Peso 340gr – Intersuola : 29-21mm

A guardarla, nera e gialla, la Supertrac Ultra RC , proprio come la Supertrac RC, è proprio bella. Anzi, ancor più bella. E va oltre. Va Ultra.

Mettiamolo in chiaro: non è la sorella maggiorata della Supertac. Se proprio vogliamo essere precisi, questa scarpa adotta la stessa struttura di intersuola della Kinabalu.
Rispetto alla quale, cambia nella tomaia, vera novità; e anche nella suola, vero prodigio.

Tomaia

La tomaia è fatta col tessuto Schoeller Dynamic.

Ignoravo l’esistenza di questo Brand e dei suoi prodotti.
Ho iniziato a dare un occhiata su internet, cercando informazioni al di fuori del sito ufficiale (sapete com’è, chi si loda..), e a parte le solite notizie copia-incolla dei comunicati stampa, ho trovato un bel articolo sul sito RECOIL dal titolo “The ultimate Firearms Destination for the Gun Lifestyle“. Gun Lifestile? Eh?!?

Ok. Leggo e scopro che i tessuti di Schoeller Dynamic sono stati pensati per attività outdoor di tipo “marziale” , per capi di abbigliamento – specie pantaloni – da “guerriero” che corre-e-striscia in ambienti naturali, e magari si ritrova a combattere un corpo a corpo col nemico; un tessuto elastico e resistente alla sollecitazione e alle abrasioni.

E quindi vediamo un po come gli ingegneri Scott hanno utilizzato questo tessuto per costruire la tomaia: un unico pezzo di tessuto che avvolge il piede.

Un tessuto che ha una sua ruvidità superficiale al tatto, e ti fa pensare che non possa bastare la punta di un coltello per perforarlo. Un tessuto la cui resistenza ha permesso agli ingegneri Scott di poter eliminare l’addizione, sui lati, di quei tipici strati di tessuto o gomma rinforzanti.

Lungo il perimetro della tomaia, è stata aggiunta una vera e propria corazza perimetrale protettiva in materiale plastico, il cui apporto secondario è aumentare il sostegno della tomaia al piede, nella parte bassa: anche nelle situazioni di corsa più acrobatica, tipo salite in senso diagonale su forti pendii con fondo friabile, dove si può perdere contatto col fondo, il piede non scivola al di fuori della pianta d’appoggio, rimane ben trattenuto, il che permette di recuperare situazioni di instabilità di appoggio col fondo

In tutta questa tomaia corazzata dal look tecnologico, stona un poco la presenza di normali lacci in tessuto, che svolgono il loro dovere senza problemi; ma quanto sarebbe stata ancora più figa e funzionale la presenza di un sistema boa !?

La linguetta, che termina a filo del del taglio del collarino, è discretamente imbottita, e sebbene non abbia una struttura interna a calzino/semicalzino, resta stabile in posizione, anche grazie alla posizione strategica degli occhielli passalacci; non sarebbe stata male la presenza di una “tasca” superiore dove nascondere i lacci, che restano un po lunghi.

Il collarino ha un profilo alto sul piede, e un contrafforte tallonare raccolto e ben imbottito, fermano tenacemente la scarpa intorno al piede, anche in situazioni di fango pesante, la scarpa non perde la presa sul piede nel momento dello stacco.

Calzata

Per quanto riguarda la calzata, da notare che il fit è molto fasciante, la zona dell’avampiede è molto raccolta, ma non mi è capitato di soffrire pressioni in zona alluce, né di ritrovare la pelle dell’alluce abrasa quando ci ho corso senza calzini (a volte, in alcuni modelli, mi è capitato di trovarmi sbranato e sanguinante..)
Il puntale è ben rivestito , direi iperprotettivo. Ho avuto l’occasione di sbattere forte la punta contro un sasso e… ha sentito male lui!

L’intersuola

L’intersuola, condivisa col modello Kinabalu, non è una novità, comunque è un altro capolavoro d’ingegneria: guardando la sua sezione posteriore, non si può fare a meno di notare la sua struttura esagonale. Di solito questo profilo è trapezoidale: dalla pianta del piede si allarga verso la superficie di appoggio. Qui invece si allarga per poi restringersi.

Non penso sia un sola questione di stile, ma una geometria funzionale al comportamento dell’intersuola, che è fatta in materiale abbastanza rigido, non spugnoso, che rende la scarpa stabile e protettiva (tant’è che non è presente una placca antiroccia sull’avampiede).

Se cercate nella Supertrack Ultra una scarpa che si comporti come un cuscino che al momento dell’appoggio accompagni dolcemente la fase di atterraggio, questa scarpa non è fatta per voi.

No, qui si ha un tipo di ammortizzazione non percettibile in quel senso, non c’è l’ammortizzazione “esterna”, dell’impatto assorbente dell’intersuola col fondo, ma c’è ammortizzazione “interna” , dell’intersuola che si comprime sotto al piede assorbendo il peso d’impatto.

La suola… le suole!

La suola è un altro capolavoro ingegneristico Scott. Loro affermano “Traction Matters“.
Io affermo sempre che la trazione è il risultato di tanti fattori che si verificano durante la corsa. Non solo di materiali e forme.

Ma, volendo concentrarci su questi aspetti, non possiamo fare a meno di notare che questa scarpa non è dotata di una semplice suola, ma di una duplice suola, composta di due livelli: un livello “superficiale”, quello fatto dei tasselli molto profondi a forme di chevron, che oltre ad avere il classico orientamento senso marcia in zona avampiede, e retro marcia in zona tallone, ha dei tasselli perimetrali, in zona avampiede orientati verso l’esterno, per aggredire meglio il fondo – specie in discesa, nei cambi di direzione.

C’è poi un livello “inferiore” dell’intersuola: è quello composto da piccoli tasselli piramidali posti nello spazio della suola – di solito piatto, vuoto – che separa i grandi tasselli a chevron.

Difficile dire se questi pochi millimetri di tasselli possano fare la differenza “sul campo”, ma è sicuramente una cosa degna di ammirazione, almeno nell’intento.

La trazione sui terreni molto friabili e specialmente fangosi si è dimostrata molto affidabile, e specie sul fango, si riesce ad avere un ottimo controllo.

Probabilmente a questo collabora quella superficie di intersuola laterale obliqua che, allargandosi, ed avendo scalanature a pettine, aumenta ancora la superficie di appoggio nel momento dello sprofondamento.

Avevo dei dubbi sulla stabilità su fondi pietrosi: la superficie di appoggio dei tasselli non è tanto ampia, ma poggiando il piede , specialmente in situazioni di appoggio non “piatto”, si riesce a percepire il fatto che i tasselli flettono, permettendo alle alette degli chevron di “appiccicarsi” al fondo, quando non possono “addentarlo”, e a permettere così al piede di restare in condizione stabile. Ed ammortizzare anche l’impatto.

Considerazioni finali

E’ una scarpa adatta a qualsiasi tipo di atleta, una scarpa con cui uscire per affrontare qualsiasi distanza trail (per sky e vertical c’è la Supertrac RC), qualsiasi tipo di fondo; confortevole ed efficiente durante la corsa pura ed anche nella corsa-camminata con indosso zaino da 20L per uscite pluri giornaliere in autosufficienza.

Accompagna bene la corsa e la fase di controllo su single-track friabili o compatti, anche in presenza di fogliame viscido, può soffrire solo le bajadere – specie se in discesa – dove servirebbe maggior assorbimento del fondo sassoso o maggior flessibilità (a seconda dello stile di corsa adottato).

Sorprendente anche la fase di appoggio con la zona mediale, quando capita di andare su grossi sassi stondati o radici affioranti, si ha un ottimo controllo, la scarpa non scivola via, incassa bene il colpo e rilancia ottimamente.

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