Qual è la vera identità del trailrunner del 2022? A quali principi si ispira? Quali sono le sue aspirazioni ed i suoi obiettivi?

Ormai sono molti anni che corro su sentiero, sempre meno per vari motivi sia di salute che di tempo, quindi proverò a scrivere un paio di righe:

ho sufficienti anni per aver visto nascere questo movimento in Italia, ma soprattutto crescere, coinvolgendo migliaia di appassionati. Sono molte le associazioni nate grazie a questa disciplina, compresa la mia, forse fra le pochissime di quel periodo che ancora oggi resiste cercando di portare avanti i valori ed i principi iniziali dell’avvento del trail.

Il movimento trail nasce in Italia grazie a pochi pionieri che hanno avuto il coraggio di mettere un po’ di bandelle su sentiero senza porsi troppe domande, facendo correre per centinai di km, moltissime persone senza la minima preoccupazione e cognizione di ciò che si stava facendo.

Col passare del tempo molte cose sono cambiate e migliorate, conservando l’entusiasmo dei primi eventi. Nel frattempo sono arrivati regolamenti, campionati del mondo, circuiti internazionali, top runner, classifiche, i ranking, mega super ultra trail, sponsor, federazioni e molte altre realtà che sono andate a riempire un grandissimo contenitore vuoto ancora da colmare, se mai ci riusciremo.

Tutto ciò non mi spaventa, anche perché in altre nazioni il trail viene vissuto come agli esordi nonostante l’impatto mediatico, anzi secondo me è giusto che un po’ di attenzione di questo tipo, aggiungendo risorse ed appassionando un sempre maggior numero di persone.

Ultimamente, un po’ distrattamente, ho fatto semplicemente l’osservatore, dedicandomi prevalentemente ai giovani, tralasciando l’aspetto puramente competitivo, sacrificando molto tempo ai miei allenamenti alla mia partecipazione ai più importanti eventi, consapevole che tale “sacrificio” possa essere utile ad aprire una breccia fra i sostenitori del: “il trail è destinato solamente agli atleti adulti di fine carriera o ultra cinquantenni a caccia di riscatti personali”

Vorrei fare questa fotografia dello stato dell’arte del momento. I veterani ed anche i giovani sono atleti meno avventurieri, rispetto agli esordi del trail, affrontano le gare trail con maggior consapevolezza e di conseguenza si equipaggiano adeguatamente. Anche gli organizzatori si sono ben strutturati rendendo ogni evento sempre più sicuro, però unica perplessità riguarda la formazione, dove si punta prevalentemente alla metodica di allenamento piuttosto che alla sicurezza a tutto tondo, ma essendo un nostalgico sognatore credo che i veterani siano i custodi di quella sensibilità di questa disciplina e che possano trasmetterli a chi veramente vorrà farne tesoro.

In questo tempo periodo abbastanza lungo di isolamento dettato dalla situazione sanitaria nazionale che ha colpito molte realtà sportive, mi sono accorto che l’attenzione verso gli sport outdoor è cresciuta di molto, anche perché l’Italia gode di una posizione geografica invidiabile che permette di fare sport semplicemente aprendo la porta di casa, almeno nella maggior dei casi.

In generale sono ottimista nel credere che il trail possa rimanere “puro” nella sua essenza maggiormente arricchito anche dalle dinamiche commerciali, e ben vengano per dare vera spinta propulsiva al movimento, a patto che non si dimentichi i suoi principi etici, male che potrà andare ci rimarrà sempre la possibilità di correre in compagnia senza il pettorale!

Buon trail a tutti