Orobie Skyraid, doppia vittoria per Minoggio e Valmassoi

Orobie Skyraid

Cavalcata orobica

Banco di prova è stata la seconda edizione di Orobie Skyraid, corsa sabato 23 luglio sull’impegnativo tracciato che da Ardesio (Bg) porta a Valbondione.

Una cavalcata orobica della lunghezza di 58 chilometri e un dislivello positivo di 3800 metri.

Rifugio Alpe Corte, Laghi Gemelli, F.lli Calvi, Baroni al Brunone e Coca: un tracciato tecnico e spaccagambe sul quale si sono misurati circa 300 atleti provenienti da tutto il mondo, tra cui anche Estonia e Argentina.

Minoggio non delude

Minoggio, che i pronostici davano tra i favoriti, non ha deluso le aspettative e, anzi, ha alzato l’asticella.

Fresco della vittoria di qualche settimana fa sul Sentiero 4 Luglio, prova unica di Campionato Italiano Skymarathon (sempre sotto l’egida di FISky), l’atleta in forze al team bergamasco Pegarun non si è fatto problemi a mettersi in saccoccia anche il titolo di Campione Italiano Ultraskymarathon.

Un’annata strepitosa per Minoggio, che corre anche per Salomon e la Nazionale azzurra Skyrunning, e una bella soddisfazione per l’organizzatore della gara Mario Poletti.

Ad Arrigoni la seconda piazza

Nulla da fare per Luca Arrigoni, vincitore della scorsa edizione e compagno di squadra di Minoggio sia per la compagine Pegarun che in nazionale italiana, che non riuscendo a tenere il passo ha dovuto accontentarsi (si fa per dire!) della seconda piazza. Dopo essersi complimentato con il vincitore, il bergamasco si è dichiarato comunque soddisfatto della propria prestazione, essendo riuscito ad abbassare il suo precedente personal best su questo tracciato di qualche minuto.

Bronzo per Mattia Tanara

Medaglia di bronzo per Mattia Tanara, che con la sua performance è riuscito a portare i colori del team Scott (tra gli sponsor della manifestazione) sul terzo gradino del podio. I tre hanno chiuso la gara, rispettivamente, in 6 ore e 39 minuti, 7 ore e 8 minuti e 7 ore e 21 minuti.

Martina Valmassoi trionfa nella gara femminile

Orobie Skyraid

Al femminile ha trionfato la super favorita Martina Valmassoi, campionessa di scialpinismo affezionata alle Orobie, di cui adora il terreno molto tecnico.

Aveva già vinto il Gran Trail delle Orobie nel 2018 e si era ripromessa di tornare. Detto, fatto. E che ritorno! Martina, in ottima forma, si è piazzata in testa fin dal primo chilometro, mantenendo e incrementando la posizione man mano che si avvicinava al traguardo. Con il tempo di 8 ore e 22 minuti ha così stabilito il nuovo record da battere. Alle sue spalle, con il tempo di 8 ore e 55 minuti, la varesina Giulia Saggin (Sport Project) e, per la terza piazza con il tempo di 9 ore e 16 minuti, Natalia Mastrota. Da sottolineare che la Valmassoi, a riprova che la classe non è acqua, si è anche posizionata al decimo posto della classifica assoluta, dando il ben servito anche alla maggior parte dei concorrenti uomini in gara.

Non solo Orobie Skyraid 

Una settantina gli atleti che si sono messi alla prova sul tracciato della prima edizione di Orobie Skyrace 22k. Una nuova distanza, inserita per volere di Mario Poletti a un mese dal via, con il desiderio di rendere la competizione sulle Orobie accessibile a un numero maggiore di concorrenti.

Il tracciato, che ripercorre la seconda parte della gara regina, non si è rivelato comunque banale. Da Fiumenero fino al Rifugio Baroni al Brunone (solo qui, 1500 metri di dislivello positivo) dove il tracciato della Skyrace si ricongiunge con quello di Orobie Skyraid. Da qua le gare proseguono lungo l’estenuante e tecnico traverso di 10 chilometri circa che, sfruttando il “sentiero basso” un tempo caduto in disuso e oggi riqualificato da Poletti appositamente per la gara, conduce fino al rifugio Coca. Vittoria su questo secondo tracciato per Marco Zanga.

Dietro a lui, che ha chiuso in 3 ore e 21 minuti, Maurizio Merlini e Matteo Rodigari, rispettivamente con 3 25’ e 3 27’. Al femminile trionfo rosa fluo per Silvia Boroni (04 33’), secondo posto per l’evergreen Giuliana Arrigoni (05 07’) e terzo posto per Lorena Gambaro (05 32’).

Photo Credit Cristian Riva