Ciao Community di trailrunning.it … girovagando su Facebook, mi ha colpito questo pensiero di Annadora, che ringrazio e condivido con voi. Buona lettura.
Sono in viaggio nelle mie profondità e sto riportando alla luce tutta me e le mie ombre.
Mi sono domandata se ci fosse un significato ancora nascosto nel mio correre in montagna.
No…sono io. Sono me stessa. Mi risuona, entro in me stessa in ogni mia cellula, divento ogni mia cellula, ogni respiro, ogni muscolo. Divento equilibrio, disequilibrio informato. Divento gioia, sono gioia assoluta.
Non c’è più un passato, né le spalle curve per dei pesi simbolici, non c’è più un obiettivo futuro, un arrivo. C è il momento, quell’attimo in cui non c’è una mente ed un corpo ma sono uno.
Sono talmente uno che l’energia dei luoghi mi entra dentro come onde e la mia energia si fonde col terreno, l’aria, l’acqua, il vento.
Quando piove, la pioggia è il mio sudore ed il sudore è la pioggia.
Al freddo mi apro e cessa di essere freddo ma sono percezioni e poi informazioni e poi sensazioni e le chiamo a me ancora e ancora e perdono qualsiasi connotato di piacevolezza e spiacevolezza ma semplicemente sono essenti.
La stanchezza ed il dolore non vengono portati in essere ma già solo nel percepirli diventano informazioni, sono dialogo con me stessa, sono respiro e gratitudine di essere viva in tutta me e uno con tutto.
Non corro per arrivare o per essere riconosciuta o essere capace.
È danzare semplicemente col tutto. Disidentificarmi da un corpo segnato da una malattia ed essere audacemente nella mia pelle senza alcuna paura ma con meraviglia, viva, respirante.
E sono foglia, sono quella pietra, sono tutti i ruscelli, le fonti, sono il cielo, sono quell’uccello che vola, quella marmotta, quel lupo che nella notte è passato di lì.
E pure gioco col tempo perché il tempo lineare cessa di esistere.
È essere amore in questo unico flusso di energia, affidata alla vita.