Non avevo mai corso con una scarpa Hoka prima di provare le Speedgoat 3. Me ne avevano parlato come di una scarpa “comoda”, ma questo aggettivo descrive poco e niente le caratteristiche di una scarpa da corsa, soprattutto di una scarpa da trail running.

Quando l’ho calzata sono rimasta sorpresa da quanto la Hoka One One Speedgoat 3 fosse leggera: pensavo fosse più pesante, visto tutta quella gomma dell’intersuola. Poi ho capito che parte di quella gomma che si vede non è tanto l’intersuola che sta sotto al piede, quanto un bordo di essa che si alza e che forma così un perimetro di contenimento intorno al piede, facendolo restare ben fermo all’interno della tomaia, che nella zona del tallone è stretta, ben imbottita, ben salda sul tallone e sotto la caviglia.

Hoka One One Speedgoat 3: l'intersuola ha un bordo perimetrale rialzato rispetto alla seduta del piede, per aumentare stabilità di seduta
Hoka One One Speedgoat 3: l’intersuola ha un bordo perimetrale rialzato rispetto alla seduta del piede, per aumentare stabilità di seduta

Sin dai primi km ho sentito quanto la scarpa fosse dinamica e molto ammortizzata, si percepisce tanta comodità quando il tallone va ad appoggiare a terra. Inizi a correre e ti rendi conto di quanto sia piacevole farlo, così piacevole che te lo vuoi godere, andando con calma, senza furia, senza sforzo, si ha come l’impressione di poter andare all’infinito, come avere nuvolette ai piedi. Riesco a correre spensierata.

Ci ho corso su sentieri rocciosi e discese tecniche ed è proprio in questi sentieri tecnici che si può ben dire “questa sì che è una scarpa ammortizzata”, il top: le discese con fondo molto roccioso riuscivo a percepirle meno insidiose e meno fastidiose per il piede; nelle discese tecniche riuscivo ad avere buon controllo ed anche un passo agile grazie all’intersuola “rimbalzina” che mi dava un buon momento di appoggio e un bel ritorno di spinta in fase di stacco.

Mi è capitato di mettere male il piede, e la cosa buffa, nemmeno in punti di sentiero difficili: momenti in cui un sasso si è mosso sotto il piede, o una radice affiorante che ho interpretato male. Cose banali che succedono, momenti in cui senti la caviglia come piegarsi e schiacciarsi sul piede, momenti in cui pensi al peggio, senti un fitta e poi pensi di finire per terra dal dolore. E invece ho sentito come se qualcosa frenasse quel momento di collasso e mi rimettesse il piede in posizione. La fitta di dolore è rimasta e ci è voluto un po’ di metri di camminata perché passasse, ma tutto sommato è andata bene. Questa è una delle conseguenze della struttura a “culla” dell’intersuola che protegge il piede, lo riallinea nel momento in cui fa forza contro i bordi rialzati. Bene.

La zona dell’avampiede è raccolta, non stringe sulle dita dei piedi, ma non c’è tanta libertà di movimento per le dita, anzi, direi che non si muovono proprio.

Hoka One One Speedgoat 3: il puntale è rivestito perimetralmente con materiale plastico morbido, la tomaia è ben traforata e traspirante
Hoka One One Speedgoat 3: il puntale è rivestito perimetralmente con materiale plastico morbido, la tomaia è ben traforata e traspirante

Il puntale è rivestito da materiale plastico, ma non ha potenzialità protettive, se si andasse a sbattere contro qualcosa; cosa difficile da verificarsi, perché il puntale è ben rialzato da terra, gli ostacoli sbattono sotto, contro la gomma dell’intersuola. Il piede ha una seduta comoda, la tomaia veste bene senza dare fastidio, e mi è sembrato e di non soffrire caldo, in quella giornata di anomalo caldo in cui mi sono ritrovata. Ho anche messo i piedi nel laghetto che si trova nelle vicinanze del sentiero , per bagnare le scarpe e sentire se l’acqua restava all’interno, ma dopo un centinaio di metri di corsa non ho sentito acqua sotto al piede o sotto la soletta: ho visto l’acqua venire pompata fuori dai fori della tomaia, dalla parte superiore. Pensavo peggio, visto che davanti la scarpa è rivestita lungo tutto il perimetro.

Hoka One One Speedgoat 3: suola Vibram Megragrip
Hoka One One Speedgoat 3: suola Vibram Megragrip

In fatto di trazione la scarpa mi ha dato sempre ottima confidenza col fondo, non ho mai sentito di andare a vuoto in fase di spinta o di sentir mancare la presa. Nel fango rimane un po’ impantanata, viste la dimensione in larghezza, si sprofonda poco, ma si rimane ben invischiati e il fango rimane attaccato. In salita vado a passi piccoli, spingo poco, per cui anche lì non ho mai sentito venir a mancare l’appoggio.

 

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