PCA Affinity

Quando mi hanno avvisato che mi mandavano la Cimalp 864 Drop Evolution, che ancora non era stata presentata, ho evitato di leggere la scheda tecnica che mi era stata anticipato. Perché penso che fare un test su un oggetto senza avere informazioni tecniche evita di farsi pregiudizi che possono incidere poi sulla stessa qualità dell’esperienza.

Così, quando ho aperto la scatole ed ho trovato tre paia di solette, ognuna diversamente colorata, e con un numero scritto sulla superficie, ho iniziato a capire come mai questa scarpa si chiamasse “846”: i diversi differenziali tacco-punta – 8mm, 6mm, 4mm – che permette di avere la scarpa con l’uso di uno o gli altri paia di solette.

“Che figata!”

Una cosa che mi ha riportato ad una decina di anni fa, quando iniziava a diffondersi il concetto del barefoot running, e quando anche i gandi Brand proponevano scarpe più o meno minimaliste.

Allora si parlava del metodo passaggio graduale dall’uso di scarpe con alto drop verso una corsa più naturale, con la necessità di comprarsi una scarpa con drop 8, per poi passare ad un altra con drop 4, e poi infine drop 0… Quante scarpe che dovevi comprarti per diventare un Natural Runner!!!

Ecco, sarebbe bastata una Cimalp 864!

Anche se questa soluzione tecnica l’avrei vista meglio su una scarpa stradale, dove la corsa ripetitiva, meccanicamente sempre uguale, dovuta al fondo piatto e monotono, può incidere meglio sullo sviluppo di un gesto più natural.

Sul trail la faccenda è un po meno efficace, essendo il fondo sempre diverso.

Mentre è chiaro in senso assoluto quanto sia efficace ridurre il drop, specie sui percorsi molto dissestati e con molto dislivello: il drop basso permette alla caviglia di poter lavorare al meglio delle sue capacità, cosa necessaria soprattutto se non si è atleti dotati di capacità muscolari e riflessi pronti.

Comunque, al di là di tutta sta filosofia, entriamo nel merito di queste Cimalp 864 Drop Evolution.

Primo contatto

Quando le ho prese in mano ho iniziato un pò ad avere qualche dubbio sulle capacità di questa 864.

Non mi sembravano un gran chè.

Le ho messe ai piedi, ci stavo bene, ma non certo trasmettevano senso di comodità o voglia di uscire a correre.

E dopo la prima uscita, ero molto molto perplesso: è ero, sono arrivato in vetta alla salita del “Lo Straccalasino” in maniera più facile di quanto mi ricordassi… e poi la discesa al “Canyon” è scivolata via senza problemi.. Ma non me la sono goduta per quel che mi ricordassi: era tanto tempo che non la facevo, il sentiero era comunque in ottime condizioni, ormai è diventato un percorso abituale dei Mountainbiker, è una discesa che in cui si va. La mia preferita. Eppure non mi sono divertito.

Non so per quale motivo, ma non ero affatto in sintonia con

Mah…. Mah….

E poi: Ma.

Errare è umano. E siccome ho imparato a diffidare di tutto, anche di me stesso, le ho messe da parte, e ho continuato a “lavorare” su altre scarpe. Che una giornata sbagliata ci può stare. Non è la prima volta che mi capita.

Quindi,dopo qualche settimana, le ho riprese. E sono andato su sentieri rognosi.

Ed il giorno dopo pure.

E quello dopo ancora.

Ci ho “lavorato” tutta l’estate, alternandola ad altre scarpe, certo, ma ci ho fatto 200km, e altri 200 un mio amico, prima di riprenderle ancora per un ultimo giro prima di scrivere la recensione.

C’è qualcosa in questa Cimalp 864 Drop Evolution… mi ci sono affezionato! Ne ho di migliori, eppure le uso spesso. Le voglio usare quando posso, che non ho niente da testare.

E Ci ho persino stabilito un mio personale record sul percorso di allenamento!

Ok, mi aspetto che la prossima volta che faccio quel percorso con le Asics Fuji TrabucoPro a piedi, riuscirò a stracciare questo mio record… ma il fatto stesso di averlo fatto con queste 864, senza nemmeno cercarlo, vuol dire che ho avuto molta fiducia in loro in quelle toste salite e quelle bastarde discese!

Suola

Iniziamo dalla suola: Vibram Megagrip. E questa è una garanzia.

Ma non solo: il disegno dei tasselli è quello della suola delle Vibram FiveFingers V-Trail, solo che questi sono più profondi.

Tutto il “telaio” della suola è segnato da profondi solchi che vanno a infilarsi nell’intersuola, aumentando notevolmente la flessibilità del reparto.

Ed in più, la suola va a dividersi in due parti nella zona del tallone, dove l’intersuola presenta un solco più profondo e aperto che divide in due sezione il crash pad.

Questo permette una doppia flessibilità del crasch pad, longitudinale e trasversale, che consente un approccio a terra molto adattativo.

Dopo 200km e 22mila mt d+ di dislivello fatti durante l’estate con le Cimalp 864, i tasselli sono ancora integri, non ci sono segni di scalfiture se non in mezzo ai due pad sotto al tallone, dove si nota il deterioramento dovuto al contatto col fondo sassoso. Che non ha risparmiato nemmeno i bordi esterni dell’intersuola. Ma solo segni ininfluenti.

Eccheccazzo, già tanto il tallone dell’intersuola, che con 22mila metri di dislivello negativo fatti col fondo pietroso ed il caldo estivo, non si sia spappolato!

Per quanto riguarda la tenuta, mi ci sono trovato molto bene, specie sui terreni di argilla friabile, contatto sempre sicuro, mai una scivolata neanche in discesa. E bene sui fondo pietrosi. Oltre alla capacità di copiare il fondo della struttura intersuola, gli stessi tasselli hanno una loro capacità “ammortizzante” del fondo.

Purtroppo non ho avuto modo di provarle sul bagnato.

Intersuola

Il primo contatto non è stato felice: correndoci su pista ciclabile e poi sentiero battuto, l’ho trovata dura nella risposta, priva di energia.

Doveva solo essere usata un po, ammorbidirsi. Non che abbia tirato fuori qualche capacità propulsiva, ma è diventata più vivace.

E’ molto molto flessibile, senza essere instabile, grazie ad una gomma comunque densa; e con una ottima capacità di copiare il fondo.

Ha uno sbalzo posteriore che facilita l’appoggio a terra, se si poggia di tallone, ma non è tanto comoda al momento del primo impatto, non ha un tanta ammortizzazione: se si va a premere da sotto nel centro del crash pad, si vede bene la gomma andare in compressione, ma come ho detto, si tratta di capacità di flettersi al contatto con la superficie del fono, non di capacità di ammortizzazione della “caduta” del passo.

Quindi, appoggiare di tallone con leggerezza.

Questa è un fattore positivo: chi ha letto Born To Run, o conosce Barefoot Ken Bob, sa benissimo che è “proprio la paura del dolore a spingerci a non poggiare a terra di tallone” ed a spingere così l’ evoluzione verso un appoggio mediale, lo stile di corsa naturale.

Questa 864 Drop EVOLUTION spinge a lavorare con appoggio mediale, e facilitare la “semi rullata” d’avampiede, con la sua flessibilità ma anche consistenza: il piede non affonda nella gomma, ma trova una superficie consistente dove scaricare – e non disperdere – la sua energia ed effettuare il balzo in avanti.

Cosa positiva anche per la spinta in salita.

Dicevamo poco ammortizzante; ma comunque non scomoda, nemmeno in discesa: cercando di abbandonare il passo con appoggio mediale, ho messo sotto stress il crush pad, che assorbe bene il contatto a terra, non fornisce certo una sensazione piacevole, ma la gomma ha una buona capacità di flettersi, di copiare il fondo e fornire così stabilità di appoggio. E’ appunto per questo che quella zona presenta quelle scanalature così pronunciate che dividono anche la suola.

Mi aspettavo, durante l’esecuzione del passo, di trovare una sorta di rigidità della zona mediale, dovuta alla sua conformazione piena, piatta, priva di “vuoto” sotto arco mediale che permettesse di non “bloccare” il movimento dopo la fase di deformazione controllata del crash pad. Cosa che avviene in un altro modello di scarpa trail running che adotta una struttura simile, mentre non avveniva con le Adidas Supernova Riot 4 che invece avevano quel vuoto sotto l’arco mediale che non permetteva all’intersuola il contatto a terra.

L’intersuola della Cimalp 864 Drop Evolution non ha quella conformazione, eppure non produce una movimento spezzato e destabilizzante: durante il passo si flette e assorbe il fondo permettendo al piede di trovare sempre una situazione di contatto d’appoggio stabile.

L’intersuola CROMOSOMA® si rivela veramente “ultra dinamica” permettendo “un’andatura efficace e una propriocezione migliorata” (cit. scheda prodotto)

Solette

Le Solette DUAL DENSITY “migliorano il comfort verticale grazie alle sezioni in gomma EVA che favoriscono anche il ritorno di energia.” (cit. scheda prodotto). Come?

Hanno degli inserti che aumentano il drop, maggiore spessore sotto il tallone, significa maggior comodità.

Quindi, drop alto, comfort: drop basso agilità.

E infatti la soletta  da 8mm drop si chiama “Hard Rock”, la soletta da 6mm drop “Perfect Balance” e quella da 4mm drop “Fly Away”.

E al variare delle solette, col variare del drop, varia anche il modo in cui calza la scarpa: pensavo che il becco della linguetta posteriore andasse a far pressione sul tendine con la soletta da 4mm, invece no, è successo con quella da 8mm: col maggior tacco il piede assume un altra posizione, si crea un altra angolo piede-gamba che comporta l’avvicinamento del tendine al becco. Che per fortuna è morbido, non crea fastidio, si fa solo sentire le prime volte.

Tomaia

La tomaia della Cimalp 864 è molto semplice nella costruzione, abbastanza banale ma piacevole a livello estetico.

E’ fatta con un tessuto mesh molto compatto nella tramatura, al punto da farlo sembrare quasi un tessuto ristop. Ed invece riesce ad essere ben traspirante. Non certo arioso, ma per quanto lo abbia usato in situazioni con temperature sopra i 30°C, non ho mai sofferto caldo o senso di soffocamento ai piedi. Certo, dopo una buona oretta si notava la chiazza umida sulla superficie del tessuto, ma all’interno si viveva abbastanza bene (e l’ho provata con tanti diversi calzini).

La zona del puntale è molto raccolta, ma la struttura del puntale è ampia sul piede da non infastidire le dita.

La zona mediale veste il piede senza fasciarlo, e forse un po quello che manca: l’allacciatura schiaccia il piede nella scarpa, ma non si percepisce una sensazione “coinvolgente”.

Il sistema di allacciatura è tradizionale, con lacci piatti che sembrano presi da scarpe casual, quasi poveri a livello tecnico, da non sembrare adatti ad una scarpa da trail running… eppure li ho sostituiti con altri di scarpe trail running, e devo dire che alla fine i più efficaci son stati proprio questi!

La linguetta para lacci è la parte più “raffinata” della scarpa: è molto fine con imbottiture posizionate in modo da creare dei canali dove passano i lacci, stabilizzandone la posizione. La linguetta è priva di appendici laterali che la uniscono alla tomaia, ma resta in posizione, non trasla lateralmente.

Il contrafforte tallonare è dotato di conchiglia interna flessibile, estese imbottiture di poco spessore, veste leggero e comodo.

Calzando la Cimalp 864 Drop Evolution non si ha la sensazione di avere ai piedi una scarpa performante, e nemmeno tecnica.

Si ha la sensazione di avere ai piedi una scarpa “normale”. A me piace, ma potrebbe non convincere, al momento della prima calzata, a chi è abituato a calzate più avvolgenti, compressive, che trasmettono senso di grande comfort e sicurezza.

Conclusioni

La Cimalp 864 Drop Evolution è una scarpa funzionale non solo al trail running ma anche allo sviluppo delle proprie potenzialità e allo sviluppo di uno stile di corsa evoluto da “natural running”.

E’ adatta ad atleti comunque preparati, non sovrappeso, che hanno una buona capacità di correre, per affrontare medie e lunghe distanze su tutti i tipi di fondo e condizioni.

 

 

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