PCA Affinity

Recensione di Andrea Fergola

 

Quando Gianluca mi ha passato la Saucony Endorphin Shift, mi ha detto “Non ti impressionare, c’è tanta gomma, ma non è una spugna”

Ed è proprio così: l’intersuola è molto spessa, ma non è che poi sia una scarpa morbida nel contatto a terra, come può essere una Brooks Glycerin o una Hoka Bondi.

E’ un intersuola molto particolare, caratterizzata da un ampia curvatura nella zona anteriore, parte della tecnologia Speedroll che Saucony ha applicato alla serie Endorphin, di cui la SHIFT è il modello massimalista privo di piastra in carbonio o TPU.

Saucony Endorphin Shift Speedroll

La tecnologia della curvatura – il rocker – non è nuova, è stata applicata anche da Hoka One One e Asics in alcuni loro modelli, di cui abbiamo pubblicato recensioni recentemente.

E’ una tecnologia pensata per favorire la transizione del passo e alleggerire il carico nella fase di spinta. Ogni interpretazione di questa tecnologia ha un suo peculiare comportamento. La Saucony Endorphin Shift incarna un CAMBIO di questa dinamica, come vedremo.

Caratteristiche:

Peso: 309gr / 248gr versione femminile
Differenziale: 4mm (38mm al tallone. 34 all’avampiede)
Tomaia in engineered sandwich-mesh con talloniera rigida e costruzione Formit, con sotto piede in PWRRUN+
Intersuola in gomma PWRRUN con tecnologia SPEEDROLL Geometry

Tomaia

La Saucony Endorphin Shift è una scarpa dal taglio performante, comoda da portare, molto leggera sul piede, fatta con un tessuto ingegnierizzato che fascia bene il piede senza comprimerlo, ma fornendo una buona sensazione di compattezza e contenimento.

Saucony Endorphin Shift

Ha un contrafforte tallonare molto strutturato, con una conchiglia esterna in plastica che si estende sull’intersuola, e svolge anche una funzione stabilizzatrice del piede, utile a chi soffre di leggera pronazione, e a chi ha un appoggio pesante.

Saucony Endorphin Shift

La seduta del piede è molto comoda, grazie a quella struttura Formfit con sotto soletta in materiale PWRRUN+ che permette un contatto morbido del piede con la ben strutturata intersuola.

 

Intersuola

La Saucony Endorphin Shift ha un intersuola in PWRRUN, gomma mediamente densa, affatto spugnosa. Sicuramente meno morbida e spugnosa delle Hoka e delle Asics che adottano tecnologia “rocker”, e molto differente nella dinamica del passo.

A partire dal momento dell’impatto, più “solido”.

Saucony Endorphin Shift

Nella zona del tallone, l’intersuola presenta uno “sperone” pronunciato che anticipa il contatto a terra, assorbe l’impatto accompagnando il contatto a terra spostando il vero il momento dello scarico a terra sulla parte mediale dell’intersuola, anche aiutato dal fatto che il differenziale tacco-punta è di solo 4 mm, cosa che facilita questo passaggio.

Spostando il momento d’impatto sotto l’arcata del piede, non si verifica il trauma della tallonata a terra: la caduta non viene attutita tramite la compressione della gomma, e non si verifica la conseguente fase di decompressione che può sovraccaricare la gamba e le ginocchia.

Nella Saucony Endorphin Shift questa fase del passo viene saltata: la caduta viene assorbita dalla zona mediale, mettendo in atto la capacità stessa del piede di ammortizzare l’impatto. Che poi reagisce elasticamente rilanciando il passo, facilitato poi nel momento della spinta dalla particolare curvatura dell’intersuola che rende lo svolgimento del passo più fluido.

Un gesto della corsa che avviene quindi senza sovraccaricare le ginocchia al momento della caduta, e senza bisogno di forzare quadricipiti e avampiede al momento della spinta.

Lo Speedroll, grazie alla densa gomma utilizzata,  ed unito ad una pianta di appoggio più larga, fa funzionare l’intera intersuola come fosse una piastra.

Di più: la presenza di un inserto di suola che si estende nell’intersuola, irrobustisce la parte interna di appoggio, fornisce anche un leggero supporto alla pronazione. A tal senso è da considerarsi funzionale l’appendice della conchiglia al tallone che rinforza la seduta, stabilizzando meglio il tallone alla scarpa. Senza risultare affatto invadente.

Una tecnologia che quindi permette un passo efficiente, sia dal punto di vista energetico (meno sforzo al momento della spinta) che meccanico (meno stress della struttura ossea).

Tecnologia che la rende ben adatta all’uso di atleti anche molto pesanti.

Gianluca mi ha detto di averci corso 20km a 5e45/km indossando uno zaino di 8kg, per un peso totale di 86kg. Lui è diventato un barefoot runner proprio perché soffriva ai menischi, cosa che ha “aggirato” imparando a correre in maniera naturale, sfruttando le capacità del piede di ammortizzare il contatto a terra. Bene, mi ha detto che dopo questi 20 km non sentiva sovraccarico alle ginocchia. Mi ha detto di aver sofferto un po’ al piede, all’inizio, i primi km, perché veniva da diversi giorni con cui aveva corso con le FiveFingers, le dita dei piedi tendevano a spingere troppo sulla gomma in cerca del fondo. Preso coscienza che il problema non era la scarpa ma la memoria corporea, ha “convinto” il piede ad assecondare la scarpa, ad adattarsi alla sua dinamica, ed ecco che quella sensazione è sparita e la corsa è diventata anche più snella.

Mi ha detto tutto questo perché anche io sono uno che sta tutto il giorno coi sandali Lizard, corro barefoot, ed effettivamente ho sofferto anche io di quel momento iniziale in cui le dita spingevano sulla gomma per cercare il contatto a terra!

E così, sapendolo, mi è stato più facile capire che non era la scarpa ma ero io il “problema”, mi sono adattato più velocemente, ed ho effettivamente avuto il piacere di correre in maniera leggera senza la sensazione che il piede sprofondasse nella gomma, senza disperdere tempo ed energie nella rullata.

Capisco perché a Gianluca piace tanto questa Endorphin Shift, col fatto che si sta preparando per una di quelle sue avventure da fastpacking da 400km a tappe in solitaria ed autosufficienza.. per la quale pensa di far risuolare le Shift con una suola da trail!

Dice che, col fatto che in tutto il tragitto farà solo 10000 mt D+ su un percorso non tecnico, può trarre vantaggio per le sue ginocchia. Vantaggio che nessuna scarpa da trail potrebbe dargli.

Conclusioni

La Saucony Endorphin Shift non è la scarpa a cui avrei mai pensato per correre, ma mi rendo conto che può veramente portare vantaggi in termini di efficienza e salute grazie alla possibilità che offre di eseguire un gesto della corsa corretto ed efficiente, che non sollecita le articolazioni e permette risparmio di fatica. Specie se si è persone pesanti e si va a ritmo lento, o anche camminata. Ma non è una scarpa solo per corridori lenti: secondo me la sua dimensione è correre al passo sotto la soglia, quello con cui si è capaci di parlare mentre si corre. Ma sono riuscito a spingera anche a 4e10 al km.

Una daily trainer che offre grande comodità di calzata, passo efficiente e stabile a bassa e bassissima valocità ma anche possibilità di accelerare per romprere un po il fiato.