Le ultime novità sul mondo del movimento trail

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Enrico Pollini - TrailrunningIl movimento del trail, entusiasma sempre più persone, i numeri sono li a confermarlo, ma fermiamoci una attimo a fare il punto della situazione. Ci siamo fatti aiutare da Enrico Pollini membro dell’executive board della International Trail Running Association con il ruolo di Secretary General Vice presidente di Ultrabericus Team A.S.D. e direttore di gara di Ultrabericus Trail e Trans D’Havet:

Dopo l’entusiasmante fine estate di trail (UTMB – TOR ) quali saranno le novità per il 2019 nel panorama mondiale del trail running?

Non credo che ci saranno grosse novità, probabilmente le Salomon Golden Series andranno consolidandosi. Il Tor ha annunciato l’inserimento di nuove prove e distanze nell’evento, nascerà qualche gara in più, qualcuna chiuderà i battenti. E’ invece interessante l’annuncio ufficiale, fatto in conferenza stampa il 28 agosto durante la settimana dell’UTMB, di un campionato mondiale 2021 con più prove e distanze, che riunirà le discipline del trail e della corsa in montagna in un unico grande evento istituito direttamente da IAAF con il supporto tecnico di WMRA e ITRA.

Quali saranno secondo te le prossime mosse delle varie federazioni rispetto a questo incredibile movimento trail? 

Ogni federazione nazionale ha la sua particolare situazione. Ci sono federazioni già molto attive nel trail, ad esempio il Portogallo o la Francia o certe federazioni sud americane, altre che hanno un approccio più marginale, altre ancora che il trail non sanno nemmeno cosa sia. Al momento l’interesse delle federazioni è principalmente sulla selezione delle squadre nazionali per la partecipazione ai mondiali e la creazione di un mondiale IAAF sarà sicuramente di stimolo per tutte le federazioni a confrontarsi molto di più con questo mondo e ad investire di più sugli atleti.
Relativamente invece all’organizzazione delle gare normali, e più in generale alla governance del movimento, i due mondi sono ancora lontani; a meno di un avvicinamento condiviso, tali resteranno. Non credo che le federazioni abbiano la possibilità di entrare a gamba tesa mettendo briglie e cappello ad un movimento che ha visione, filosofia, abitudini diverse da quelle tipiche dell’atletica leggera. Tuttavia è anche vero che il trail running ha avuto uno sviluppo tale, che oramai necessita di una strutturazione, e che le federazioni possono diventare un riferimento utile se si saprà costruire un dialogo tra le parti in cui ascolto e mediazione prevalgano sulle posizioni ideologiche.

Secondo te cosa dovrebbe fare la FIDAL per creare dei campionati Italiani di trail? Oppure, sei a conoscenza delle novità federali? 

Il campionato italiano federale esiste già dal 2016, tipicamente su una distanza lunga e una corta. Il problema, comune anche ad altre discipline della corsa, è che non riesce ancora a catalizzare la presenza di tutti i migliori in un unico evento, e che molti trail runners, anche di livello, sono del tutto estranei al mondo federale. Il problema è comunque diffuso anche in generale: ci sono tanti eventi e ogni campioncino ha la possibilità di vincere a mani basse senza avversari una domenica si e una no. Da un lato si ritrova la necessità di strutturare un calendario e di attribuire valori diversi alle gare che meritano, dall’altro anche gli atleti devono uscire dalla loro comfort zone di podio assicurato ed entrare nel mood “molti nemici molto onore”.

Rispetto ai team dei vari brand, sia internazionali che nazionali, che logica associativa possono avere per poterli iscrivere ad eventuali campionati mondiali o nazionali? 

A livello di campionati mondiali, il format di qualsiasi sport prevede la sola partecipazione delle rappresentative nazionali e il problema non si pone. In ITRA abbiamo organizzato un sondaggio tra gli atleti élite dal quale è emersa la preferenza per un appuntamento mondiale biennale; questo perché una tantum gli atleti possono indossare la divisa nazionale ma devono avere anche il tempo per fare la propria attività sponsorizzata. Esistono anche normazioni diverse in altri sport, dove entro certi limiti gli atleti possono esporre i propri marchi anche sulla divisa nazionale, così come non sono da escludersi a priori format di mondiali open, ma credo che siano difficilmente percorribili, soprattutto se l’evento mondiale non è annuale e anche per il brand la maglia nazionale vestita dall’atleta è più utile alla sua visibilità della rinuncia per una volta ad esporre il marchio.
Per quanto riguarda i team dei brand nazionali, sarebbe semplicissimo sponsorizzare una Società Sportiva affiliata alla federazione ed iscrivere i propri atleti a quella società; quella del nome dello sponsor accanto al nome della società è una procedura già esistente e si tratta di semplice questione amministrativa. La partecipazione ai campionati nazionali con i colori del brand a quel punto non sarebbe un problema.
A livello di brand team internazionali le cose si complicano un pò, perché le Società Sportive affiliate fanno riferimento alle rispettive federazioni nazionali; non sono un esperto di amministrazioni federali, ma mi pare che ci siano molti keniani che corrono le maratone con i colori di società sportive italiane, quindi immagino che ad un eventuale Pincopallo Sponsor Running Club con sede a Brighton ed affiliato alla federazione inglese potrebbero iscriversi, con le dovute procedure, anche atleti non inglesi.

La FIDAL, potrebbe far sua l’esperienza maturata dagli organizzatori e promotori del mondo trail, oppure preferirà mantenere la sua autonomia?

Questo è un tema da un lato circoscritto alla sola realtà italiana, ma nello stesso tempo complesso e delicato. Come detto sopra, il trail running ha avuto uno sviluppo tale per cui una strutturazione si rende necessaria; sto pensando per esempio ad uno standard minimo di sicurezza organizzativa, al coordinamento dei calendari, alla valutazione dei percorsi, o ancora all’eventuale giudizio su un reclamo eccetera. Nell’impossibilità pratica di costituire una federazione autonoma, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, pur con tutti i distinguo del caso e con la presenza “anomala” degli EPS, diventa inevitabile il riferimento alla FIDAL. Nonostante qualche deciso passo in avanti, la federazione è ad oggi tecnicamente ancora impreparata a gestire complessivamente il mondo trail e, di contro, il movimento è ancora refrattario alle logiche di società, tesseramenti, tasse gara, giudici eccetera. Credo quindi che nel brevissimo termine sia necessario che la federazione raccolga l’esperienza ed i suggerimenti degli organizzatori e di tutti i players sulla scena trail nazionale, senza voler imporre integralmente i propri modelli ma adattandosi alla situazione; nel contempo il mondo trail deve saper superare certe barriere ideologiche e rendersi semplicemente conto che il cappello di una federazione può essere una garanzia sulla qualità minima degli eventi e che il tesseramento è alla fine solo un adempimento assicurativo di legge. Per certo da parte della federazione deve esserci una riconsiderazione dei parametri economici nei confronti delle società organizzatrici, perché fino a quando organizzare una gara di trail in ambito EPS costa un centinaio di euro mentre per organizzare la stessa gara in ambito FIDAL ce ne vogliono novecento, i grossi eventi non avranno problemi, ma per la stragrande maggioranza delle piccole organizzazioni questa differenza sarà sempre una discriminante notevole. A questo va aggiunta una necessaria generale semplificazione delle procedure: calendario unico nazionale, accesso informatizzato e semplice al calendario stesso, allargamento delle convenzioni a tutti gli EPS con validità di tutte le tessere senza distinzioni tra eventi nazionali ed eventi regionali, accessibilità al database per le verifiche dei tesseramenti, semplificazione della presenza dei giudici eccetera. Da parte degli organizzatori, invece, è necessario fare un fronte comune mettendo razionalmente sul piatto queste istanze e confrontandosi direttamente con la federazione stessa, prima di doverla subire in futuro, magari grazie a qualche leggina approvata di sottobanco nottetempo. A livello internazionale questo dialogo tra ITRA, che rappresenta organizzatori ed atleti, e IAAF è in corso da tempo e ne si potranno vedere i primi risultati a breve; in Italia gli organizzatori potrebbero utilizzare la loro membership ITRA come strumento per unirsi ed intraprendere lo stesso dialogo a livello nazionale con una strada già tracciata a livello superiore.

Dove sta andando il movimento trail? 

E dove vuoi che vada? Nel 2016 la curva di crescita del numero di eventi ha superato la curva di crescita dei praticanti, ergo, il movimento continua a crescere ma mentre in passato gli eventi facevano comunque sold out, oggi molte gare arrancano al pelo. La logica vorrebbe che fosse il mercato a premiare le gare e gli organizzatori migliori, in realtà questo mercato è falsato dalla disparità di contributi pubblici ai singoli eventi e, spesso, anche da una poca razionalità degli sponsor nell’allocare i loro budget.
Dieci anni fa eravamo qualche migliaio, ci conoscevamo tutti, bastava un forum per parlarsi e si facevano centinaia di chilometri pur di fare una gara; oggi i praticanti sono tanti di più e ogni domenica c’è una gara sotto casa; è inevitabile che le gare si regionalizzino e che solo i grandi eventi possano contare su una partecipazione più allargata.
Molto probabilmente assisteremo ad un’evoluzione più professionale degli atleti di punta, ad una stabilizzazione della partecipazione di massa e ad una regolamentazione più precisa degli eventi. Ma cresceranno anche nuove formule, come i percorsi in autonomia totale registrati su gps o le prove multi sport. Sono inoltre già in tanti quelli che corrono in montagna, o fanno fast hiking, per conto loro, senza bisogno di pettorali e cronometri, ma grazie a Dio di sentieri ce n’è per tutti.

Grazie di cuore per il tempo che ci hai dedicato … 

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