PCA Affinity

Voglio iniziare questo pippone sui pantaloncini compressivi col citare la terza legge di Arthur J.Clark:

«Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia»

Tenendo a mente questo si possono leggere con realismo,  senza pregiudizi di chiusura cognitiva o senza troppa “creduloneria”, quelle che sono le caratteristiche e le funzioni di cui sono dotate le tecnologie applicate agli oggetti, in questo caso capi di abbigliamento sportivo.

Capi fatti da tessuti, che in quanto tali sono il risultato di un processo che incrocia dei fili.

Fili fatti di materiali diversi, appunto intrecciati in maniera particolare, a cui seguono diversi comportamenti del tessuto durante il movimento del corpo, che possono avere effetti positivi, in determinate condizioni.

La domanda cruciale sui pantaloni compressivi è sempre stata:

“Funzionano veramente i capi a compressione?”

E poi:

“Perché i super-corridori Africani non li usano?”

Fino a qualche tempo fa questa poteva essere la principale obiezione…

Ma ultimamente anche maratoneti di altissimo livello, come Kipchoge e Bekele, indossano pantaloncini tight al posto dei classici split-shorts da maratoneta.

Non conosco le specifiche del capo da loro usato, ma so che indossare un pantaloncino tight al posto di un pantaloncino split è una cosa molto molto differente.

 

Funzionamento

Certe tecnologie hanno bisogno di certe condizioni per portare benefici effetti.

Ultimamente ho provato diversi pantaloncini a compressione graduata, di diverse marche, ognuno con le sue proprie caratteristiche; per quanto facesse caldo, per quanto al momento in cui li indossovo  mi sentissi un po “soffocare” (con quesi tutti), succedeva poi che durante la corsa mi dimenticassi di questa sensazione negativa.

Non li uso quando vado a fare la sgambatina rilassata di 10 km su strada, li uso quando vado a fare il mio circuito di allenamento muscolare sui sentieri, dove in 700mt di percorso ho 80mt di dislivello positivo nei primi 300mt..  In 7km metto 800mt di dislivello nelle gambe. In 14km sono 1600. Non è poco, considerando il rapporto dislivello/km… Un bel carico per muscoli lombari, glutei, quadricipiti, polpacci, piedi.

Ed è durante questi allenamenti che ho imparato ad apprezzare l’uso dei pantaloncini tight compressivi.

Ho notato la differenza tra l’aver portato o meno il pantaloncino compressivo: quando mi sono allenato senza, ho sentito i muscoli più stanchi, per quanto, confrontando i dati del mio Polar Grit tra loro, gli allenamenti sia stati pressoché identici, dal punto di vista dello sforzo cardiaco e della potenza sviluppata.

Quelli che ho usato, di diverse marche, sono molto diversi da loro.

Alcuni mi hanno dato più supporto nella muscolatura dei glutei, altri ai quadricipiti, altri ai femorali. Uno di questi l’ho preferito agli altri nel dopo sforzo, in fase recovery.

Due di questi non sono proprio compressivi, ma sono dotati di tecnologie particolari e anche di capacità funzionali che li rendono adatti ad affrontare gare di performance o di endurance.

Ecco quindi una carrellata di pantaloncini a compressione graduata che ho provato negli ultimi mesi:

 

 

I-EXE HIGH PERFORMANCE SHORTS

Leggi articolo sui pantaloncini a compressione graduata I-Exe

 

OXYBURN AXO

Leggi articolo sui pantaloncini a compressione graduata Oxyburn AXO

 

KARPOS LAVAREDO SHORT TIGHT

Leggi articolo sui pantaloncini KARPOS

 

TECSO SHORT TIGHTS

Leggi articolo sui pantaloncini a compressione graduata Tecso

 

CRAZY IDEA UMBOLT SHORTS

Leggi articolo sui pantaloncini compressivi Crazy Idea

 

BV SPORT CSX SHORTS

Leggi articolo sui pantaloncini a compressione graduata BV Sport

 

KARPOS LAVAREDO BOXER

Leggi articolo su abbigliamento Karpos per Trail Running

 

 

 

Pantaloncini Running & TrailRunning 2-in-1