PCA Affinity

Se si riflette su cosa osserva un Coach o un Istruttore sportivo durante il percorso di allenamento appare intuitivo che l’aspetto più utilizzato per correggere la tecnica di un gesto è “la geometria del movimento”.

Al contrario della fase statica e della dinamica, in cui per una congrua valutazione si necessità sia di una strumentazione specifica che di una formazione specifica, i parametri della Cinematica risultano più intuitivi per gli operatori del movimento come noi istruttori e inoltre necessitano di strumentazioni meno complesse.

Ad esempio se io in qualità di allenatore mi applicassi a vedere uno dei miei atleti correre in pista sul rettilineo e volessi definirne la relativa velocità e frequenza di movimento, mi basterebbe contare il numero di movimenti eseguiti in uno spazio di tempo oppure potrei utilizzare un comune cronometro per individuare la velocità.

Al contrario, se invece volessi fornire una valutazione sulla Forza espressa a terra o sulla forza che il mio atleta deve applicare per mantenere la corretta postura in caso di forte vento a sfavore, non potrei farlo ad occhio ne tanto meno con un cronometro e di conseguenza una volta ottenuti i dati da altri soggetti, potrei anche non avere le capacità di gestire correttamente tali parametri per l’allenamento.

In sostanza quindi, la Cinematica descrive il movimento come lo spostamento da una posizione ad un’altra in un arco di tempo, facendo riferimento alla quantità dello spostamento correlato a velocità e accelerazione che ne derivano.

Per capire al meglio la relazione tra posizione, velocità e accelerazione potrei fare una semplice simulazione su uno sprint di 30 m sui uno o più atleti.
Farei partire il soggetto da fermo e al mio via raggiunge poi i 30 m; durante la prova provvedo quindi a registrare gli intertempi ogni 5 m o anche 10 m calcolandone la velocità e l’accelerazione media.
In tale casistica potrei in aggiunta formulare un grafico evidenziando Posizione, Velocità, Accelerazione in funzione del tempo.

LA CINEMATICA ARTICOLARE O MOTO DEI CORPI

Lo studio della cinematica articolare permette infatti di prevenire o diagnosticare patologie motorie, ma anche di migliorare l’atto motorio al fine di ottenere performance migliori per esempio in ambito sportivo.
La prima testimonianza storica di maggior rilievo in questo campo viene da Leonardo da Vinci (1452-1519),
considerato il padre della biomeccanica moderna. I suoi studi non indagano solo l’anatomia ma si spingono oltre, dallo studio del moto degli arti fino alla natura dei dolori e dei traumi.
Egli si concentrò sui traumi, specialmente quelli causati da ciò che lui denominò come “percussione” (i traumi da impatto) e si chiedeva se le articolazioni del corpo fossero deputate all’assorbimento degli impatti.
Notando che il dolore causato nell’atterraggio sui talloni dopo un salto è notevole ma diventa esiguo se l’atterraggio è effettuato sulle punte, dedusse inoltre che “ciò che offre più resistenza ad un colpo subisce il
maggior danno”.
Ciò introduce il concetto moderno di shock attenuation (come il corpo assorbe l’energia), e più in generale anticipa gli studi contemporanei sulle forze di reazione piede-suolo e sui picchi d’impatto alti sono collegati ad un maggiore stress subito dalle articolazioni, poterli controllare può essere quindi utile per evitare
infortuni in ambito sportivo, sia professionale che amatoriale.
La ripartizione dei carichi avviene principalmente fra ginocchio, anca e il complesso formato da piede, caviglia e tendine d’Achille.
Per stimarle in modo preciso non occorre in realtà conoscere solo le forze di reazione ma anche la
disposizione dei segmenti ossei nello spazio.
La stima degli impatti rappresenta però un buon inizio su come il corpo assorbe gli impatti, e quali danni questi impatti possono causare nel tempo.