Daniele Nicoli

Fotografo professionista, runner per passione. www.danielenicoli.com

Le prime case che si vedono di Robilante dalla statale in verità non sono case. E’ la Buzzi Unicem, la cementeria dove Marco Olmo ha lavorato diversi anni. E’ caduta qualche goccia di pioggia, il clima è mite e la bianca velatura del cielo ci protegge dai primi raggi estivi.

Ad accoglierci è la cagnolina di Marco e Renata. – In verità, non è la mia, – sorride Marco. – E’ del vicino, ma sta meglio qui da noi. E quella è la sua cuccia. In meno che non si dica, siamo seduti nel soggiorno con un’ottimo caffè di moka preparato da Renata. Marco, seduto sul divano, ci intrattiene con i primi dietro le quinte che ci racconterà durante la giornata. Dopo mezz’ora di piacevole chiacchierata, usciamo, ma non prima di aver visto la stanza dei trofei e della sua storia sportiva.

– Scusa Marco, puoi risalire il sentiero che ti faccio ulteriori scatti? Ma certo! – mi risponde. – Poi, mi piacerebbe avere due foto laggiù, dai castagni. Quelli sono i miei alberi. Quello è il mio bosco, non dove ci sono i pini di montagna che, poi, io stesso – ci racconterà nell’intervista – ho piantato.

Saliamo in macchina. – Andiamo lassù. Ci sono i miei sentieri. In un punto c’é un trivio, lo usiamo per le fotografie: sembrano tre distinti paesaggi. Marco ha oramai confidenza con le macchine fotografiche e i microfoni. Dopo l’intervista, iniziamo la breve sessione fotografica. – Ah! Voi siete bravi, – ci dice. – Non mi chiedete di passare accanto a quella pietra, ad alzare la gamba in quel momento… Oggi è una passeggiata.

Abbiamo finito la breve sessione fotografica, e mentre si cambia noto un paio di fettucce elastiche che si toglie dalle gambe. A cosa ti servono? – gli chiedo. – Sono un mio brevetto. – mi risponde e sorride. – Mi servono per tenere fermo lo zaino. Vedi? Le lego qua e poi qua.

Saliamo in macchina per andare a mangiare, la fangosa poderale che si snoda nel bosco, tutto d’un tratto scorre sopra un prato: laggiù, Robilante. – Fermati, Andrea! Marco, scendiamo un attimo? – gli chiedo.

– Si, certo! – mi risponde.
– Vorrei farti uno scatto con Robilante sullo sfondo.
– Aspetta un attimo, la faccio anche io da qui: sai che non l’avevo mai notato questo panorama, almeno non come oggi.

Penso che è questa la poesia che, tra le altre cose, cerchiamo nella corsa: la scoperta non finisce mai, neanche nei luoghi di casa.

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