Oggi, nel mio lungo pensare del vero senso della corsa in natura, le domande si affollano cerco di dargli un ordine logico, sapendo benissimo che ciò sia contro natura.

Da circa un anno che non partecipo a manifestazioni trail per ragioni personali e di salute, ma non ho smesso di allenarmi, anche se il termine “allenamento” in questo caso è un pò lontano dal concetto stretto. Amo moltissimo uscire da solo in quasi totale autonomia, o meglio, con lo stretto indispensabile per garantire un minimo di sicurezza nelle mie uscite.

Devo essere sincero, mi sono un pò disintossicato dalla maniacale ricerca della “prossima gara” un pò allontanato dal mondo delle corse, anche se mi manca parecchio il contesto, non sento più la bramosia di un tempo… sarà l’età che avanza, ma trovo molto più rigenerante, per ora, il confrontarmi con me stesso ed il mondo che mi circonda, in continuo ascolto di messaggi esogeni ed endogeni.

Ma cosa serve ad un trailer, per godere il massimo della corsa in natura ? Poco o niente, ma in tutti sensi… e non mi riferisco solo all’equipaggiamento.

Trovo nella formula del minimalismo la soluzione definitiva per “assaporare” un trail nel modo giusto:

partendo dalle scarpe, che con difficoltà cerco e trovo più adatte ai miei piedi, oramai abituati, dopo un lungo periodo transazionale, solo quelle così dette “minimaliste” rispetto alle scarpe “ammortizzate”. Il fatto di percepire i sassi sotto i piedi mi da stabilità e mi costringe a correre nel modo in cui madre natura ha definito per noi sapiens. Per ora non riesco a rinunciare alle calze, infilate in calzature assolutamente contrarie al comune pensiero che suggerirebbe una calzatura più strutturata e protettiva, da cosa non è ancora chiaro! Osservando nei vari video e dalle testimonianze dirette, i piedi dei partecipanti del Tor des Geants, per citare una gara ultra ad esempio, dopo un chilometraggio di quel tipo, dove si fatica a smaltire le scorie prodotte naturalmente dal nostro fisico, i piedi tendono a gonfiare tanto da non stare più nelle calzature e di conseguenza procurare le vesciche, tanto profonde da sanguinare, forse dovremmo porre più attenzione ai pericoli interi più che quelli esterni.

Sono un freddoloso quindi mi ci vuole parecchio per abituarmi alle temperature più fredde ma una volta scaldata la muscolatura, sento la necessità di avere la pelle a contatto con l’esterno. D’estate quando le giornate si fanno calde come in questo periodo, parto direttamente con il dorso scoperto, e se la distanza non è particolarmente importante non indosso neppure lo zainetto, ma un semplice marsupio per trasportare le chiavi di casa e lo smartphone sia per la musica che per eventuali chiamate d’emergenza, ed una borraccia flessibile per trasporto acqua.

l resto del mio equipaggiamento sono i calzoncini (voglio tranquillizzarvi che porto anche le mutande … ah ah ah).

Altro aspetto positivo nel correre da “minimalista” è l’esposizione alla luce solare su maggiore superficie epidermica possibile. Non sto di certo ad elencare tutti i benefici dell’esposizione della luce solare, nonostante negli ultimi anni sia stato messo alla gogna per apparenti patologie all’esposizione della luce solare. Beh posso dirvi che come al solito stiamo storpiando tutto quello che madre natura ci ha messo a disposizione per vivere in sintonia con essa. Il sole non fa male di per se, ma sono i nostri stili di vita che ci hanno trasformato in esseri da tastiera sempre rinchiusi in luoghi con luci artificiali, ma con la ri-introduzione di abitudini più consone alla nostra natura, ecco che il sole diventa nuovamente fonte di vita e non di malattia.

Il nostro fisico è un macchina perfetta, se si ammala non vuol dire che siamo geneticamente predisposti ma semplicemente la malattia è un messaggio che nei nostri stili di vita stiamo sbagliando qualcosa, il perseverare porta al cronicizzarla. Fate sempre un punto della vostra vita per mettere rimedio.

Senso di libertà e di coesione con la natura che ti circonda… si per rendere minimalista anche il concetto di questo articolo, riassumendo, pochi fronzoli !

Concludendo… credo di affermare che un vero corridore minimalista debba portarsi appresso pochissime abitudini, ma molta voglia di esplorazione non solo escursionistica ma prevalentemente introspettiva.

Buon trail a tutti !

Foto in evidenza di Cesare Graglia. Tutti i diritti sono riservati !

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Luca
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Luca
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Ecco non so se l’autore sia lo stesso dell’articolo che proprio non mi è piaciuto sui costi del Trail Running, ma questa è l’essenza, questo è il messaggio che dovete divulgare!
Bravi!
Io però la maglietta me la metto, non sopporto di correre a petto nudo! 😀

MONDINO Massimiliano
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MONDINO Massimiliano
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Condivido assolutamente tutto, anche per quanto riguarda l’esposizione al sole, ma la parola d’ordine deve essere assolutamente: GRADUALITÀ!

Giorgio Pesca
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Giorgio Pesca
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Andrea, potrei condividere tutto quanto riguarda la sfera personale – proprio perchè personale è insindacabile. Non riesco proprio ad accettare che si passi il concetto che l’esposizione solare senza protezione e le sue conseguenze (neoplasie spesso non benigne) sia curabile con una … maggiore esposizione; è come dire: facciamo gli incidenti in auto per eccesso di velocità, allora non la riduciamo… la aumentiamo, andiamo ancora più veloci cosi diventeremo bravi a guidare.
Perdonami Andrea, non passiamo questo messaggio. Lasciamo ai medici il loro lavoro.