PCA Affinity

Con la Saucony Xodus 10 si ha un completo stravolgimento nella linea evolutiva del modello.

La Xodus Iso 3 era una scarpa da ultra trail che sconfinava nella categoria degli scarponcini, quanto era pesante, con una pianta d’appoggio molto larga, ben ammortizzante, stabile e con una grande capacità di “portare” il piede a qualsiasi passo in fase discesa, specie un passo lento e stanco. Caratteristica che poteva fare la differenza tra l’arrivare sani o con le ginocchia devastate dopo l’ultima ripida ed infinita discesa al 100imo km di una gara…

La Saucony Xodus 10 invece torna ad essere una scarpa da corsa, come lo può essere una scarpa stradale di categoria A3, con molta ammortizzazione e dinamicità, tanta protezione ed un grip valido in quasi tutte le situazione di fondo e meteo.

Caratteristiche

Drop:4 mm    Altezza di 31.5mm al tallone, 27.5mm all’avampiede

Peso 330gr/ 295gr versione femminile

Tomaia

La tomaia della Saucony Xodus 10 perde la struttura ISO del modello precedente, che era molto comoda, accogliente, ed adotta il sistema FormFit, già utilizzato da altri modelli stradali e off road di Saucony, che fa di questa scarpa da trail running un modello che ti fa sentire a tuo agio proprio come in una scarpa stradale, con la dovuta protezione per le dita dei piedi necessaria per i percorsi off-road.

Saucony Xodus 10

Il tessuto naturalmente è in trama mesh più densa e resistente, come si addice ad un uso più logorante dell’off-road, e presenta diversi layer in materiale plastico che la ricoprono nelle zona più sottoposte a stress, ed anche nelle zone ai lati del tallone a dare maggior struttura e contenimento alla seduta del piede. La scarpa non brilla per senso di ariosità, ma avendola usata in giornate torride estive, posso affermare di non aver mai sofferto di caldo ai piedi.

La calzata è fasciante, con una zona avampiede che lascia spazio per le dita, non comprime il piede perimetralmente o verticalmente.

Saucony Xodus 10 Contrafforte tallonare

La forma è ben sagomata in zona mediale, ed il contrafforte tallonare, ben flessibile, mi ha stupito per comodità e capacità di avvolgere il piede, nonostante non abbia imbottiture voluminose.

Saucony Xodus 10 Colarino

Il  collarino è molto attillato sulla caviglia, non mi è mai capitato di caricare sporco dal fondo.

La linguetta posteriore, a differenza di quello che temevo, per via della sua forma, non mi ha creato problemi di contatto sul tendine, come successo ad esempio La Sportiva Jackal o la Cimalp 864, che hanno la stessa conformazione della linguetta ma imbottiture minori, le prime volte ti premono un po sul tendine: ltutto il bordo, non rinforzato da layer plastici è abbastanza morbido da non forzare sul piede.

La seduta è comodissima, grazie ad una soletta rimovibile ben sagomata e morfodinamica, ed una sottosoletta fissa in materiale PWRRUN+ che fornisce ulteriore ammortizzazione lungo tutta la pianta del piede, migliorando il comfort soprattutto nelle zone di maggior pressione .

Queste caratteristiche, unite alle capacità dell’intersuola di cui parleremo, rende il passo delicato, soffice; sembra di stare staccati da terra su una nuvoletta che accarezza il piede, in ogni situazione. Non è la sensazione che si ha con le Hoka Speedgoat, che sono più ammortizzanti, con maggior compressione sotto al tallone e senso di cuscionosità.

Il sistema di allacciatura è efficace, con lacci piatti in tessuto, e presenta un bordo rinforzato con materiale plastico (si vede in colore rosso) la cui funzione mi sembra solo strutturale.

Saucony Xodus 10

E’ presente un occhiello aggiuntivo di fianco al penultimo passante, per aggiungere capacità compressivo se mai si dovesse sentirne la mancanza (forse utile per chi ha il collo del piede basso)

La linguetta para lacci è ampia, imbottita con materiale compatto, collegata alla tomaia tramite soffietti di tessuto a metò lunghezza.

Saucony Xodus 10

Sulla linguetta è presente un occhiello elastico dove bloccare il fiocco dell’allacciatura: soluzione semplice che evita ai lacci di impligliarsi nella vegetazione

Una cosa che mi ha sorpreso è il fatto che una volta immersa nell’acqua, la scarpa si è bagnata ben bene (e ci è voluto poi parecchio per asciugarla..) ma l’acqua non è stagnata all’interno, è defluita via senza nemmeno che me ne accorgessi.

Intersuola

L’intersuola della Saucony Xodus 10 è fatta con PWRUN+, una gomma in TPU espanso che è stata già adottata su altri modelli Saucony, come la Triumph 18;  ma mi sembra abbia qualcosa di diverso nel comportamento, che mi fa sentire più piacere di correre con le Xodus su fondi sconnessi che con le Triumph su piatto asfalto!

il PWRUN+ è una materiale flessibile, elastico, reattivo, capace di assorbire molto bene il profilo del fondo, e di assorbire bene l’impatto a terra, ad un livello che sta tra la Hoka Speedgoat e la Hoka Evo Mafate.

Si ha tanta ammortizzazione, piacevole ammortizzazione, e allo stesso tempo stabile ammortizzazione. Un equilibrio perfetto! Ma con un qualcosa di diverso a livello di tocco a terra, rispetto a quei modelli superammortizzanti di Hoka.

Tocco a terra che si avverte specialmente in discesa, quando si va a poggiare di tallone: si ha la sensazione che la pianta di appoggio si espanda al momento del contatto, come lo squishy, creando un momento di contatto ampio e delicato, che poi con inaspettato effetto giroscopico mette il piede nella giusta posizione per svolgere il passo, fornendogli un rimbalzo giustamente direzionato ed aumentando così la dinamicità del movimento.

La cosa stupefacente è che questo comportamento è stato lo stesso sia quando ho corso senza zaino (peso 77kg per 178cm), sia quando ho corso con lo stesso passo mettendomi sulle spalle uno zaino da 25L con 8 kg di materiale!

Questa dinamicità non è come la spinta che si sente sotto l’arco del piede con La Sportiva Jackal, che ha un comportamento più performante ma meno adattativo.

La Saucony Xodus 10 ti fa sembrare più leggero lo svolgimento del passo – cosa alla quale contribuisce la costruzione interna della tomaia, come precedentemente detto.

Con la Xodus 10 si spinge bene in salita –  grazie anche alla presenza di un rock-plate che supporta la fase di spinta:  sono riuscito a tenere lo stesso passo che tenevo con le più leggere scarpe da skyrunning sul percorso a circuito dove le testavo.

Una volta arrivato in cima alla salita, dopo 300mt con 80mt D+, scavallando, inizia subito la discesa di 400mt con 80mt di D-.

Ecco, normalmente arrivo in cima, scavallo, appoggio il piede, e riparto, Ma i primi metri con una certa calma, che devo recuperare un po dalla fatica della salita…

Con questa Xodus 10 invece scavallavo, poggiavo il piede e subito riprendevo il passo in maniera agile, immediatamente riuscivo a far girare i piedi con più scioltezza, tanto era facile stare a contatto del fondo sconnesso; e poco dopo iniziavo scendere in velocità, al punto che mi son trovato, senza volerlo, a correre con falcata rotonda e tallone al culo, non aggressiva, ma sciolta, come solo con La Sportiva Helios riesco: con lo stesso piacere e sicurezza; o meglio, serenità.

La cosa mi ha sorpreso parecchio, perché pensavo che – visto il peso della scarpa-  avrei affrontato le discese con passo più tranquillo e frenato. Invece mi sentivo di dover spingere.

Questa scarpa in discesa è da paura: se vi trovate davanti una discesa corribile, tratturo o single track che sia, vi ritrovate ad andare giù a gran falcata, con estrema facilità, senza nemmeno sforzo!

Suola

Conosco le capacità del PWRTrack avendo usato altri modelli Saucony, che presentano un diverso disegno e profondità dei tasselli. Sono rimasto stupito del comportamento sul bagnato della Saucony MadRiver, una scarpa concepita per situazioni estremo, come lo Swirun, come ho avuto modo di capire cercando il limite della tenuta di quella suola andando a cercare le pietre bagnate di un torrente.

Certo, la capacità grippante di una suola dipende non solo dalla mescola, ma appunto dal tipo di tassello, profondità e sidegno; ed anche in gran parte dalla capacità dell’intersuola di copiare il profilo del terreno.

Tempo fa ho provato una scarpa di cui si lamentavano in parecchi in merito al comportamento della suola sul bagnato al momento della spinta. E tutti a dar colpa al materiale… Ma, obiettavo, perché non si scivola in fase di appoggio? Perché la tenuta non dipendeva tanto dal materiale della suola, quanto dalla troppa capacità dell’intersuola di spingere al momento dello stacco, momento in cui la forza impressa sul fondo superava il limite di tenuta della gomma.

Succede un po la stessa cosa con la Saucony Xodus 10, quando si va a spingere poggiati sulla superficie di una roccia bagnata:  nel momento di staccare da terra si sente scivolare via la punta. Non è una scivolata che provoca caduta – anche perchè in quel momento si sta atterrando con l’altro piede – ma si percepisce questo “swish”, che li per li ti preoccupa.

Ma se si va a poggiare sulla stessa roccia l’avampiede senza effettuare la spinta, che la sta dando l’altro piede su fondo sporco, non si verifica questo scivolamento

E nemmeno si scivola via se si poggia di meso piede sulla superficie tonda di una roccia bagnata, nemmeno in discesa.

E, sorprendentemente, neanche di tallone.

Un mattino in cui stava piovendo, mi son buttato giù per le discese – e avevo fatto il turno di notte, sai com’ero sveglio di riflessi.. – eppure non ho avuto problemi, nemmeno nei momenti di appoggio dopo un salto; nemmeno quando, nei cambi di direzione, andavo a poggirare di taglio, su fondo misto.

Solo su superficie rocciosa obliqua ho sentito il piede scivolare, e per fortuna ripreso il contatto col terrero sporco alla fine del lastricato su cui ero scivolato…

Ma insomma, son tutte situazioni che succedono con la quasi totalità di scarpe trail!

Con le Saucony Madriver invece non ho avuto questi problemi: ma questa scarpa, appositamente progettata per situazioni di grip estreme, ha una intersuola in PWR Foam, meno “rimbalzina” del PWRRUN +; e non ha il rock plate, quindi è ancor più flessibile, ancor più capace di copiare il fondo.

Come dicevo all’inizio, sono diversi i fattori che determinano la qualità del grip.

Per il resto la Saucony Xodus 10 mi ha dato molta sicurezza, su tutti i tipi di fondo, anche bagnati. Suola polivalente che dopo un centinaio di km non mostra segni di rotture dei tasselli.

Una cosa che migliora il suo comportamento grippante è quella capacità “squishy” dell’intersuola nei primi mm di compressione d’appoggio: ogni tassello si flette per proprio conto, aumentando il contatto a terra della pianta della suola.

Conclusione

Negli ultimi tempi il livello qualitativo delle scarpe da trail running, in special modo quelle dedicate all’ultra trail, si è alzato sempre più.

Due anni fa le migliori scarpe da ultra trail erano le Hoka One One Evo Mafate.

Quest’anno è arrivata La Sportiva Jackal.

E pure questa Saucony Xodus 10…

No, non dico che sia la miglior scarpa: in senso assoluto, nel senso alla performance pura, La Sportiva Jackal ha qualcosa in più di tutte.

Ma relativamente alla diversa tipologia di utente, di fondo e meteo, la Saucony Xodus 10 e la Topo Athletic Runventure  sono le scarpe che possono soddisfare un maggior numero di esigenze. La Xodus 10 con un maggior livello di ammortizzazione al tallone  e con una calzata comunque comoda e più familiare ai più, rispettoa quella della Topo.

Ho sempre espresso il mio parere sul fatto che la Saucony Peregrine, nata come scarpa minimalista, passata attraverso alcune versioni un po discutibili che mi avevano deluso,  nelle ultime versioni  fosse diventata la miglior scarpa da trail running soprattutto per chi si approccia per la priva volta all’ambiente della corsa sui sentieri. Ed è un ottima scarpa da trail running in senso assoluto, per atleti ben preparati per affrontare medie e lunghe distanze.

Questa Saucony Xodus 10 è sicuramente una scarpa adatta a tutti i tipi di atleta – specie quelli che si approcciano all’ambiente della corsa sui sentieri – che hanno bisogno di molta ammortizzazione , protezione, comodità ed un grip a 360° , per correre e camminare su tutte le distanze e situazioni meteo.