La Saucony Endorphin Shift 3 rompe decisamente col precedente modello, pur conservando l’impostazione tecnologica che la costituiva, ma evolvendo un carattere decisamente diverso.

Ho sempre pensato che il fatto di essere chiamata “Endorphin” – legandola alle scarpe con piastra, quando questo modello non ce l’ha – sminuisse il carattere unico della Shift, e la sua particolare dinamica di corsa, molto differente dalla Pro e Speed. Una scarpa che effettivamente ti portava ad uno shift del passo, un cambiamento anche salutare, ma che poteva anche essere non capito, non assimilato immediatamente.

La Saucony Endorphin Shift 3 invece è una scarpa con cui è molto più facile, diretto, entrare in confidenza. E’ migliorato il suo grado di comfort durante il passo, già a partire dal primo contatto a terra.

Perché chiamarla ancora Endorphin?

Perché se prima era una scarpa trasversale alle categorie, capace anche di portare in velocità ben sotto i 4/km (persino me!), adesso – per quanto sia leggera – è diventata in tutto e per tutto una A3 protettiva,   prendendo un pò il posto della Saucony Triumph, scarpa che, per quanto cresciuta in dimensioni ed in capacità ammortizzante, è quasi diventata una A2, quanto è capace di promuovere il passo veloce, in maniera esplosiva.

Caratteristiche:

Peso: 266gr / 229 gr versione femminile
Differenziale: 4mm 39mm al tallone / 35mm all’avampiede
Intersuola in gomma PWRRUN con tecnologia SpeedRool
Tomaia Formfit in tessuto mesh con semicalzino interno che incorpora la linguetta paralacci, soletta interna rimovibile in PWRRUN+, conchiglia semirigida al tallone

Tomaia

La tomaia della Saucony Endorphin Shift 3 è composta da un tessuto mesh fine e molto traforato con una struttura interna a semi calzino in tessuto mesh che integra la linguetta para lacci che ha il bordo sagomato per la caviglia in maniera protettiva e non infastidire nei movimenti.

La tomaia sembra molto piccola in quanto la struttura Formfit dell’intersuola presenta un bordo molto rialzato rispetto alla seduta del piede, che va ad avvolgere il piede.

Così la tomaia veste in maniera leggera, non deve stringere sul piede per stabilizzarlo.

Ben strutturato il contrafforte tallonare, con discrete imbottiture e ottimi rivestimenti. La conchiglia stabilizzante esterna è posizionata più in basso, e coinvolge anche la struttura dell’intersuola.

Il sistema di allacciatura è tradizionale, con lacci piatti sulla versione normale, mentre la Vizi del test è munita di lacci a sezione tonda, che a guardarli si incrocia la vista, a causa dell’effetto strobo del loro disegno.


Questi lacci, a differenza di quelli normali, fanno sentire un po’ più la loro presenza nella zona degli occhielli, dove, curvando, creano un punto di pressione che non infastidisce, ma si sente; soprattutto si sente la differenza se si è provata anche la versione normale, come è successo a me. Altrimenti ci sarei passato sopra tranquillamente, ma è così e ci tengo a essere preciso.

Si può indossare la Shift 3 anche senza calze, fin dal primo momento, senza correre il rischio di abrasioni da contatto.

Intersuola

L’intersuola della Saucony Endorphin Shift 3 è composta con la gomma PWRRUN di ultima concezione, quindi più morbida rispetto a quella che c’era nella precedente versione.

E oltre alla gomma è anche cambiata la geometria dello SpeedRoll, più attenuta all’avampiede, e con un diverso “spoiler” al tallone, più lungo e meno sfuggente.

Anche la superficie della pianta di appoggio è leggermente differente, e presenta una lunga dritte e profonda scalanatura centrale invece di quella più sinuosa della versione precedente

Suola

Anche la suola della Saucony Endorphin Shift 3 è cambiata, in maniera marginale, rispetto al modello precedente, mantenendo più o meno lo stesso design.

E’ fatta con lo stesso materiale, rigido e resistenze, ma il cuscinetto della parte mediale interna non è fatto con quel materiale più duro che contraddistingueva la versione precedente.

Comportamento

Calzata

La calzata della Endorphin Shift 3 è differente dalla precedente versione, che col suo tessuto mono strato a tramatura più fitta e quella parte laterale in resistente tessuto rip stop andava a fasciare in maniera più concreta il piede.

Qui invece c’è molta più leggerezza senza per questo mancanza di stabilità: la calzata è sicura anche nella corsa in curva dove, essendo la Shift una scarpa molto alta, si potrebbe tendere a scivolare col piede rispetto alla seduta.

Questa calzata più comoda denota già parte del nuovo carattere di questa Shift 3.

Ammortizzazione

Stando in piedi e premendo a terra col tallone si percepisce la gomma andare in compressione, cosa che con la Shift 2 non succedeva.

La gomma è più morbida, ha un crash pad più corposo, cose che hanno reso la Endorphin Shift 3 molto più morbida nel primo contatto a terra, e molto più ammortizzante rispetto alla pressione del tallone in caduta.

Nella Shift 2 c’era lo spoiler a “parare” il primo contatto a terra, che si fletteva e rendeva morbido il primo momento di tocco nella fase dell’atterraggio. Ma non c’era una sentita fase di compressione del tallone nella gomma.

Nella Endorphin Shift 3 invece si percepisce la gomma comprimersi contro il fondo ed essere compressa dal tallone in caduta. E’ un momento dinamico più tradizionale, e che fornisce un ammortizzazione molto efficace, tipica di una scarpa A3.

Ed eccoci al punto: la Endorphin Shift 2 era una scarpa molto particolare, trasversale alle categorie tipiche delle scarpe stradali, protettiva e stabile a suo modo con tutta quella gomma che la faceva sembrare una maxi-ammortizzante e che invece poteva essere anche una scarpa veloce.

Il Passo

La Endorphin Shift 3 adesso si è ammorbidita, si è quasi “normalizzata”, diventando una scarpa con cui è più facile entrare in sintonia, che non ti forza a fare un cambio – shift – da un tipo di passo con appoggio-di-tallone ad un passo con appoggio-mediale.

Adesso, grazie ad un drop pur sempre basso, e alla tecnologia SpeedRoll applicata all’avampiede, ti permette di assimilare la tecnica di corsa con appoggio mediale in maniera meno forzata e facilitando poi la fase di spinta, senza sovraccaricare l’avampiede.

Adesso, nella fase di spinta, si percepisce meno lo “scalino” dello SpeedRoll, come avveniva nella Shift 2, che alcuni all’inizio avevano la sensazione di cadere in avanti, ma che poi in corsa diventava un “questa scarpa va da sola” [cit. corridore].

Il passo avviene sempre senza caricare il piede, che non deve spingere le dita a terra per balzare in avanti, che viene rilanciato dalla dinamica dello SpeedRoll senza far percepire più quella sensazione di caduta. Al momento dello stacco si sente il piede “scivolare” via leggero nell’aria.

E’ una corsa facile, con buona ammortizzazione, ma per niente fiacca, piacevole nel tocco a terra, anche a ritmi lenti, e per niente affaticante.

Conclusioni

La Endorphin Shift 3 è una scarpa a pieno titolo appartenente alla categoria A3, molto protettiva, ben capace di accompagnare la corsa anche di corridori pesanti in maniera dinamica, senza far sforzare il piede e tutta la struttura della gamba.

Adatta per corsette spensierate su brevi distanze o anche impegnate su lunghe ed ultra distanze.