Quando ho aperto la scatola ed ho preso in mano queste Maia della CMP Sport, non ero sicuro di sapere cosa mi trovassi davanti.  Soppesando una scarpa, studiando un po’ la forma dell’intersuola, la suola, il modo in cui reagisce alla pressioni della mia mano, alle torsioni, riesco a farmi un idea del carattere della scarpa, di quello che può fare. A volte potrei già scrivere la recensione prima ancora di provarla! Questa CMP Maia invece è stata un mistero da svelare. Bene!

 L’ho  messa sulla bilancia, e per la mia taglia – cm 28 / 44 –  son risultati 305gr. Non l’avrei detto! Mi sembrava più leggera.

Tomaia

Originale nell’aspetto, direi esotica, con quella tomaia sgargiante e fantasiosa, in tessuto morbido e molto traspirante, con una zana avampiede raccolta ma non stretta, con un puntale in pelle cucito, ben protettivo., che non infastidisce le dita dei piedi.

Il contrafforte tallonare è largo, alto e avvolgente intorno al tendine, ben imbottito e ben rivestito, comodo anche sul piede nudo, non ha arrecato problemi di strofinamento.  Il sistema di allacciatura è particolare, molto alto sul collo del piede, con i fianchi molto ravvicinati.

Intersuola

L’intersuola presenta un differenziale tacco punta di 8mm, un altezza a terra del tallone di circa 28mm. Quindi una scarpa abbastanza classica, per passo rullato.

Interessante l’architettura dell’intersuola nella zona sotto al tallone: il tacco, nell’area di appoggio, è diviso del resto dell’intersuola da una profonda scalanatura. Lo strato di gomma della suola sovrastante si flette e si inserisce in questa fessura, come un tirante.

Questa soluzione mi ha ricordato quella adottata anni fa nelle Adidas Supernova Riot 4.

Nel sistema Formotion di Adidas,  l’area di appoggio del tallone era indipendente dal resto della piattaforma, permettendo così un comportamento più flessibile e adattativo al momento dell’impatto a terra.

Il sistema stabilizzante della CMP Maia sembra un po’ meno sofisticato nella realizzazione, ma ha maggiori potenzialità.

La zeppa è divisa in due parti, che forniscono un ulteriore capacità di flettersi e adattarsi al profilo del terreno, stabilizzando il piede dopo ha un momento di impatto piacevole e rassicurante.

Suola

Vibram.Fast Trail, molto efficiente per la corsa veloce su terreni compatti e rocciosi, durevole e che adotta il Vibram® Ground Adaptive Zone, tecnologia che ha effetti di alleggerimento dell’impatto e maggiore sicurezza nell’atterraggio, le cui potenzialità sono perfettamente sfruttate dal sistema di impatto dell’intersuola.

Bello e molto valido tutto il kit di abbigliamento CMP per il trail running
Test

Nell’indecisione sul dare un’identità a questa scarpa, ho tentato un diverso approccio. Niente rodaggio di qualche km su percorso asfalto-parco-strada bianca-argine, niente dislivello – per trovare posto nella scarpa, e per capire le potenzialità del reparto intersuola.

Questa volta son partito dai piedi di una montagna, 600mt slv, ed in tre km sono salito fino a 1600mt, trovando neve e sentieri ricoperti di fanghiglia ghiacciata; poi mi son buttato giù sull’altro versante, quello più esposto al sole, fare 800mt di dislivello negativo in 5km. Sentiero boschivo, faggeta e pineta, impregnato di acqua dello neve che si stava sciogliendo, in alcuni punti ancora presente visibile ai bordi del sentiero, in alcuni altri ricoprendolo; fango sporcato da foglie secche e marce, rami e ramoscelli vari.

Un percorso cazzuto, molto corribile. Anche troppo corribile!

In questa prova la scarpa mi ha sorpreso, perché mi aspettavo di soffrire al puntale, di sbattere l’alluce contro la parete anteriore. Affrontare la discesa in modalità di attacco, puntando il sentiero con appoggio in parte anteriore, è stato un comportamento ben supportato dalla parte anteriore della scarpa, che priva di un rock-plate protettivo, risulta flessibile e sensibile, permettendo al piede di capire bene il momento di appoggio.

Terminata la discesa tecnica, sono quindi arrivato al paese dove avrei dovuto prendere il Bus per riportarmi al punto di partenza, nella vallata opposta. Ma vista la bella giornata, visto che mi sentivo bene, ho proseguito per una decina di km su strada asfaltata di montagna. Non mi sembrava di avere una scarpa da trail ai piedi! La scarpa era confortevole anche su asfalto. Ho provato diversi tipi di passo, ed ho sentito che la risposta della scarpa era più efficiente a ritmi veloci: non è una scarpa da tapasciata, da ritmi lenti e gaudenti, ma da spinta costante.

Conclusioni

A questo punto posso dire che la CMP Maia mi ha sorpreso.

E’ la scarpa che nelle foto viene portata da Marco Olmo, quindi uno potrebbe pensare sia una scarpa adatta alle ultra distanze. Tutte le scarpe possono esserlo, dipende solo dall’atleta.

Quindi, dimenticando Olmo, analizzando la scarpa per quello che è, posso dire che è adatta per brevi e medie distanze, a ritmo spinto, o comunque passo di tipo energico, su tutti i tipi di percorso, meglio sfruttabile su single-track battuti e tratturi corribili, percorsi da mountain-bike.

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