La Salomon S/Lab Pulsar potrebbe essere definita come una scarpa Road-To-Trail. Ma sarebbe riduttivo. Track-To-Trail? Beh, io che sono scarso, ci ho corso il km a 3’20, quasi come con le Asics MetaRacer, più veloce e soprattutto meglio che con le Nike Zoom Fly 3.

Quelle menzionate sono scarpe dotate di placche al carbonio, che sicuramente aiutano meglio atleti più performanti di me. Ma hanno in comune con la Salomon S/Lab Pulsar una pianta di appoggio molto stretta al tallone, essendo scarpe progettate per un tipo di corsa che non coinvolge, o coinvolge solo per brevissimi leggeri momenti, l’appoggio del tallone.

Gia’ indossandola da fermo, si ha come la sensazione di “cadere” all’indietro, quanto è poco il supporto sotto il tallone. Ma di sicuro è un appoggio più stabile rispetto a quello della Nike, che è molto più alta e “gommosa”, senza essere poi tanto ammortizzante.

L’intersuola della Salomon S/Lab Pulsar è anche dotata di una inaspettata e discreta capacità ammortizzante che ti permette un appoggio di tallone sui sentieri. Purchè sia un appoggio veloce, naturalmente. Leggero.

Guardando il video Salomon sulla Pulsar, si capisce che il progetto parte dall’idea di una scarpa stradale performante sui sentieri. Kilian stesso dice che voleva una scarpa “lightweitth also so that the strike could be natural”
Non deve sorrpendere quindi se questa scarpa è così leggera ed ha un profilo che favorisce un appoggio di tipo naturale, di meso piede.

Caratteristiche:

Peso: 170gr
Differenziale: 6mm (24.5mm al tallone)
Tomaia: tessuto Matryx con allacciatura Quicklace
Sottopiede: EVA
Intersuola: gomma Energy Surge – mix Eva e Copolimero Olefinico a blocchi (OBC) con pellicola Profeel Film di protezione
Suola: Contragrip MA

 

Tomaia

La tomaia della Salomon S/Lab Pulsar è n evoluzione di quella della Sense 8, e sicuramente è la miglior tomaia del tipo a “calzino” che abbia mai provato: ce ne sono altre fatte in tessuto Knit, che sono molto comode da indossare, ma che non presentano il livello di ingegneria costruttiva che qui raggiunge il livello “fantascienza” nell’essere così semplice, così minimalista, eppure molto efficace.

La tomaia a calzino è leggera ma è comunque ben strutturata grazie all’uso della fibra Matryx, che rende il tessuto rigido, ed ha un collarino che non permette un ingresso facile. Una volta indossata, cosa non facile le prime volte, la Pulsar fascia il piede in maniera perfetta, come una seconda pelle. Non in maniera da trasmettere sensazione piacevole, più come avere un guscio intorno al piede.

Il contrafforte tallonare è dotato di una struttura interna in tessuto, e sempre un lembo di tessuto rinforza la base della zona mediale interna.

Questa scarpa è priva di soletta interna rimovibile, ma la seduta è ben conformata ed è presente anche qui, nella parte interna, un rivestimento di tessuto che va a rinforzare la tomaia nella zona interna mediale, sotto l’arcata del piede, per fornire un certo sostegno,

La zona avampiede è molto raccolta, mi ricorda molto quella della Salomon Sense Pro 4.

Il sistema di allacciatura QuickLace si integra perfettamente nel tessuto, che presenta delle imbottiture sul collo del piede per proteggerlo dalla pressione della stringa. Sulla “palpebra” c’è il vano dove riporre la stringa, non di facile accesso.

La Salomon S/Lab Pulsar veste il piede in maniera perfetta, leggera sul piede, ma fornendo giusta stabilità di rapporto piede-scarpa anche nelle situazioni più estreme. (Sempre facendo riferimento ad un corridore ben preparato… che non sono io, ma che mi “salvo” avendo una lunga esperienza di corsa con FiveFingers e sandali Tarahumara che mi ha reso il passo leggero)

Intersuola

L’intersuola della Salomon S/LAb Pulsar è fatta con la gomma Energy Surge, “miscela” di gomma EVA e Copolimero olefinico a blocchi. Non è quindi una gomma in TPU, come va di “moda” adesso. E non è dotata di piastra interna con funzione propulsiva.
E’ caratterizzata da una pianta d’appoggio molto snella, specie al tallone, con un rocker pronunciato. Ha un differenziale tacco-punta di 6mm, con uno stacco a terra al tallone di 23mm. Tra intersuola e suola è inserita la pellicola protettiva Profeel.

Quando la si indossa, e ci si alza in piedi, si ha la sensazione di essere sbilanciati all’indietro, se si carica il peso di tallone. Questo porta a bilanciare caricando sull’anteriore. E già qui si capisce come si dovrà correre: poggiando dal meso piede in su. Come natura comanda! Cosa per cui non servirebbe poi andare veloci, se si sa correre in maniera naturale, si può farlo anche a 6’/km… E con questa scarpa viene bene, considerando anche quanto è leggera… Ma la Salomon S/Lab Pulsar non è fatta per andare così piano! Da il meglio di se sotto 4’/km! Ci ho corso ripetute su asfalto a 3:35′, trovandolo molto piacevole – per i piedi, per il gesto.. per il resto non è che trovo piacere a correre sotto i 4’/km: muoio!!!
Un passo veloce che necessità una certa meccanica ed un certo tipo di appoggio del piede: puoi anche andare di tallone, ma deve essere un tocco come una carezza veloce e via, non certo un appoggio “concreto”.

Questa scarpa è fatta per assecondare un appoggio mediale, e proprio in questa maniera si avverte un “ammortizzazione” dell’atterraggio cui segue un “onda” in avanti che favorisce il passo. Che cos’è questa sensazione d'”onda”? Per onda intendo proprio l’attivazione di una forza che come un onda sembra sospingere il piede. Forse questi picchi d’onda sono gli “impulsi”, le “impennate di energia” emesse dall’intersola come risposta al contatto a terra?

Ma sui sentieri?

La scarpa si rivela piacevole in fase di appoggio. Non è certo una scarpa ammortizzante, ma anche qui si fa sentire una certa capacità di compressione se si appoggia di meso piede.
Se si appoggia di tallone si sente solo un paio di millimetri di compressione/assorbimento dell’appoggio, poi niente. La Salomon Sense Pro 4 in tal senso offre maggior comodità. Ma non la stessa capacità di supportare la fase di spinta.

La Pulsar offre una base di appoggio che accompagna bene la fase di spinta, sia dove si può correre con passo aperto, sia in salita che presenti un inclinazione che permette ancora di far lavorare la zona del meso piede.

Quando l’inclinazione aumenta e per “correre” si può andare solo con l’avampiede, la fase di spinta non ha la stesa efficienza, vuoi perchè non si attiva la capacità dinamica dell’intersuuola, vuoi anche per la poca superficie di appoggio. Qui si va solo di gamba.
E se non si ha gamba e piede per stare sulle punte, e si pensa quindi di salire poggiando tutta la scarpa a terra, si sente un po il piede andare in iper-pronazione, non avendo la scarpa un ampia superficie di appoggio, specie sotto l’arcata del piede.

In discesa occorre saper correre. Anche non dico bisogna aggredire, ma bisogna esser leggeri, e bisogna “puntare”, usare l’avampiede, che meso piede e tallone non offrono una base di appoggio protettiva e confortevole per il passo.

Conclusioni

C’è poco da dire: la Salomon S-Lab Pulsar è una scarpa per atleti performanti, gambe veloci e piedi forti.