Testo di Michele Penzani

Corro a petto nudo in montagna da ormai vent’anni,  in solitaria e totale autonomia (senza alimentazione e idratazione fino ad un max di 35 km),  fino a circa -3°C , anche se la temperatura sopportata dal fisico di un essere umano è notoriamente soggettiva e quella percepita  dipende da diversi fattori, non solo dalla misurazione termica dell’atmosfera.

Sono nato il 4 settembre del 1972 e le gare di Trail ho iniziato a farle dal recente 2015, prendendo l’occasione di staccare dal lavoro qualche weekend, conoscendo ambienti nuovi a me sconosciuti, che non avrei mai potuto solcare con relativa sicurezza senza conoscerli, nel lampo di un fine settimana.

Mi sono reso conto già alla prima “winter”, che, nonostante mi togliessi la maglietta soltanto pochi istanti prima dello “start”, quindi con tutto il materiale obbligatorio con me, nel pieno rispetto delle regole della manifestazione, avessi “troppi occhi polemici addosso” ed allora mi sono fatto confezionare una divisa da indossare all’inizio e alla fine della manifestazione (e da allacciare velocemente nei ristori o nelle soste), pensata per evitare l’unico inconveniente fisico che ho quando gareggio, cioè le escoriazioni causate dallo zaino tecnico che occorre per contenere il materiale obbligatorio stesso.

In pratica si tratta una maglietta da ciclista senza maniche, che mi permette di tenere riparata la schiena dallo strofinio dello zainetto e posso aprire davanti completamente, senza dare troppo nell’occhio.

Ho sempre avuto una copiosa sudorazione fin da giovanissimo, quando giocavo a tennis e durante i match, capitava spesso di cambiare polo anche quattro volte.

Dopo l’esperienza militare,  già pieno di fratture alle mani e alle braccia, abbandonando il tennis, ho continuato solo l’allenamento che facevo in montagna…ed andando quasi esclusivamente in solitaria, per evitare di portarmi appresso troppi cambi, mi sono abituato all’esposizione a petto nudo…proprio come si usava fino a qualche secolo fa.

Il principio è noto: l’epidermide consente un’elasticità di termoregolazione che, normalmente, oscilla tra i +50 e -5°C in condizioni di esposizione dinamica, sotto sforzo respiratorio “medio; medio-alto; alto”.

I pori sudoripari hanno l’eccezionale proprietà di essere dei “coni mobili”, vale a dire che il diametro interno è “maggiore” di quello esterno e tale differenza può aumentare se il fisico viene abituato a restare in contatto con il fluido atmosferico.

Ne consegue che l’epidermide rimane impermeabile all’esterno, ma molto meno all’interno, come tutti sanno…ma ampliando questa sua proprietà, il fisico ha una minore dispersione di acqua, sali minerali e soprattutto espande la propria tolleranza ai cambiamenti termici del clima.

La resistenza diventa davvero percepibile con le radiazioni dei raggi solari (si avverte calore in superficie, ma non il fastidio del caldo che penetra, quindi diminuisce la sudorazione), pioggia (sotto sforzo l’acqua che scorre è anche piacevole) e il freddo (appare più una sensazione di frescura superficiale)…

Ovviamente tutto è rapportato al concetto di esposizione dinamica: già intorno ai 10-12°C, fermarsi per qualche minuto, si può entrare in fase di ipotermia…infatti, dal momento in cui si arresta lo sforzo fisico, è necessario coprirsi.

Quando ci si abitua, si capisce “sulla propria pelle” che la variabile termica dipende da tantissimi fattori (una serata coperta e umida di novembre a +8°C la avverti più fredda che a correre col sole pieno a 2000 metri a -3°C).

Quindi, se può sembrare strano riuscire a correre a petto nudo su di un manto nevoso (e la neve può fissare la percezione al suolo di 0-3°C, che è una temperatura maggiormente sopportabile dei “famigerati  4 termici” , dove le molecole di acqua hanno il volume più alto), in realtà è necessario soltanto evitare che la sudorazione non liberata dagli indumenti, faccia patire di più il freddo quando si abbassa lo sforzo fisico…infatti, chi corre, sa bene quanto sia fondamentale essere sempre asciutti.

Il Gore-Tex è una fibra inventata per copiare proprio il “funzionamento” dell’epidermide…la differenza è che esso è composto da 10 strati, la pelle solo da 6 e ha i pori con diametro oscillabile, mentre il tessuto ha porosità fissa.

Abituandosi ad essere coperti, si ha una maggiore dispersione di sali minerali e superiore vulnerabilità alle condizioni climatiche differenti, nonché minore resistenza alle escoriazioni.

Il progresso ci ha abituati a molte comodità, che hanno permesso all’uomo di esporsi in contesti inusuali per la nostra natura e la comunicazione sociale, nel corso del tempo, ha articolato il progresso in condizionamenti (espressioni complesse di comunicazione, come la moda, il riconoscimento in gruppi, ecc), facendoci spesso “dimenticare” l’elasticità delle grandi proprietà del nostro fisico…non dimentichiamo che Annibale, per arrivare a Roma, preferì passare dalle Alpi, piuttosto che attaccare via mare e questo anche per due ragioni logistiche, entrambe collegate all’acqua.

La prima è che sarebbe stato molto complicato trasportare con le imbarcazioni di allora, sufficiente acqua potabile, necessaria per garantire una sufficiente autonomia, la seconda è che il suo esercito ne avrebbe trovata in quantità proprio facendo il percorso terrestre, corrompendo anche le popolazioni dell’Impero con spezie, sale ed altro (molto più leggeri da trasportare).

L’abbigliamento, come noto, consisteva soltanto in strati di tessuto e sandali resistenti.

Un altro aspetto che spesso si trascura, infatti, è il rivestimento del nostro piede.

Ormai imperversano giudizi tecnici di ogni tipo sulla qualità delle calzatura per la corsa; addirittura il mercato ci offre una vasta scelta di scarpe per ogni tipo di corsa e relativa superficie, ma dimentichiamo che il piede, per avere una buona resistenza alle vesciche, deve “respirare” e soprattutto essere sufficientemente “calloso”.

Abebe Bikila, vincendo la maratona di Roma alle olimpiadi del 1960, ha  ricordato al mondo di cosa sono capaci i nostri piedi.

Durante lo sforzo fisico, respiro soltanto col naso, sia inspirando che espirando e questo per tenere bassi i battiti cardiaci…questa è la tecnica che ho avuto più difficoltà ad abituarmici, rispetto a correre senza maglietta.

La controindicazione?:  soltanto agonistica…perché respirando soltanto col naso, si è irrimediabilmente più lenti, ma il beneficio cardiovascolare, col tempo, limita le lesioni muscolo-scheletriche, perché lo sforzo fisico è sviluppato in maniera più omogenea; inoltre si aumenta la tolleranza alla diminuzione dell’ossigeno in quota.

Una società che invita alla performance, se da un lato ha aiutato enormemente lo sportivo anche nel settore dell’abbigliamento tecnico, dall’altro renderebbe buffo chi la maglietta non la usa, ma espone anche all’utilizzo del doping…e questo è da sempre un problema…chi corre senza maglia, con cognizione di causa, al massimo sottolinea un problema di pregiudizio nei suoi confronti.

La società, da più di tremila anni, è improntata sul concetto della competizione in ogni sua applicazione e questo per la logica del progresso della civiltà stessa…e se questo ha comportato -e continuerà a comportare- i benefici sociali che conquistiamo epoca dopo epoca, è altrettanto vero che certe conquiste si radicalizzano al punto che si dimenticano certe specificità naturali intrinseche dell’essere umano, a discapito -a volte- dell’ottimizzazione del progresso stesso, vedi l’alienazione in ogni suo aspetto (lavoro, e dipendenze psicologiche in primis).

Capita quindi che, allo start di una gara, devo tutelarmi del preconcetto di esibizionismo, partendo vestito e coprendomi all’arrivo, portando con me il necessario obbligatorio che, spesso, nel mio caso, sono indumenti in eccesso, ma non mi “pesa” più di tanto, perché l’organizzazione di una gara, mi offre la possibilità di percorrere percorsi a me sconosciuti in tutta serenità, quindi accetto e rispetto le regole imposte.

Sarebbe corretto se si rispettasse chiunque scelga in autonomia come e se utilizzare il materiale tecnico che porta o deve portare con sé, per necessità o solo per regola.

7
Lascia un commento

avatar
2000
Foto e Video
 
 
 
 
più nuovi più vecchi più votati
Lorenzo
Ospite
Lorenzo
Valutazione :
     

Come mai se si inspira solo con in naso si riducono le lesioni muscolo scheletriche? Davvero fa tenere il battito più basso? Dove posso approfondire questa cosa? Inoltre, per chi corre a lungo (ultra) quello è davvero l’ultimo dei problemi, il battito che sale dico. Inoltre non capisco a cosa faccia bene non bere per fare 35 km, una cosa folle per la performance… detto questo, questa persona è molto educata e competente… e capisco bene la sua scelta di correre a petto nudo. Non capisco che problema sia. Anche io spesso da solo nei boschi d’estate lo faccio e… Leggi tutto »

Daniele
Ospite
Daniele
Valutazione :
     

Ma invece con il vento ci sono controindicazioni ?

Gianluca Gaggioli
Editor
Gianluca Gaggioli
Valutazione :
     

Ciao. C’è chi in estate, con temperatura superiore a 30 grad, si toglie la maglietta per correre. Io invece preferisco tenerla, perchè penso che il fatto che la maglietta si bagni del mio sudore, mi aiuti a rinfrescarmi, specialmente se c’è un po di ventilazione. E’ un discorso corretto, o sola una mia convinzione?