Forse, forse, forse non ne sappiamo abbastanza? E se, peggio ancora, non ne sa abbastanza chi ve lo consiglia? Vediamo un attimo di capire cosa sono i plantari, quando vanno usati e perché…

Iniziamo a parlare di questo spigoloso argomento facendo alcune premesse.

Intanto perché spigoloso? Beh arrivare a spendere 300 euro per due plantari è un bello “spigolo”… nel fianco giusto? Sarà un “caso” ma laddove c’è un guadagno, un business, in genere, c’è anche una moda, perciò bisogna stare attenti anche a questo.

Fino a 10 anni fa nessun runner, se non in rari casi, indossava dei plantari, negli ultimi anni sembra quasi che tutti gli infortuni del mondo avvengano per coloro che non li indossano.

Beninteso, io non ho nulla contro i plantari, ma una cosa è certa: se non ne avete davvero bisogno il rischio è quello di peggiorare la situazione e farvi del gran male perché spostare gli equilibri (in sostanza si tratta di questo) non sempre è un bene.

Alcuni miei atleti si sono infortunati proprio dopo aver indossato dei plantari: fasciti, dolori lombari, sintomatologie prima inesistenti che sono comparse proprio dopo l’utilizzo di solette “improvvisate”.

Alla mia domanda “Perché gli hai messi?” alcuni mi hanno risposto: “avevo male al ginocchio e un mio amico mi ha consigliato di metterli”, oppure: sono andato nel negozio che faceva una convenzione con il centro “vattelappesca”, mi ha guardato e ha detto che sono pronatore… e “zag” giù il plantare da 200 eurini. Ma la domanda è (e non sarebbe la sola ma ne faccio una solo per rendere l’idea): ma se spesso viene realizzata una analisi in posizione eretta e fermi come un sedano, come si fa a sapere se necessito un plantare durante la corsa? I casi sono due: o è un mago, o non sa cosa voglia dire correre, in entrambi i casi i soldi glieli dovete sganciare.

Ovviamente e per fortuna non sono tutti così superficiali, ci sono dottori esperti davvero molto bravi a consigliare se farne uso o meno di un aiuto esterno. La prima cosa è quindi capire quale sia il problema alla base, capire se, ad esempio, sia possibile risolverlo attraverso degli esercizi posturali, di rinforzo muscolare.

Detto questo cosa dobbiamo fare? Intanto chiedere a chi studia queste cose e a chi ha un’idea ben chiara, e soprattutto globale, di come funziona il corpo umano.

Isabella Boccone, dottoressa podologia, osteopatia e chinesiologa è stata da me “rapita” per un’oretta e ha risposto a una serie di domande che trovo utili per fare chiarezza. Inoltre anche lei corre (questa è un’altra cosa che mi ha convinto a collaborare con lei)!

Conosco personalmente Isabella da parecchi anni e da almeno tre stiamo valutando se fare o meno dei plantari ad hoc per me, ecco diciamo che non si tratta di una piccola analisi di 20 minuti, ma di studi sulla mia corsa, su come consumo le scarpe e su come appoggio i piedi sulla tavoletta stabilo metrica.

Ecco le domande che ho posto e che, spero, possano essere utili anche a voi:

  • Che cosa sono i plantari e che tipi di plantari esistono?

I plantari sono delle ortesi su misura studiate per correggere, sostenere, scaricare il piede del paziente all’interno della scarpa. Ne esistono di diversi tipi e materiali per meglio adattarsi all’esigenza del soggetto in esame.

  • Servono?  Che lavoro svolgono?

Assolutamente sì e dovrebbero essere prescritte solo se necessarie, quindi in presenza di sintomatologia o di alterata biomeccanica del piede. Dobbiamo infatti pensare che i piedi non siano una struttura separata dal resto del nostro corpo, ed una meccanica non fisiologica degli stessi nel tempo potrebbe creare squilibri a distretti superiori, quali ginocchia, bacino, schiena.

Facendo un esempio pratico, molti runners soffrono o hanno sofferto almeno una volta di fascialgia plantare. In questo caso specifico il plantare, scaricando la fascia plantare, lavorando sulla causa della patologia, permetterà la risoluzione della stessa ed eviterà recidive.

  • Chi le fa?

I plantari devono essere realizzati da personale sanitario specializzato. In Italia solo due figure possono realizzare le ortesi plantari: il podologo ed il tecnico ortopedico (quest’ultimo previa prescrizione medica).

Solo dopo un’accurata analisi e visita del paziente, che prevede sia una valutazione in statica sia in dinamica (camminando / correndo) si potrà pensare al plantare più idoneo a quel paziente. Parlando di soggetti sportivi il discorso diventa ancora più interessante e delicato: vanno considerati i km percorsi, la tecnica di corsa, il terreno maggiormente battuto etc. Non esiste il plantare migliore in assoluto, ma quello più idoneo a quella persona.

  • Vanno bene a tutti? A chi consigli di usare?

Per mia esperienza e formazione consiglio prima di tutto di analizzare la tecnica di corsa, rivolgendosi a persone competenti in materia, la valutazione su tapis roulant nei negozi di scarpe lascia il tempo che trova.

In caso di dolore, non solo ai piedi ma anche a distretti superiori, traumi ripetuti, infortuni e recidive, o se abbiamo in mente gare di ultra endurance, una visita biomeccanica approfondita e se necessario l’ortesi plantare, potrebbero aiutarvi nel recupero e nella prevenzione delle più comuni problematiche di noi podisti.

Per info più approfondite: dott.ssa Isabella Boccone;bocconeisabella@gmail.com

ph. 334.387.1649.

Buone corse girls… Il caoch KaT

PS: DITECELO VI PREGO!

se avete domande dubbi menate o semplicemente volete che si approfondisca un argomento scriveteci a info@trailrunning.it