Brooks PureGrit 7

Appoggio Neutro
Drop 4mm ( 21mm al tallone, 17mm all’avampiede)
Peso 270g

Brooks PureGrit 7, Trailrunning
Brooks PureGrit 7, Trailrunning

La Puregrit è sempre stata una scarpa di nicchia, specialmente in Italia. Spesso non si trova nemmeno nei negozi, e si deve rischiare l’acquisto on-line.
Chi si è affezionato a questa scarpa, tende naturalmente a comprare la nuova versione. O a far scorta della vecchia, se la nuova non sembra soddisfare le esigenze. Per questo quindi questa recensione sarà piena di confronti – poco significativi per altri utenti – tra gli ultimi modelli.
E vi anticipo: non serve far scorta del vecchio modello, in attesa di una futura versione.

La settima versione della Puregrit non è un semplice rivisitamento, ma un completo rinnovamento di questo scarpa, fermo restando il differenziale tacco-punta, che rimane di soli 4mm, ed il peso.
Tuttavia, non cambia quella sensazione generale di comodità nell’indossarla e nel correrci.

La Puregrit 7 rimane una scarpa da corsa, con un identità forse più marcata nell’utilizzo “door-to-trail”, che, grazie al nuovo disegno della suola, ha comportamento su strada da vera stradale.

Brooks PureGrit 7, Trailrunning
Brooks PureGrit 7, Trailrunning

La tomaia è fatta, per la maggior parte, con un tessuto air mesh leggermente elastico e molto piacevo al tatto, che permette di correrci anche senza indossare calzini.
Sulla sua superficie sono presenti dei piccoli pod protettivi in gomma, posizionati in quelle zone più sensibili ad usura , che non limitano la traspirazione.

La struttura a “taco”, con la linguetta cucita sul lato dell’allacciatura interna, e il sistema di allacciatura asimmetrico, che curva verso la parte interna del collo del piede, offrono un ottima calzata. Tirando bene le stringhe, si può avvertire , ma solo al primo approccio, anche da fermi, che la tomaia “tira” verso l’interno, nella zona proprio sopra l’ossicione di giuntura dell’alluce. Sensazione che sparisce subito durante la corsa.
La parte interna della tomaia, nella zona dell’arcata, strategicamente , è fatta con un tessuto mesh più rigido, che serve a dar maggior supporto e stabilità al piede.

Brooks PureGrit 7, Trailrunning
Brooks PureGrit 7, Trailrunning

La zona dell’avampiede ha gli stessi volumi della precedente versione, ospita comodamente le dita dei piedi senza punti di pressione, ma si percepisce , sulla parte superiore dell’alluce, la presenza del rivestimento plastico di protezione, più esteso – proprio in quel punto – rispetto alla precedente versione. Nessun problema di fastidi durante la corsa, dovuti a questa presenza.

Da notare la linguetta, fatta in materiale Ariaprene, molto minimal, con l’imbottitura che si estende sul collo del piede iniziando dal punto dove è presente l’occhiello stabilizzante dell’allacciatura, che protegge il piede dalla pressione delle stringhe; è molto traforata, per migliorare la traspirazione.

Brooks PureGrit 7, Trailrunning
Brooks PureGrit 7, Trailrunning

Il contrafforte tallonare replica quello del modello precedente, per taglio del collarino, per dimensioni interne e imbottiture. Forse è aumentata l’estensione laterale della conchiglia di rinforzo interno. Forse.

Tutto molto bello, comodo e apparentemente funzionale.
Peccato solo per l’assenza, sulla linguetta, del box dove nascondere i lacci, che era presente sulla versione 6: oltre ad essere figa dal punto di vista estetico, era davvero funzionale.
La tomaia manca un po di tenuta laterale nella parte esterna: salendo e scendendo in diagonale lungo l’argine del fiume, ho sentito la mancanza di tenuta, specie in discesa, nel piede esterno (ovvero, per intenderci, salendo l’argine sulla sinistra, il piede destro): scendendo, il “carico” di spinta o appoggio faceva scivolare il piede verso l’esterno, e la tomaia non sosteneva a dovere, forse perché mancante dei tipici layer di rivestimento e rinforzo presenti in quasi tutte le scarpe da trailrunning.

Brooks PureGrit 7, Trailrunning
Brooks PureGrit 7, Trailrunning

L’intersuola è, aldilà del disegno perimetrale, la stessa, per dimensioni e materiale Biomogo DNA; materiale adattativo alle caratteristiche del piede/passo del corridore. Anche qui, indossate da fermo, ho sentito una sorta di caduta verso l’interno, indossate da fermo. Con l’uso, sono bastati pochi km per far si che la scarpa diventasse “neutra” per il mio piede.

Eppure, il comportamento in corsa sembra un po differente…
Allora, sembra che la scarpa riesca ad assorbire meglio l’appoggio – sia di tallone che di mediale – con un comportamento più morbido (seppure rimanendo nell’ambito del carattere “secco” ).
Forse questo è dovuto alla nuova suola, che non ha più quei tasselli fitti a mo’ di letto di fachiro; i tasselli, nella parte posteriore e mediale, sono meno fitti, ed intorno ad essi ci sono aree “cave”, sia longitudinalmente che orizzontalmente, che sembra favoriscano la compressione in fase di appoggio. In zona avampiede, dove è presente anche una placca protettiva ed una diversa tassellatura, i solchi orizzontali sono solamente due, uno nella posizione dove iniziano le falangi, l’altro più avanti in corrispondenza dove c’è l’area di non-appoggio delle dita dei piedi. Si percepisce una maggiore rigidità, in quel punto, ma anche maggior protezione e maggior sostengo durante la fase di spinta, forse dovuta anche grazie ad una maggior estensione di superficie di contatto dei tasselli.
Nella terza sezione della suola, sotto le dita dei piedi, i tasselli cambiano ancora disegno, riprendendo quelli sotto al tallone, predisposti per l’appoggio di tallone: se questi ultimi favoriscono l’approccio al fondo, quelli all’avampiede favoriscono l’attacco al fondo, e la precisione di controllo, al quale contribuiscono quelli “dentati” sulla parte esterna, grazie al loro maggior numero, seppur di più ridotta dimensione.

Brooks PureGrit 7, Trailrunning
Brooks PureGrit 7, Trailrunning

Tirando le somme, la Puregrit 7 rimane una scarpa molto confortevole, adatta a fondi secchi , compatti o friabili; e anche bagnati, seppur compatti o rocciosi. Non adatta a percorsi da fellrunning, perché fango ed erba bagnata non sono il suo pane. Buona in fase di spinta in salita, buona in discesa, se corsa, accompagnata dalla rullata facilitata dalla curva di approccio del tallone. Meno bene, come spiegato, nell’acrobazia “di potenza”: questa scarpa, al di là del nome, predilige tutto quanto è in linea con un atteggiamento fluido, che non un atteggiamento grintoso sconfinante nello scontroso.

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