretta. Con una scarpa studiata più sull’anatomia del piede e che contrasta il meno possibile la sua natura si ottengono via via risultati migliori, anche se ovviamente, dopo anni di “cattive abitudini”, c’è bisogno di un passaggio graduale ma tutt’altro che impossibile.

Sul mercato negli ultimi anni fortunatamente si trovano sempre più aziende sensibili a questi argomenti, molto più innovative, in costante evoluzione e con una ricerca decisamente più riferita a questi temi e meno a materiali ammortizzanti o tematiche superflue.

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