Gianluca Gaggioli

Tester materiali tecnici

Quel “.5” indica che la scarpa è un modello in corso al quale sono state apportate delle modifiche.

Le modifiche riguardano il tessuto della tomaia, i layer sulla tomaia, ed il contrafforte tallonare.
La struttura rimane la “classica” distintiva di Altra: zero drop, zona avampiede “footshape” molto ampia (anche se in questo modello meno che in altri).

Quanto ampia? Giusto per farvi un idea, ho preso la soletta interna e l’ho sovrapposta ad un sandalo da corsa, ed è risultato pressoché identico negli ingombri. Altra da sempre vuole proporre scarpe strutturate in modo da replicare le naturali condizioni di lavoro del piede: drop e foot-shape sono appunto il segno di questa filosofia.

Il tessuto della tomaia è stato cambiato, rispetto alla versione precedente, con uno che dovrebbe essere più traspirante e resistente (grazie anche ai nuovi layer posti sull’avampiede, dove più si usura durante l’uso), ma su questo dato purtroppo non ho raffronti, avendo usato poco la versione 3.0. Ed avendo usato la 3.5 sono in questi mesi invernali, con temperature che non superavano mai i 16 gradi. Per quanto riguarda la resistenza, poi, occorrerebbe aspettare ancora, 100 km fatti e non si registrano punti di cedimento o segnali di usura, ma 100 km sono ancora pochi per valutare la resistenza.
Buono il comportamento della tomaia dopo attraversamento di torrenti: la scarpa sembra liberarsi immediatamente dell’acqua. Tessuto e nuovi fori posti sui layer sembrano lavorare bene in tal senso.

La LonePeak 3.5, pur con quel suo ampio avampiede, e i 25 mm di intersuola, è meno voluminosa di quanto sembri, ed anzi risulta essere una scarpa agile, che riesce ad assecondare ogni cambio direzione, ogni correzione. Questo perchè:
Primo, la piattaforma “drop-zero” permette al piede e alla caviglia di far gioco nel più ampio modo della loro possibilità.
Secondo, la tomaia fascia molto bene nella zona dell’arcata interna, grazie anche agli occhielli di allacciatura, che sulla mediana del collo del piede sono più ravvicinati rispetto agli altri, contribuendo a fasciarlo meglio. E la nuova conformazione della talloniera stabilizza meglio il piede.
Terzo, l’intersuola, per quanto spessa, è dotata di grande capacità torsionale, sia al ponte che all’avampiede, e l’Eva utilizzato è caratterizzato da una notevole capacità di assorbire le asperità, cosa che permette di copiare al meglio il fondo, contribuendo ad una maggior stabilità in appoggio, rendendo migliore il controllo; la presenza di una placca “StoneGuard” posta tra i due strati di gomma, placca sottile e flessibilissima, protegge bene il piede dallo “stress” causato dalle asperità, senza diminuire la flessibilità.

La flessibilità poi contribuisce positivamente al grip, specialmente su fondo tecnico. I tasselli profondi e ben distanziati la rendono ottima sui fondi secchi e friabili, ottima su roccia asciutta, discreta su roccia bagnata, mentre soffre di tenuta sul fango – nei veloci cambi direzione, quando si appoggia di avampiede ad alta velocità – mentre è buona in fase di controllo in discesa.

Una scarpa quindi comoda con cui correre sulle lunghe e lunghissime distanze, come nelle brevi uscite door-to-park. Il fatto che sia una “drop-zero” non ne limita l’uso solo a coloro che riescono a correre con appoggio di mesopiede/avampiede, questa scarpa risulta adatta anche a chi ha uno stile di corsa con appoggio di tallone, la rullata è efficiente, ed anche camminando (provata per 16km di camminata in veste di scopa ad una gara, percorsi in quasi 3 ore!!!) non ho avuto problemi di affaticamento al tallone e/o sovraccarichi alle ginocchia (e credetemi, i miei ginocchi soffrono le camminate come questa, più che un lungo di corsa di 40km…). L’intersuola Eva ammortizza bene gli appoggi di tallone, ma quello che più la rende comoda è lo strato A-bound posto proprio sotto il piede, che fa percepire morbidezza e comodità sotto al piede. Questo tipo di architettura (strato “duro” sotto , strato morbido sopra per la seduta del piede) la riscontrai già anni fa in altri modelli di altre marche di scarpe americane, e risponde a quell’esigenza di approcciarsi al trail, ma in senso lato, a tutto ciò che è ritenuto l'”andare”, definibile con il termine “cruising”, il viaggio fatto senza fretta, un viaggio di libertà, di godimento, senza l’ossessione di una meta fisica e temporale.
Ecco, queste scarpe incarnano lo spirito questo modo di vivere: sono un mezzo per stare comodi, e anche sicuri, per correre come e quanto vi pare senza pensieri che non siano il piacere di correre e di vivere il momento, e da portare poi in ogni momento della giornata.

Lascia un commento

avatar
2000
Foto e Video