PCA Affinity

Con la MetaRacer, Asics entra nella “Guerra del Carbonio” delle scarpe super veloci dotate di placche propulsive al carbonio, ma con una struttura che si differenzia molto dalle altre scarpe Nike, Saucony, Brooks, New Balance e Hoka che hanno lanciato modelli caratterizzati da un intersuola molto spessa, persino più spessa di quella di scarpa super-ammortizzanti! La Asics Metaracer invece sembra una scarpa normale. Se la tomaia fosse di color bianco con il logo in blu e rosso, potrebbe sembrare una scarpa running anni 60. Specialmente il design del bordo del collarino, con la cucitura accennata ma visibile, e quel poco di imbottitura, riporta molto a quel modello che ha fatto la storia della corsa ed anche dello stile, la mitica Onitsuka Mexico 66!

Ma in considerazione di questa abissale differenza dell’intersuola, che misura solo 24mm al tallone, almeno 10mm in meno delle altre “Carbon Racer”…. è proprio vero che questa Asics Metaracer fa parte di quello speciale gruppo di scarpe “al Carbonio”?

A mio parere, la Asics MetaRacer non può considerarsi una scarpa della categoria “Carbon Racer”, per quanto sia munita di una placca al carbonio – tra l’altro molto limitata nelle dimensioni – nell’intersuola.

La Asics MetaRacer è da considerarsi semplicemente come la versione più “racing” dei modelli appartenenti alla famiglia MetaRide.

Tomaia

La tomaia della Asics MetaRacer è fatta con un tessuto che al tatto ricorda molto quella della Asics Novablast – portata ad un livello maggiore di leggerezza e traspirazione.

Un tessuto che, nella sua fattezza, è quasi simile a un tessuto knit, privo di qualsiasi di layer di rinforzo strutturali. Persino il classico logo Asics: in questo modello è stampato.

La tomaia, nella parte anteriore, “collassa” da quando è destrutturata; giusto il puntale ha una tramatura più fitta e forse un trattamento sintetico che gli permette di stare “su” in modo da vestire intorno alle dita dei piedi senza toccarle: andando a premere un dito sul puntale, si trova spazio sia in senso verticale che orizzontale sulle dita, eccetto all’alluce, unico punto dove il tessuto si stende sulla pelle, dove se ne avverte il tocco; ma se si alza l’alluce, il tessuto ne segue il movimento, senza comprimere.

Tessuto che, oltre ad essere molto fine, presenta molti punti in cui la tramatura è più ampia, cosa che rende la scarpa molto ariosa.

Sul puntale è presente persino un foro di areazione – che trapassa anche la gomma della suola! – che serve a migliorare il circolo dell’aria all’interno della scarpa, per migliorare il raffreddamento del piede.

La linguetta para lacci riprende l’impostazione della Novablast, col tessuto a “stringhe” diagonali che “ammortizzano” la pressione dei lacci – molto fini – sul collo del piede.

E’ molto molto fine, e le fasce diagonali prive di rinforzo permettono un ottima traspirazione.

I lacci piatti e molto fini , in cotone, anche questi “minimizzati” per alleggerire il peso al massimo possibile,

Nella Asics Metaracer tutto è progettato per non far surriscaldare il piede. Anche la soletta interna, fissa, presenta sul fondo zone di minor spessore, come fori di areazione.

Persino nel contrafforte tallonare, sono presenti punti di areazione!

Perchè tanta cura dell’areazione?

Dice che tenere il piede in temperatura ottimale può ridurre il battito cardiaco di ben 3 battiti al minuto, il che significherebbe minor fatica, maggior risparmio energetico… non so quanto in guadagno di prestazioni, ma sicuramente aumenta l’economicità generale dello sforzo, quindi.. va beh, son discorsi troppo difficili da farsi spiegare da me… Ma scientificamente provati.

Il collarino della cavigliera è ben profilato, veste in maniera aderente ed anche confortevole, grazie ad un minimo di imbottitura che risulta anche piacevole al tatto sul piede nudo (alla fine ho provato la scarpa senza calze, da quanto mi ci son trovato subito bene, per quanto avessi comprato anche dei calzini Asics proprio per l’occasione!).

Anche nella zona posteriore, il bordo del collarino veste giusto sotto il punto di piega del tendine, non si fa sentire durante il movimento, vestendo in maniera salda ma leggera.

Il contrafforte tallonare è privo di una conchiglia interna di sostengo, ma non è destrutturato come il resto della tomaia, per quanto risulti molto flessibile: all’interno è presente uno strato di tessuto sintetico che rinforza la zona e fornisce quel minimo di capacità contenitiva che stabilizzi la seduta del piede.

 

Calzata

La Asics MetaRacer è una scarpa abbastanza stretta, ma non per questo scomoda.

Il puntale non è poi tanto racchiuso sulle dita, come già detto la tomaia può toccare la parte superiore dell’alluce, comunque in maneira delicata e affatto costrittiva. E c’è spazio intorno alle dita. E’ più spaziosa rispetto alla Hyperspeed 6, che a piede nudo riusci a scarnificarmi il piede in zona mignoli, macchiandosi di sangue…

Si percepisce un po di pressione  della tomaia sull’osso dell’alluce, in corrispondenda del primo occhiello del sistema di allacciatura.

In generale mi piace il modo in cui la Asics MetaRacer calza sul mio piede, ed il fatto che indossandola si senta di avere ai piedi una scarpa leggera, per niente invadente, a differenza di tutte le altre scarpe “al carbonio” che sono molto più voluminose.

Durante la corsa  non ho avuto certi problemi di instabilità del piede che ho riscontrato in altri modelli “al carbonio”, dovuti al differenziale tacco-punta più alto e alla maggior altezza dell’intersuola – a cui non corrisponde un adeguata larghezza: la Asics MetaRacer è una scarpa relativamente normale, con una struttua intersuola stabile.

Intersuola

E’ nell’intersuola che avviene la “magia” delle Asics MetaRacer: dopo averle calzate, ed essersi alzati in piedi, già nel momento di fare il primo passo – anche se solo camminato – si percepisce, sotto la zona anteriore dell’arcata del piede, una “presenza” che spinge il piede quasi a fare un saltello in avanti!

E’ la presenza della placca in carbonio, innestata nella parte anteriore – e non a tutta lunghezza – che insieme al rocker “guidesole” dell’intersuola – tecnologia che accomuna le Asics della famiglia META – ed un materiale, il FlyteFoam , più propulsivo che ammortizzante – permette di esprimere una rullata fluida ed una fase di “precarico” molto pronunciata che facilita il momento della spinta migliorando l’efficienza del passo.

Ed è qui che sta la principale differenza tra la Asics MetaRacer e tutte le altre Scarpe al Carbonio: questa non è una scarpa che ti spinge in velocità .. di rimbalzo!

La Asics MetaRacer è molto più simile ad una tradizionale scarpa flat racer, ma molto molto più attiva.

La zona sotto l’avampiede, spessa solo 15mm e dotata di una particolare piastra al carbonio che si allunga appena sotto l’arcata del piede, al momento della spinta, non ti fa sentire il piede schiacciarsi a terra; non ti fa sentire la pressione delle dita sul fondo e lo schiacciamento della carne sotto la forza impressa, perché la placca in carbonio riesce a “prendere” la forza impressa, distribuirla meglio a terra, e non far sforzare troppo il piede. Funziona proprio come una leva.

Ed a questa dinamica contribuisce non solo la piastra al carbonio, non solo il carattere della gomma FlyteFoam, non solo il rocker del GuideSole: vi prende parte anche una suola molto molto particolare.

Suola

La suola della MetaRacer è fatta con la mescola AsicsGrip, usata nelle scarpe da trail running, ed ha una funzione che non si limita a quella di essere il battistrada che gestisce il contatto a terra, ma è parte integrante del sistema cinetico della scarpa.

Normalmente le scarpe ultra leggere e performanti riducono la suola ad essere dei cuscinetti dalla superficie limitata posizionati solo dove avviene il contatto a terra.

Ed anche qui, nella parte del tallone, abbiamo giusto due cuscinetti posti ai lati del tallone, nemmeno sul “becco”, dove di solito si pensa avvenga l’impatto, perché chi usa questo modello corre ad una velocità in cui il passo non effettua un atterraggio di tallone con quel tipo di angolo, ma appoggi in maniera più avanzata.

Quei due cuscinetti bastano per affrontare quel primo breve e leggero approccio a terra.

Cuscinetti che sono separati tra di loro da una zona concava – dove avviene l’ammortizzazione della caduta – e sono separati dal resto della suola che, in un pezzo unico, copre tutta la zona mediale ed avampiede, senza presentare solchi per favorire flessione o che tolgono grammi di peso.  Solo la zona del puntale è divisa dal resto.

Che questa particolarità sia studiata per fornire una base di .. “lancio” alla spinta?

 

Comportamento

Ho “aspettato” un mese e mezzo prima di provare le Asics MetaRacer dal momento in cui mi sono arrivate, poco dopo la fine del lockdown: il tempo che mi è servito, tra dieta e allenamenti, per perdere quei chili in più accumulati durante il “restoacasa” (con due bimbi di 5 e 3 anni e l’esigenza di zuccheri per stargli dietro) e ritrovare un po il passo veloce.

Queste sono scarpe da atleta PRO, per correre mezze maratone, maratone, a ritmi ben sotto i 3’30” al km. Ed io riesco a stare poco sotto quella velocità al per massimo 800mt… Ma anche 800 mt possono bastare per capire come si comporta una scarpa.

In passato ho corso con le Asics Hyperspeed 6, scarpe ancora più leggere delle MetaRacer, e dotate di un intersuola in SpEva che risultava persino più morbida e più ammortizzante al tallone, grazie al Gel.

Una scarpa che forse per questo mi dava un po di aiutino, col rimbalzo, in fase di accelerazione.

Ma che mi faceva faticare parecchio la zona dell’avampiede, dove l’intersuola, spessa 15mm – proprio come la MetaRacer, ma priva di placca in carbonio –  mi faceva sentire le dita schiacciarsi mentre spingevano sul fondo.

La Asics MetaRacer è più pesante di una trentina di grammi rispetto a quella Hyperspeed 6, e si sente.

L’intersuola della MetaRacer non offre altrettanta morbidezza al momento dell’impatto e non offre nemmeno tanto rimbalzo. Ma si muove con molta più leggerezza.

La maggior struttura dell’intersuola, meno morbida ma più elastica, e la presenza della placca sotto l’avampiede, permettono una più efficiente dinamica del passo:

Il momento di impatto del tallone è ben ammortizzato, senza affondare troppo. E non si fa  in tempo a distendere il piede che sotto l’arcata avverti una spinta che ti lancia in avanti senza fartene accorgere.

Come descriverla? boh.. mi viene in mente un cucchiacio poggiato a terra..

Si sente sotto la zona mesopiede un “supporto” che sposta in avanti il piede, e fa scivolare via la spinta senza far sentire al piede il carico della forza. E allo stesso tempo si sente meno compressione al polpaccio. Proprio come dichiarato – saputo dopo il test – da tecnici Asics, che questa scarpa riduce del 20% il carico muscolare del polpaccio.

E così, dopo vari km lanciati – intervallati da lunghi periodi di rianimazione – ho effettivamente potuto apprezzare il fatto di non sentire affaticato il piede o il polpaccio, e nemmeno i quadricipiti – che avevo precedentemente massacrato in allenamenti di ripetute in salite.

Conclusione

La Asics MetaRacer è una scarpa progettata per offrire un mezzo leggero – ma non per questo scomodo – e dotato di tecnologie che possono portare atleti di alto livello all’espressione della performance assoluta, sia sulla media che lunga distanza.

Rispetto ad altre scarpe dotate di piastra al carbonio, quelle con intersuola molto più spessa, offre meno aiuto alla corsa a ritmi un po più bassi, dove quelle fanno valere la loro capacità di rimbalzo. Non ti offre nemmeno quella spinta iniziale di rimbalzo che ti permette di accelerare facilmente. Me è una vera lama che taglia il terreno con estrema facilità quando si è in velocità, quando il piede tocca terreno e si distende per rilanciarsi, si sente veramente una spinta che ti lancia senza sforzo.

La Asics MetaRacer non è fatta per aiuntare il corridore e dargli una spinta in più, ma per facilitare la spinta, per affaticare meno e quindi permettere di mantenere più a lungo una certa performance velocistica grazie alla maggior economia muscolare ed energetica che permette grazie alle sue proprietà cinetica, alla sua leggerezza e alla sua capacità di mantenere il piede fresco.