Quando capita di affrontare tale situazione, qualcosa è sfuggito dal nostro pragmatico controllo, una variabile che si spera sempre di non gestire per i noti strascichi psicologici, ma un ritiro può essere causato per eventi imprevisti o per scelte obbligate. Adiamo ad analizzarle alcune;

Ritiro per infortunio: pare logico e conseguenziale mettersi in protezione quando in gara subiamo un infortunio più o meno grave che ci impedisce di continuare. Le gare di trail si sviluppano prevalentemente in contesti naturali, così detti impervi, dove le variabili sono molteplici. Di solito il ritiro per infortunio avviene prevalentemente per cadute su sentiero che potrebbero impedirne il proseguimento, una distorsione, un inciampo, la caduta di un sasso dall’alto, essere colpiti da un ramo durante la corsa, essere colpiti da un fulmine durante importanti fenomeni temporaleschi. Nei sopra elencati casi, l’atleta generalmente non ha oggettive “colpe” se non quelle di poca attenzione o distrazione. Fatta una rapida analisi dello stato di salute, si deciderà se continuare oppure optare per il ritiro.

Ritiro per sfinimento fisico: questa causa a livello psicologico è la più temuta in assoluto, in quanto è l’epilogo di un lungo periodo di preparazione atletica. Le cause possono essere molteplici, dall’affaticamento muscolare a quello mentale, dove anche in maniera sinergica, possono compromettere la performance definitivamente, perlomeno nel contesto agonistico. La decisione può maturare lentamente oppure in maniera repentina ed alle volte non lascia spazio ad altre scelte. Il ritiro in queste condizioni si rivela la scelta migliore, ma spesso non ci si da pace credendo che forse se si fosse “tenuto duro” il momento si sarebbe superato, ma sono riflessioni a postumi, in quel momento se il fisico ha inviato messaggi importanti non sarà mai una scelta sbagliata di per sé.

Ritiro per meteo durante condizioni meteo al limite della sicurezza, possono metterci a dura prova, ma c’è una linea aldilà della quale è pericoloso insistere. Il confine non sempre è ben definito, e spesso non ci rende conto della situazione generale, ostinandoci a proseguire fino oltre il buonsenso. Se non esistono più le condizioni di sicurezza percepite oppure oggettive, al primo punto di controllo sarà saggio riflettere ad un eventuale ritiro, anche perché in tale punto sicuramente verranno date tutte le informazioni sulla situazione generale. Ci si fida degli organizzatori, dei loro dispositivi di sicurezza, ma in alcuni casi la riflessione dovrebbe essere fatta in base alle nostre esperienze, al nostro equipaggiamento, alla nostra sensibilità alle condizioni avverse come un temporale oppure ad una nevicata abbondante e temperature basse, insomma il buon senso dovrebbe sempre prevalere.

Ritiro per disorientamento una distrazione può far perdere la traccia e spesso recuperare l’orientamento, soprattutto se non si conosce molto bene il tracciato, può risultare impossibile a tal punto da doversi affidarsi agli strumenti elettronici, e per i più organizzati, anche quelli cartografici. Ma trattandosi di gara, quello cartografico risulterà fra il materiale che non metteremmo mai nel nostro zaino, e quindi unica alternativa rimane quella del telefonare agli organizzatori per il recupero, sperando di essere sotto copertura. La bandellatura è una componente fondamentale per la buona riuscita della manifestazione, onere per ogni organizzatore, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte informandoci preventivamente sul tipo di segnaletica distribuita sul territorio in cui si sviluppa la gara. Questo tipo di ritiro è spesso dettato da distrazioni o stanchezza, quindi per entrambi i casi sempre meglio tenere alta l’attenzione.

Ritiro per questioni psicologiche: riuscire a discernere la gara dallo stress dei problemi personali non è una cosa banale, bisogna acquisirla col tempo, ed alle volte non si riesce se non si possiede un carattere forte. Capita che durante gli allenamenti o la gara i pensieri affollano la nostra testa, tanto da distaccarci dalla realtà, in quel momento la mente impegnata ad elaborare soluzioni e gestire emozioni, potrebbe influenzare le nostre prestazioni a tal punto di valutare il ritiro se la pressione psicologica è forte. In questo caso è difficile dare suggerimenti o eventuali spunti di riflessioni, per una situazione che già di per se complicata.

In generale il ritiro, qualsiasi sia la causa, spesso viene vissuto come un fallimento, ma con sé con calma si analizzano le oggettive cause, possiamo apportare soluzioni o rimedi, da una migliore gestione degli allenamenti e della gara, all’equipaggiamento, alla serenità interiore.

Un ritiro non è mail un fallimento, ma un momento di crescita esperienziale, oserei pensare fondamentale per diventare degli atleti di trail running più consapevoli ed esperti, ma soprattutto evoluti. Il vero fallimento sta nel non vedere gli oggettivi limiti e di come superarli senza farsi troppo male. Il perseverare non è di per se una follia, ma un modo di trovare la strada giusta per i nostri piccoli o grandi successi!

Foto in evidenza di Stefano Jeantet, scattata  durante il Tor des Geants 2019

 

Lascia un commento

avatar
2000
Foto e Video