Molti anni sono passati dalla mia prima esperienza di endurance trail, paragonandolo ad oggi risulterebbe come una distanza di media lunghezza.

Nessuna preparazione specifica, se non quella di macinare più chilometri possibili, con l’unica aspettativa di resistere e di arrivare in fondo nel minor tempo possibile.

Ancora oggi molti sono convinti che questo metodo di allenamento sia l’unico efficace per portar a termine queste gare, che permetta di aumentare sia la velocità che la resistenza. Ma siamo proprio sicuri che sia veramente efficace ?

Ovviamente, per mia forma mentis, quando la massa si convince di un metodo o protocollo, è proprio in quel preciso momento che incomincio a nutrire dei dubbi ed a pormi delle domande.

Se fosse cosi efficace non si spiegherebbero molti infortuni, cali di prestazione e qualsiasi altro motivo di ritiro durante le gare trail. Un pò meno fra gli atleti di punta che seguono preparazioni personalizzate e periodizzate. Bisognerebbe osservare il fenomeno con una visione d’insieme cercando di comprendere e capire alcuni aspetti fisiologici, psicologici, organizzativi.

– Quelli fisiologici; partiamo dal presupposto che il nostro fisico NON è adatto per coprire ultra distanze, anche se capace di farlo non vuol dire che possa riuscirci senza subirne conseguenze. Per sua natura, l’uomo ha delle caratteristiche più adatte a distanze di media lunghezza (20 – 30 km al massimo della sua velocità che possa esprimere), sviluppate in certi limiti di tempo. Questo adattamento è stato necessario per la predazione che doveva svilupparsi prevalentemente di giorno e velocemente, necessario per il proprio sostentamento e quello dei suoi simili. Al calare del sole, con le prime ombre della notte, terminavano tutte le attività, riposava recuperava tutte le energie per affrontare la giornata successiva.

L’abbiamo fatto per milioni di anni, e i moderni corridori ne dovrebbero prender spunto, perché conserviamo ancora tali caratteristiche. La luce diurna, la distanza adeguata, il contesto naturale, fanno si che il nostro fisico possa trovarsi nelle condizioni più adatte per esprimere il meglio le proprie doti atletiche, andando oltre a questi limiti si dovranno gestire situazioni di disagio ed una serie di necessità di vario genere.

– Aspetti psicologici: dal lontano passato ad oggi, e conseguentemente alla sua particolare evoluzione rispetto al mondo animale, l’uomo ha maturato un aspetto psicologico che gli permette di gestire la fatica; il pensiero astratto. Questo gli ha permesso di focalizzare mentalmente l’obbiettivo anche se non visibile, è la spinta propulsiva mentale che ci ha permesso di diventare un predatore quasi infallibile. Riportato ai giorni nostri, è la facoltà  d’immaginare il finale o la conclusione, anche se non concretamente visibile, come i finale di un film o di un libro prima dell’epilogo, e trasbordato nel mondo del trail, rispetto alle lunghe distanze, è quello d’impegnarsi oltre i limiti fisici focalizzandosi sul traguardo o altre motivazioni personali o agonistiche permettendoci di concludere prove fisiche importanti.

Aspetti organizzativi: un organizzazione precisa è sempre un valore aggiunto alla nostra quotidianità, ma lo è anche durante una gara trail ! Avere sempre la cognizione della distanza che dovremo coprire e di conseguenza conoscere l’indice di sforzo e di performance, equipaggiandosi in modo adeguato. Mai sovra stimarsi, affrontare gli elementi naturali con umiltà e con la prevalente consapevolezza che di fronte a Madre Natura siamo solo dei puntini. Accadeva anche nel nostro passato di predatori ancestrali, dove l’organizzazione era anche una questione di ruoli fra i componenti del gruppo, dove ci si sosteneva a vicenda per raggiungere l’obbiettivo, un pò come quando accade nei nostri trail, dove si condividono fatiche e ciò è molto gratificante per chiunque !

Quindi, secondo questo punto di vista nessuno di noi sarebbe in grado di chiudere un ultratrail ? Purtroppo è a triste realtà, siamo rilegati dal nostro DNA evolutivo, ma non disperiamo… sappiamo benissimo che tutti noi siamo in grado di farlo, arriviamo sempre un pò acciaccati, ma felici di averlo fatto.

Quindi ? Come possiamo mettere insieme le due cose, cioè passione e limiti fisici ? Bene sono convinto, che tutto ciò sia fattibile seguendo alcuni semplici consigli… curiosi ? Bene, allora, vi aspetto al prossimo articolo !

1
Lascia un commento

avatar
2000
Foto e Video
 
 
 
 
1 Comment threads
0 Thread replies
0 Followers
 
Most reacted comment
Hottest comment thread
0 Comment authors
Recent comment authors
più nuovi più vecchi più votati
trackback
Il metodo di allenamento per l'endurance trail [II parte] | Trail Running

[…] Il metodo di allenamento per l’endurance trail [I parte] […]