PCA Affinity

La Saucony Peregrine 11 rientra nella categoria di scarpe da trailrunning polivalenti, come la Topo Athletic Terraventure 2, la Brooks Cascadia 15, La Sportiva Karacal e Lycan, la Hoka One One Torrent:  scarpe adatte ad affrontare un po tutte le situazioni di fondo, in condizioni di asciutto o bagnato, su medie e lunghe distanze. Prevalentemente correndo. Su ultra distanze se si ha tanta tanta gamba…

 

Intersuola

La Saucony Peregrine 11 è’ una scarpa che ha un intersuola con spessore di 27mm al tallone e 23mm all’avampiede: misure assimilabili a quelle di scarpe stradali moderatamente ammortizzanti ed  abbastanza dinamiche  per esprimersi in una corsa anche ben spinta. Una daily trainer, come può esserlo la Saucony Ride 13.

La Saucony Peregrine 11, per quanto risulti pesante alla bilancia, non lo sembra affatto quando si calza, e ancor meno quando si corre.

L’intersuola permette di correre in maniera spinta e leggera, fornisce un adeguato livello di ammortizzazione al momento dell’impatto, anche se ha una superficie della pianta d’appoggio al tallone molto snella, rispetto a tante altre scarpe da trailrunning. Ok poggiare di tallone, ma meglio se in maniera leggera.

La geometria dell’intersuola permette di avere un buon appoggio col meso piede, favorendo una corsa agile, anche quando si va ad affrontare percorsi molti dissestati, discese con situazioni che non permettono una corsa fluida ma un continuo saltellare, destra/sinistra, alla ricerca del punto migliore dove poter passare in maniera più sicura.

L’intersuola ha anche ottima capacità torsionale trasversale, ed una ottima capacità di far sentire il piede a contatto col terreno. Questo permette sempre una ottima interpretazione della situazione d’appoggio, che contribuisce molto a infondere sicurezza psicologica nel modo di affrontare i sentieri.

 

Suola

La suola ha tasselli profondi 4mm, con differente verso di scorrimento, a favorire le varie fasi dell’appoggio a terra. E’ anche predisposta per poterci praticare fori per migliorare il deflusso dell’acqua, o per aggiungere chiodi per migliorare il grip su superfici innevata e ghiacciate.

Ama i fondi friabili, misti, anche bagnati, ma è bene sempre stare attenti su lastricati bagnati, dove è bene andare in scioltezza, se in discesa, belli dritti, senza provare cambi di direzione; mi ha sorpreso invece in fase di spinta, anche sul bagnato, non perde mai contatto.

Sul fango è andata bene finché non ho affrontato un single track in discesa, dove l’accumulo di fango nella zona del tallone – accumulato in precedenza – aveva privato l’appoggio di “mordente”.

Situazione abbastanza comune in inverno, dove occorre sempre usare d’astuzia, con questa o con altre scarpe.

Immagino che la Peregrine ST, versione con tassellatura specifica per fondi fangosi, riesca a fornire maggior controllo.

 

Trazione

La trazione della suola è efficace, sia in fase di appoggio che in fase di spinta.

A questo penso contribuisca anche la capacità di flettersi della pianta di appoggio, la sua capacità di conformarsi al profilo del terreno.

All’inizio pensavo che tutta questa flessibilità, questa sorta di morbidezza potesse incidere sulla capacità di spinta, specie in salita. Ma sia allungando su tratti ben corribili, che spingendo con l’avampiede nelle salite più o meno corribili, in quel momento della corsa entra in gioco la funzione della piastra anti-intrusione inserita tra suola e intersuola.

La piastra rock-plate ha si la funzione di proteggere il piede dalle asperità del terreno, ma ha anche la secondaria funzione di fornire una sorta di base di appoggio dell’avampiede sulla quale va a scaricarsi la forza della spinta, impedendo che questa si concentri in un solo punto, e venga anche “assorbita” e quindi dispersa dalla gomma. Un po’ lo stesso principio su ci si basano le scarpe running di ultima generazione, quelle dei record, che hanno tanta gomma per essere rimbalzanti, ma anche queste piastre che agiscono come elemento strutturale e come leva nella fase di spinta.

Nel caso delle Peregrine, come anche di altre scarpe da trail running, l’incremento della velocità non è  il fine di queste piastre, ma di certo forniscono una certa dose di appoggio che migliora l’efficienza in fase di spinta.

 

Il Formfit

La Saucony Peregrine 11 permette l’espressione di una corsa molto performante, ma asseconda bene anche un passo più rilassato, gaudente, pur non essendo una scarpa dotata di molta ammortizzazione.

Alla comodità del passo anche a basse andature contribuisce di certo la struttura Formit che fa interagire intersuola e tomaia a fornire una calzata confortevole, col piede che siede su una soletta rimovibile ben conformata al di sotto della quale è situata una soletta fissa spessa qualche millimetro fatta con un materiale che è molto elastico, che anche solo a premerlo con un dito si comprime ma ti trasmette anche una sensazione di piacevole ammortizzazione e di rilancio.

Questo Formfit è una caratteristica di tutte le calzature Saucony, e mi pare proprio sia una cosa che contribuisce positivamente al senso di piacevolezza che si ha durante il passo.

 

Tomaia e Calzata

Ed anche la tomaia veste in maniera piacevole, con delle ottime imbottiture nella zona del tallone, che veste in maniera “piena” e risulta ben contenitivo, con la sua struttura rigida.

La linguetta posteriore si allunga sul tendine ma è fatta con  imbottitura morbida, non procura alcun fastidio durante il movimento

La forma della tomaia fascia ottimamente il piede nella zona mediale, dove ad ogni lato è presente una fascia tirante collegata alla stringa del sistema di allacciatura: il piede viene così contenuto in maniera stabile da non fargli mai perdere il contatto con la scarpa, che non scivola mai sotto il piede in ogni tipo di appoggio.

Ben imbottita e morbida la linguetta para lacci, che protegge bene dalla pressione dei lacci piatti e rigidi che assicurano un ottimo tiraggio.

La zona avampiede è compatta ma non compressiva,  è risultata piacevole anche dopo diverse ore di corsa. Veste senza costringere le dita dei piedi.

In discesa poi non si soffre di fastidiosi scivolamenti del piede in avanti. Non è mai capitato di sentire lei dita schiacciate contro il rigido rivestimento del puntale, che un paio di volte mi ha salvato da riferire imprecazioni dopo aver colpito dei sassi…

 

Conclusioni

Come mi par di aver capito, le differenze tra la Peregrine 10 e la 11 si limitano al diverso tipo di tessuto utilizzato per la tomaia e ad un maggior rivestimento della zona intorno al tallone, cose che migliorano la calzata, facendo però aumentare il peso di qualche grammo.

Non penso che questa sia una scarpa pesante. Probabilmente le caratteristiche della gomma dell’intersuola compensano questo peso con un ottima capacità dinamica.

Le Saucony Peregrine 11 è comoda sul piede, comoda durante la corsa, agile e ben piantata a terra, ti fa sentire ma non ti fa soffrire il fondo, lasciando il piede ben riposato anche dopo diverse ore di corsa e cammino. Meglio di corsa però.

Una scarpa per corridori abbastanza in forma che vogliono godersi il piacere della corsa sui sentieri, a qualsiasi andatura.

Una scarpa che permette anche al principiante di sentirsi a suo agio sui sentieri.

Come la precedente versione, la Saucony Peregrine 11 è disponibile anche con tomaia in Gore-Tex Invisible Fit, ed in versione ST, con tasselli maggiorati e tomaia idrorepellente, in questa versione munita anche di sistema allacciatura Quick-lace e ghetta copri stringhe dove poter stipare il cursore di chiusura.

Caratteristiche:

Peso: 310gr / 270gr versione femminile
Differenziale tacco punta: 4 mm (27mm al tallone, 23 all’avampiede)
Intersuola: PWRRUN , miscela TPU e EVA
Suola: Saucony PWRTRAC tasselli di 5mm

 

 

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